Autore Topic: Avvocato accesso per concorso?  (Letto 4069 volte)

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ildementecolombo

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Avvocato accesso per concorso?
« il: 21 Giu 2003, 15:17 »
Ho appena finito di leggere su diritto e giustizia un articolo che spiega che per ridare prestigio alla professione di avvocato, bisogna riportare gli iscritti a 50.000 (dai 150.000) attuali ed indire ogni anno un vero e proprio concorso con posti limitati a singole zone (es. 10 posti a Roma, 20 a Milano) anche se non ho ben capito come si possa limitare l'ambito territoriale di operatività di ogni professionista.

Lo incollo di seguito. Voi che ne pensate? Io ho una mia idea........

Tipologia: Articoli - Data pubblicazione su Diritto e Giustizia: 21/6/2003
 Accesso alla professione: i grotteschi risvolti della riforma che non c'è
 

di
Nunzio Smacchia *
Tutta l’Italia sta ridendo alle nostre spalle; ci stiamo attirando l’ilarità della gente, che, a ragione, pensa: “non sanno più come diventare immediatamente avvocati con il minimo sforzo, subito dopo la laurea”.
L’argomento dell’esame da avvocato, infatti, sta diventando una soap opera: una discussione iniziata qualche tempo fa, di cui non è possibile sapere quando avrà termine.
Ogni giorno ce n’è una; ogni settimana si cambia drasticamente parere, senza sapere che la soluzione è molto semplice, a portata di mano, o meglio di governo.
Forse in qualcuno l’idea è balenata, ma non nella sua completezza, complessità e organicità.
Invece di fare tutto questo can can attorno all’esame, bisogna pensare seriamente a salvaguardare la categoria degli avvocati da un’inflazione inarrestabile (numero d’iscrizione agli Ordini sempre più crescente) e da una scarsa preparazione giuridica (qualificazione professionale), che vanno a discapito di una professione nobile da preservare, rivitalizzare e rilanciare.
Per far questo naturalmente si deve smettere di difendere gli interessi personali (agevolare il più possibile la trasmissione dello studio da padre in figlio, da parente a parente) o pensare di superare l’esame preparandosi il meno possibile, perché tanto quella d’esame è una Commissione “casalinga ”, piena di “amici degli amici”.
 E’ ora di finirla con questo corporativismo facile ed inqualificabile.
Bisogna puntare a ridefinire il ruolo dell’avvocato, ad ottimizzare la sua preparazione e la sua qualificazione professionale per riportarlo agli antichi valori e al suo naturale prestigio.
Mi chiedo e chiedo che cosa abbia di meno oggi l’avvocato rispetto al magistrato, al notaio o all’avvocato dello Stato?
In teoria non dovrebbe avere nulla di meno e come ruolo e come preparazione.
Ma, purtroppo, in realtà, non è così.
Diciamoci la verità fino in fondo.
Mai come oggi la nostra categoria è deprezzata, assolutamente in soprannumero e per nulla preparata. In poche parole: allo sbando, alla ricerca di un’antica ed autorevole identità.
Chi si laurea in Giurisprudenza  (in passato) o in Scienze Giuridiche (oggi e domani) non ha una preparazione adeguata, per affrontare la professione, che richiede, al contrario, una seria formazione.
Oggi, superato il concorso basta iscriversi all’Albo per poter esercitare la professione, senza la benché minima preparazione (pratica e teorica). Ci si sente in pectore già avvocato. Ma così non deve e non può assolutamente essere.  
Bisogna rivedere questa logica iniziale che porta moltissimi giovani laureati nell’area di parcheggio (iscrizione all’Albo dei praticanti) e pensare: “tanto prima o poi l’esame di avvocato lo supero”.
Bisogna finirla con questa facilità di accesso ed impegnarsi a qualificare la categoria. In vista di detto obiettivo, si dovrebbe puntare a riformare il sistema sia per ciò che attiene alla fase di preparazione-formazione sia per ciò che attiene alle modalità concorsuali per l’accesso alla professione, da sostenersi su base nazionale a Roma, sede centrale ed unica, e non dislocato nelle varie sedi di Corte di Appello o, peggio ancora, di distretto di Tribunale; detta prova dovrà essere preceduta da una preselezione costituita da quiz, in modo da “sfrondare” notevolmente il numero finale dei partecipanti ammessi a sostenere le prove scritte.
In ordine a quest’ultimo aspetto occorre innanzi tutto creare un concorso con gli stessi tempi e modalità di quello affrontato dai giudici, dai notai e dagli avvocati dello Stato, creando un sistema selettivo e stabilendo   a priori il numero di posti messi a concorso sull’intero territorio nazionale.
Come si fa? E’ presto detto.
Si vede annualmente quanti avvocati vengono cancellati dall’Albo (per morte, per pensionamento, per incompatibilità, per cancellazione volontaria e forzata, dovuta a sanzione disciplinare, o per altri motivi); i posti vacanti creatisi nelle varie sedi di distretto di Tribunale vengono messi annualmente a concorso.
Così facendo, ogni anno si bandirà a livello nazionale il concorso per il numero dei posti che si saranno creati per il venir meno degli iscritti distribuiti nelle varie sedi di Corte di Appello.
A Roma, ad esempio, se si liberano 50 posti per i motivi elencati in precedenza, questi verranno messi a concorso insieme ai 40 di Milano, ai 30 di Torino e così via, fino ad un totale unico nazionale, costituito dalla somma dei posti che si saranno creati, si saranno resi liberi nelle varie Corti di Appello d’Italia.  
I vincitori del concorso potranno andare in ordine di graduatoria ad occupare la loro sede di Corte di Appello di origine (di residenza), se lo vogliono, oppure potranno scegliere un’altra sede distrettuale.
In seguito, come avviene anche per i magistrati ed i notai, con gli stessi criteri potranno andare ad occupare i posti che via via si renderanno liberi nella propria sede di Corte di Appello.
Questo sistema, nel tempo, porterà gradatamente a far diminuire il numero totale degli iscritti in tutta Italia, che passerebbe dai 150.000 attuali a non meno di 50.000, che è il numero giusto, proporzionato alla densità della popolazione, cui si deve tendere.
E’ in pratica lo stesso sistema dei notai, che sono nominati in proporzione alla popolazione.
Se oggi i magistrati sono poco più di sette mila e i notai circa seimila, distribuiti sul territorio in rapporto alla popolazione (ogni 20-25 mila abitanti un notaio, ecc.), anche gli avvocati, nel tempo (nel giro di un decennio massimo), arriveranno ad essere circa 50 mila.
I vantaggi di questa riduzione saranno enormi e tutta la categoria degli avvocati verrà salvata dalla crescita smisurata e galoppante del numero degli iscritti; ci sarà una ragionevole proporzione di legali rispetto al numero di abitanti, il che comporterà un diverso rapporto cittadino-avvocato, meno inflazionato, ma soprattutto più qualificato ed anche il rapporto con il giudice sarà paritario, in quanto quest’ultimo sarà consapevole di avere un interlocutore molto preparato, vincitore anch’esso di un difficile concorso. Si arriverà ad avere un reciproco apprezzamento e un dialogo continuo e veramente costruttivo.
Insomma, si avrà un avvocato molto più capace (per qualità e risorse) e conseguentemente più adatto a svolgere nel mondo giuridico e nella società un ruolo pubblico difficile e delicato.
In questo modo finalmente l’avvocato dovrà sostenere un serio concorso pubblico come avviene per i notai, i magistrati, gli avvocati dello Stato e tanti altri operatori giuridici pubblici.
La preparazione dell’avvocato non può e non deve essere di “serie B”, rispetto ai sunnominati operatori.
In questo nuovo discorso di ripensamento totale dell’accesso come fin qui indicato un ruolo importante dovranno avere i Consigli dell’Ordine attraverso le Scuole Forensi, da istituirsi obbligatoriamente per dare una preparazione specifica, teorica e pratica sull’attività professionale, sulla deontologia, sulla responsabilità civile, penale e disciplinare dell’avvocato.
Nel biennio di attesa le Scuole devono servire a spiegare bene i compiti e il ruolo dell’avvocato, così come oggi fanno alcuni valenti giuristi in alcune città italiane per la preparazione altamente qualificata al concorso da notaio e da magistrato (si pensi ai vari Capozzi, Galli, Caringella, per citare solo alcuni, ecc.).
Ebbene, questo servizio dovrà essere reso dalle Scuole Forensi, che dovranno preparare gli iscritti ad affrontare prima i quiz di ammissione al concorso e dopo le tre prove scritte, vertenti in diritto amministrativo, civile e penale e consistenti nella descrizione teorico-pratica di un caso, come avviene per il concorso da notaio.
In questo modo, le tre figure operative più importanti del mondo giuridico (quella dei notai, magistrati ed avvocati) saranno poste sullo stesso piano e non si potrà più dire nulla sulla preparazione complessiva degli avvocati.
Fare l’avvocato per il futuro sarà una scelta consapevole ed importante, che qualificherà e motiverà in tutti i sensi il vincitore del concorso.
L’avvocatura in questi ultimi tempi (l’ultimo decreto n. 112/03 ne è un esempio) si sta affannando nel cercare di trovare un compromesso, ma la soluzione potrebbe essere proprio quella del concorso unico, che consentirebbe consapevolmente e finalisticamente al neo laureato di fare la scelta dell’avvocato e, quindi, di non parcheggiare più nel “limbo” di una professione dequalificata e svilita.
Fare l’avvocato dovrà essere una scelta definitiva e seria, richiederà applicazione e sacrificio, come se si dovesse decidere di fare il notaio o il magistrato.
Alla sua preparazione, come si è già detto, dovrà pensare la Scuola Forense, che, tra i tanti possibili compiti, avrà anche quello di avviare alla professione chi è veramente intenzionato a fare l’avvocato, che, alla fine di un qualificato ed intenso biennio (svolto con controlli più severi durante il quale non dovrebbe assolutamente né patrocinare né difendere) dovrà sostenere dei quiz di selezione-accesso alle tre prove scritte teorico-pratiche di diritto amministrativo, civile e penale sulla soluzione di un caso da risolvere da parte del candidato.
Le prove dovranno svolgersi a Roma, sede unica nazionale, con una commissione istituita su scala nazionale, costituita da magistrati, professori universitari ed avvocati (scelti possibilmente tra i  Presidenti dei vari Consigli degli Ordini).
Si porrebbe così fine al “balletto” delle Commissioni e alla “migrazione” dei candidati da un distretto all’altro (!?).
Il numero dei posti da mettere a concorso sarà determinato dal sistema riportato in narrativa.
Per fare tutto questo naturalmente basterà modificare prima il Rdl del  1933 e successivamente l’ultimo decreto n. 112/03.
In questo modo i vantaggi che si otterrebbero sarebbero di non poco conto:

1.      far rinascere una professione che sta rischiando di autodistruggersi per l’incontenibile aumento degli iscritti agli Ordini (sono sacrosanti i rilievi fatti dall’avv. De Falco nel suo articolo pubblicato sul n. 23 di Diritto e Giustizia, pag. 94), che porta ad una galoppante inflazione a tutto svantaggio della qualificazione e del prestigio della categoria; su queste basi la decisione di fare l’avvocato sarà ponderata e sentita e non lasciata più all’improvvisazione, alla “facilità” di accesso (tanto prima o dopo l’esame lo supero);

2.       riportare la preparazione dell’avvocato allo stesso livello di quella dei notai e dei magistrati, almeno dal punto di vista delle difficoltà e dell’impegno che occorre per affrontare tutto il concorso (preparazione personale o tramite le Scuole Forensi dopo i due anni dall’iscrizione all’Albo, con divieto di esercitare, fase preliminare dei quiz di accesso, n. 3 prove scritte da sostenersi in un’unica sede a Roma ed inserimento nella graduatoria nazionale);

3.       il concorso unico in sede nazionale costituirebbe ovviamente una garanzia sul piano della uniformità dei giudizi e dell’imparzialità, porrebbe fine all’assurda pantomima delle commissioni e sottocommissioni esaminatrici di cui si è sentito tanto parlare.
Il Concorso unico darebbe garanzie di assoluta correttezza e rigorosità, sottraendo l’intera categoria ad una valutazione critica e negativa dell’opinione pubblica, attirando su di sé la fiducia e la stima dei cittadini, che saprebbero di essere nelle mani di avvocati seri ed altamente preparati.
In una parola, si sentirebbero più sicuri.
Su questo sistema di reclutamento (unicità e centralità di concorso) l’avvocatura dovrà riflettere e ritrovare l’antico prestigio, assoluta autonomia e qualificata preparazione e professionalità.
Basta con i rimedi palliativi che non risolvono alla radice l’ondata di aumento degli iscritti e che evidenziano sempre più la dequalificazione della categoria dovuta propria all’inflazione numeraria; se non si correrà ai ripari, saremo sempre di più vittime del processo inflattivo. Sarà il cane che si morde la coda; non verremmo più fuori da una spirale sempre più soffocante.
Occorre introdurre il numero chiuso secondo il criterio fin qui riportato e puntare decisamente all’introduzione (istituzione) del concorso unico nazionale uguale a quello previsto per i notai ed i magistrati, fatto con le stesse modalità e con gli stessi tempi (naturalmente con assegnazione di un maggior numero di posti a concorso, rispettando una proporzione tra i 165 Consigli dell’Ordine e i rispettivi distretti).
E’ un’idea. Cerchiamo di perfezionarla in nome di una maggiore autorevolezza e dignità della figura dell’avvocato. E non veniamocene fuori con l’idea che è duro e rigido il sistema qui riportato e che, in fondo in fondo, si tratta di un esame di abilitazione.
Niente di più sbagliato. Con la nostra laurea si possono fare cento tipo di lavoro. E non credo proprio che superare l’esame come è strutturato oggi ci “abiliti” a fare automaticamente cento mestieri.
La nostra è una professione difficile e delicata, che richiede un’alta professionalità e preparazione, che sicuramente non si ottiene con l’esame che oggi viene sostenuto.
Siamo sinceri ed obiettivi con noi stessi e chiediamoci: se il sistema fin qui esposto fosse stato introdotto già trenta, venti anni fa o anche meno, avremmo fatto gli avvocati? Avremmo superato un concorso così difficile?
Forse chi scrive non l’avrebbe superato, nonostante anni dedicati all’Università (cattedra di diritto penale, specializzazione in criminologia clinica conseguita a Modena con il prof. De Fazio) e un insegnamento di criminologia minorile in un master per Scienze Giuridiche.
Rimbocchiamoci le maniche, e se vogliamo che l’avvocatura ritorni agli antichi splendori di efficienza e al rispetto della gente, dobbiamo essere severi prima con noi stessi e poi con gli altri; il profondo amore che ci lega a questa bellissima professione, ci impone di  “riqualificarci”. Come?
Avete letto il modo.

* Avvocato

MarioXY

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Avvocato accesso per concorso?
« Risposta #1 il: 21 Giu 2003, 17:32 »
beh dicci la tua idea, no?
in ogni caso questo tizio, nonostante abbia superato l'esame, nonostante dica di aver fatto tutte le cose che ha fatto, secondo me è un emerito imbecille.
il discorso è di una semplicità disarmante. al di là delle divisioni politiche, oggi, per l'avvocatura, ma non solo, anche per le altre professioni semi-regolamentate, la summa divisio è tra due posizioni:

1) i liberali che ritengono che gli ordini debbano ridursi al minimo indispensabile, che l'accesso debba essere libero, che non debbano cmq essere i tuoi futuri concorrenti a decidere se puoi lavorare o no, che debba essere il mercato a selezionare i migliori, che non si debba essere costretti a perdere tempo, durante il praticantato, ad imparare cose che servono per l'esame ma non per la professione (ad es. il futuro civilista non dovrebbe essere costretto a fare uno scritto di diritto penale per fare il civilista), che affinche il mercato selezioni i migliori debbano essere spazzati via alcuni privilegi (ad es., per gli avvocati, dovrebbe essere pienamente legittimo pattuire che l'avv viene pagato se vince la causa, o che viene pagato pochissimo se perde, o che viene pagato una percentuale di quanto fa ottenere al cliente);

2) i corporativisti che vorrebbero appunto il numero chiuso per tutto, una selezione basata non sui meriti, ma sugli esami, e chiunque capisce che i meriti non si vedono da un esame svolto in poche ore e con una tensione esagerata addosso, che vorrebbero test obbligatori ogni tot anni, per tenere una spada di damocle sui professionisti, che vorrebbero sospensioni e radiazioni dagli albi per ogni fesseria, che vorrebbero un controllo stringente dell'ordine su vari aspetti della vita professionale, che vorrebbero un rigoroso rispetto dei minimi tariffari, che vorrebbero che gli ordini giudicassero della qualita della prestazione degli iscritti, in caso di contestazione del cliente.

io da liberista sfegatato sostengo la prima opzione. e la sostengo non solo perche i principi del libero mercato fanno bene al settore cui vengono applicati, ma anche perche la "liberta economica", intesa come insieme di liberta di carattere economico, è un diritto fondamentale dell'individuo, e quindi, anche se il settore dei servizi legali dovesse risentire negativamente di un eccessivo liberismo, la liberta dovrebbe cmq essere garantita.

io mi sento vicino ai vecchi liberali einaudiani che ritenevano che anche le liberta economiche rientrassero tra i diritti inviolabili di cui all'art. 2 Cost. (oggi questa visione è purtroppo assolutamente minoritaria). figuriamoci quindi come ho potuto sopportare quell'articolo... mah!!

il tipo che ha scritto l'articolo fa il penalista e si occupa di criminalita minorile, ossia fa un lavoro di merda, diciamocela tutta. di libera concorrenza non capisce niente. ha paura della concorrenza, e quindi si lascia andare a considerazioni di stampo sovietico.

quando poi dice che oggi si diventa avvocati facilmente dopo la laurea, tocca proprio il fondo.

"se ci sono troppi avvocati, la qualita diminuisce". bella stronzata che si commenta da sola. non esiste un solo settore in cui la qualita del servizio aumenta se diminuiscono i concorrenti. fa il paragone con i magistrati (che non c'entrano niente) e con i notai, che hanno il numero chiuso per motivi totalmente diversi dalla qualita della prestazione. lo sanno tutti. solo il nostro amico non lo sa.

"il numero di avvocati va deciso in base al fabbisogno dei cittadini e delle imprese". manco lenin ha mai detto una simile bestialita. tanto vale che tiriamo fuori il CIP, la programmazione economica e gli altri strumenti tanto cari al nostro amico.

"troppi avvocati sviliscono la professione". la reputazione dell'avvocato Rossi dipende dalla qualita del lavoro dell'avvocato Rossi, non di quella della media degli avvocati, o dell'avvocato Verdi. i soggetti scorretti vengono puniti dal mercato, non da una Commissione dell'Ordine o della Corporazione.

a livello europeo stanno prevalendo le opzioni liberiste relativamente alle vecchie e nuove "professioni". a livello nazionale, purtroppo, la questione è un po piu lenta.
un giorno potremo ridere di questo imbecille, e delle sue idee, esattamente come oggi ridiamo di quelli che negli anni '80 esaltavano il servizio telefonico nazionale, la SIP, dicendo che trattandosi di un servizio essenziale, era ovvio che fosse gestito dallo Stato.

un'ultima cosa, forse un po arrogante, visto che lui è avvocato e io non sono manco laureato.
il fatto che lui sia avvocato e che venga chiamato ad insegnare nelle università, è una delle tante prove che il sistema attuale fa schifo.

Mario

arsenico

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« Risposta #2 il: 21 Giu 2003, 17:56 »
Nunzio Smacchia: un nome, una garanzia, l'avvocato sponsorizzato dall'Ace, colui il quale vuole smacchiare la professione di avvocato, l'uomo con la ricetta giusta in mano: le scuoke forensi, naturalmente, che fa la pubblicità a chi tiene corsi a pagamento che non servono a niente e si ingrassano sulla pelle di chi vuole fare certe professioni.
Nunzio Smacchia è nato a Matera (la stessa città di Buccico) il 24 luglio 1946, quindi si sarà laureato negli anni 70 quando c'erano gli esami collettivi e il 18 politico e si laureavano cani e porci e ha dato l'esame quando bastava scrivere 3 righe e passavi l'esame d'avvocato. Ha lo studio a Bari e la sua mail (c'ha anche la mail!!!) è nunziosmacchia@libero.it
Peraltro occorrerebbe scrivere anche alla Giuffrè (io mi rivolgerò anche all'agente di zona) protestando contro questo disgustoso e offensivo articolo.

LordDenning

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« Risposta #3 il: 21 Giu 2003, 18:03 »
Il prode Smacchia, classe 1946 e studio nel foro di Bari (motore di ricerca del CNF) lascia senza parole. Scrive un articolo semplicistico eppure invasato dallo Spirito Guida della Giurisprudenza. Ha ragione solo quando dice che non avrebbe passato l'esame: basta vedere la struttura del suo "articolo": priva di (rigida) consequenzialità logica e piena di ripetizioni. Non manca, tuttavia, di sventolare una fatomatica "cattedra di diritto penale, specializzazione in criminologia clinica conseguita a Modena" e un altrettanto fantomatico insegnamento in un "master per Scienze Giuridiche"... Ancora: chi lo ha detto che chi insegna - ad es. nell'ambito del fantomatico master, come il prode Smacchia - sia migliore e - in particolare - offra un buon servizio al cliente?
Il fatto che questo articolo sia stato pubblicato dimostra qualcosa in realtà notorio:  ormai l'onore delle stampe non si nega a nessuno.
Mi domando: e se fosse proprio la gente come il Prode Smacchia ad intaccare il prestigio della professione? Ma no, sbaglierò...

setter

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« Risposta #4 il: 21 Giu 2003, 18:18 »
incredibile come si possa pensare queste cose!!!! inaudito!!! inconcepibile! questo non fa altro che avvalorare la testi che gli ordini non servono proprio a niente se non a preservare babbioni di questo genere....
Si, è proprio il signore dell'articolo e i suoi compari che giorno dopo giorno con la mentalità piccola piccola che si ritrovano , che provocano danni incommensurabili al prestigio della professione, al mondo del mercato del lavoro, all'economia e alla società!
Come mai non riescono a rendersi conto di questo?
come mai non capiscono che fare l'avvocato è un mestiere come un altro e come tale è considerato in tutti i paesi europei! Ma perchè in Italia certi si ostinano a rimanere nel medio evo? Ok, reintroduciamo il corporativismo, la massoneria, i dazi, lo ius primae noctis...insomma tutto quello che li rende sicuri che la gentaglia come noi non invaderà il "loro libero mercato" ...e così li facciamo contenti! giusto , no? vogliamo andare indietro tutta? e andiamo!!!!!!!
Il mio pensiero dell'Italia è ;sedere in Africa e naso(nemmeno la testa intera) in Europa!
come diceva un nostro GRANDE politico, di quelli che l'Italia non ne produce più....a pensare male si fa  peccato, ma quasi sempre ci si azzecca!( Andreotti)
pazzesco....

ildementecolombo

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« Risposta #5 il: 21 Giu 2003, 19:39 »
X Mario: naturalmente la mia idea è di segno totalmente contrario a quella dell'Avv. Smacchia (X Arsenico: troppo bella la tua battuta sull'ACE ho riso a crepapelle per alcuni minuti).
Comunque cre3do che la storia sia sempre quella: o l'esame è seriamente funzionale ad una selezione sensata oppure meglio abolirlo piuttosto che affidarsi all'attuale roulette.

Julia

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« Risposta #6 il: 21 Giu 2003, 22:36 »
e noi continueremo a lottare..
Eroi senza sMACCHIA e senza Paura!

mod

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« Risposta #7 il: 22 Giu 2003, 16:45 »
Citazione da: "pescetrombetta"
Certo prof. Smacchia, ma se la professione e' dequalificata non lo sarà certo per via di chi ancora non vi ha avuto accesso.
Se gli automobilisti italiani sono troppi e non sanno guidare ce la prendiamo coi 17enni o iniziamo a scavare tra coloro che ancora circolano per le strade?
Magari abilitati con criteri e normative di altri tempi?
Se la professione e' dequalificata (ora) prendiamocela con chi la dequalifica (ora).
Esami per gli avvocati ogni 10 anni (si saranno aggiorrnati per fornire il servizio migliore o saranno rimasti a emettere fatture dalla torre d'avorio? Chi garantisce il cittadino?);
divieto di doppio impiego (vuoi fare il professore, il politico, scrivere libri, o vuoi fare l'avvocato? Deciditi, che sei grande!)
Cancellazione dall'albo superati i 60 anni (nonno, e' ora che ti riposi. Il tuo dovere l'hai fatto, fai spazio ai giovani, vala').
Buona domenica  :-)

PS: Evito di commentare l'accesso alla casta di notaio, notoriamente basata su criteri strettamente meritocratici  
 :D  

setter

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« Risposta #8 il: 22 Giu 2003, 23:57 »
Un altro sostenitore del prof Smacchia! Anche questo avvocato salernitano fa delle osservazioni molto profonde e assolutamente giuste!!! giudicate un po' voi!
Ciro FALANGA (FI) rileva innanzi tutto che i profili pubblicistici della professione forense giustificano una selezione più severa in sede di esame per l'abilitazione rispetto a quella prevista per altre professioni libere
mi chiedo....ma gli ingenieri, , gli architetti, i geomentri, i medici...come vengono definiti? lavoratori "privati"? ovvero, la loro professione non ha profili pubblicistici? aaaa nooooo?e da quando on, Falanga? far morire un paziente non ha rilevanza pubblicistica, aaa NOoo, certo! Sbagliare i calcoli di un ponte che doveva essere antisismico e che antisismico non è ....non ha rilevanza pubblicistica! NO, no...certo che no!!! ecc ecc ecc
Io spero vivamente che queste persone che ci rappresentano in parlamento, dopo le sedute,  rileggano le baggiante che sparano e si vergognino un po'!
Se devono trovare una ragione per segarci, dicano la verità, vogliamo chiudere l'accesso alla professione e decidre noi chi entra, punto e basta......faranno sicuramente una figura migliore di quella che fanno arrampicandosi sugli specchi! ...dal pdv pubblicistico, ovviamente!

mac

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« Risposta #9 il: 23 Giu 2003, 00:25 »
Mi dispiace ma l'avv. (S)macchia ha evidentemente ragione.
Troppi avv.! Allora aggiungerei all'illuminata proposta qualche correttivo:
1- Tutti gli avv. che discutono meno di 20 cause all'anno possono scegliere tra l'autoespulsione dall'Albo o la deportazione in una colonia penale alla Cajenna riaperta per l'occasione
2- Tutti gli avv. che non fanno parte del Parlamento e non riescono a immaginare una proposta demenziale di riforma devono astenersi dal lavoro per anni 2
3- Tutti gli avv. che non riescono a scrivere un articolo illuminato come quello dell'avv. Viavà, pardon Smacchia, devono astenersi dalla professione per anni 3
4- Tutti gli avv. che hanno una segretaria bonazza avranno diritto allo ius primae noctis in caso di matrimonio della pulzella (c'entra? No, ma non mi sembra meno assurdo)
5- Per ciò che concerne i candidati:
a) potranno candidarsi solo coloro che dopo la laurea abbiano frequentato una scuola di specializzazione almeno quinquennale ed aver lavorato gratis per un avv. per almeno anni 10
b) Il requisito sub a) non è necessario se si è figli/nipoti/amanti di già appartenenti alla casta de qua
c) Il candidato dovrà dimostrare di conoscere oltre ai codici, alle leggi speciali, alla giurisprudenza, anche almeno 8 lingue europee e 16 extraeuropee, di poter camminare agevolmente sui carboni ardenti, di poter digiunare per almeno mesi 6, di possedere le giuste raccomandazioni (livello base onorevole/monsignore);
d) Infine il candidato, in caso di vittoria, dovrà giurare sulla testa della madre, di non esercitare mai e poi mai (giurin, giuretto) la professione nel circondario del Tribunale di uno degli esaminatori.
e) Resta inteso, che in ogni caso, quale segno di riconoscenza e rispetto, il candidato si impegnerà a cedere almeno 10 cliente all'anno ai feudatar... ehm agli avv. anziani del proprio C.d.O. e si impegnerà a non vincere mai una causa contro i medesimi.

Julius

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« Risposta #10 il: 23 Giu 2003, 09:39 »
Volevo aggiungere: l'Avv. Smacchia è la vergogna di tutti gli avvocati d'Italia, un trionfo di frasi senza senso, ripetute all'inverosimile (doveva forse autoconvincersi di quanto scriveva???), con un italiano da ridere, ed una morale di fondo da bimbo d'asilo.
Tuttavia, egli ha il coraggio di scrivere (e qualcuno di pubblicare) quello che quasi tutti i baroni dell'avvocatura pensano: introduciamo un numero chiuso, e salviamoci il c..o.
Vorrei vederlo negli occhi, questo bel personaggio, e parlargli a quatt'occhi.
FENOMENO da baraccone!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Lui che parla di dequalificazione della professione, ed inflazione della stessa, è il primo che dovrebbe ritirarsi.
Mi fermo qui.
Ave!

lombroso

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« Risposta #11 il: 23 Giu 2003, 10:31 »
...sono senza parole....il dusgusto mi pervade.......

jester

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« Risposta #12 il: 23 Giu 2003, 11:13 »
il mio pensiero non può che associarsi a quello di lombroso... non ho parole...

annanever

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« Risposta #13 il: 23 Giu 2003, 11:31 »
mamma mia che retorica schifosa..
dignità eprestigio della  professione sono, da quando le ho lette sul codice deontologico, parole che mi danno un senso di nausea..
per non parlare poi della "casta degli avvocati"...
sono convinta che chi è veramente utile alla società (se vogliamo continuare a parlare in modo retorico) o comunque il vero professionista serio competente e preparato non ha bisogno di autocelebrarsi o di ritenersi meritevole di dignità e prestigio solo perchè può avvalersi del titolo di Avv....
ma evidentemente a molti basta questo come al collega Vattelapesca autore di quel magnifico articolo....
tra le tante cazzate che ha scritto mi piace particolarmete la "facilità di accesso alla professione"...ma dico, vista la situazione dell'esame di avvocato in Italia, uno che ha il coraggio di dire queste cose o c'è o ci fa....che rabbia che mi fanno questi avvocati che dall'alto del loro titolo si gongolano per dispensare consigli affichè la Casta possa venire ripulita di tutta quella spazzatura che ogni anno riesce con estrema facilità a superare il concorso

money

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Avvocato accesso per concorso?
« Risposta #14 il: 23 Giu 2003, 12:05 »
Il concorso è una splendida idea, ma forse un concetto un po' antiquato, e poi non ritengo che la categoria degli avvocati debba essere l'unica a non mantenere un controllo sui criteri d'accesso alla professione.
Pertanto io proprorrei di creare un enorme campo di concentramento in cui rinchiudere tutti i praticanti controllato da un congruo numero di telecamere tipo Grande Fratello per intenderci, in cui simulare un periodo di pratica che verrebbe monitorato costantemente. Dai vari studi legali gli avvocati potrebbero esprimere il loro voto ponderato su chi effettivamente sia degno di entrare a far parte della casta, il periodo di osservazione non dovrebbe essere inferiore ad un decennio. Gli eliminati saranno via via deportati per svolgere lavori socialmente utili del tipo pattugliamento delle coste ed avvistamento di navi cariche di clandestini, oppure vigilanza all'interno di canili sulle condizioni in cui vivono i suddetti, questo solo a titolo esemplificativo tanto per citare due categorie tra le tante sicuramente più garantite della nostra.

afgibi

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Avvocato accesso per concorso?
« Risposta #15 il: 23 Giu 2003, 12:25 »
Smakkia nera ha ragione! E' sin troppo buono. Ma vi rendete conto. Gente come noi, neanche 40nni che OSANO pensare di togliere a Lui (Essendo Avvocato gode della L maiuscola) qualche cleinte.
Quando invece potremo dedicarci a ben + nobili mestieri, quali il ricettatore, lo spacciatore, il trafficante, lo scafista (Bari...) per poter permettere a Lui ed alla sua famigliola di campare decorosamente. A proposito... magari si è anche sposato... ma ci pensate a quella povera contadina di Bitonto che accecata dal carisma (mi viene da ridere) se lo trova affianco per tutta la vita... pensate alla figlia... Santo Cielo... facciamo qualcosa per quelle disgraziate!
ragazzi, dico la verità... invece di perdere tempo stando dietro alle cazzate (quanno ce vò ce vò) di Prill tempestiamo di email e fax i vari (dis)onorevoli.
In quanto a Viakal mi viene solo un commento: "vieno avanti, cretino" (Luciano Moggi, (cit.) 22.06.2003)

arsenico

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Avvocato accesso per concorso?
« Risposta #16 il: 23 Giu 2003, 16:08 »
Ho scritto mail di protesta alla Giuffrè per la pubblicazione dello stupidario qualunquista e offensivo di Smacchia ma per ora non si sono degnati di rispondere.

tapeto

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Avvocato accesso per concorso?
« Risposta #17 il: 23 Giu 2003, 16:20 »
Veramente tutta l'Europa ride di noi, ma non per l'elevato numero di avvocati bensì per la ridicola preclusione che si insiste nel voler apportare ad una libera professione.
Detta preclusione giova peraltro agli avvocati di altre nazioni europee che, con buona pace del dire dell'Avv. Smacchia, hanno da tempo recepito come la selezione debba essere fatta dal mercato e non da un iniquo concorso

 

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