News Esame da Avvocato e Tirocinio Legale

Un generazione demagogica e provocatoria in attesa

La discussione sulla riforma forense è entrata nel vivo al Senato. A leggere gli stralci degli interventi in Aula non sembra che le dichiarazioni di alcuni esponenti legati all’Avvocatura siano confermate. Non sembra infatti che il progetto sia, come si è letto per molto tempo, condiviso da tutte le parti politiche, né, come già era evidente da tempo, che tutte le componenti dell’Avvocatura siano allineate. Gli interventi in aula dei Senatori Democratici sono stati tutti critici e chiedono il rinvio, il gruppo dei Radicali ha presentato già decine di emendamenti, l’UDC chiede a sua volta il rinvio della discussione per modificare molti aspetti della riforma. A latere, le dichiarazioni dei vari capogruppo ed esponenti dell’opposizione, fino alle recenti dichiarazioni del Segretario Nazionale dei Democratici, Pierluigi Bersani. Un coro unanime che ritiene la riforma troppo corporativa, reazionaria rispetto al processo delle liberalizzazioni e che denuncia a tutto campo il tentativo di rendere l’accesso alla professione forense ancor più restrittivo ed ereditario di quanto non lo sia già oggi. >>>

Posizioni condivisibili, tanto condivisibili da non sembrare nuove ad un orecchio attento. Per chi da tempo segue la questione, come politico, come addetto ai lavori o semplicemente come praticante o giovane professionista, queste critiche e queste istanze sono le stesse che da tempo tutti coloro che non hanno collegamento con i poteri corporativi, denunciano. Partendo dal Marzo scorso in cui gli studenti democratici e i praticanti della Sapienza e di tante altre parti di Italia, Catania e Lecce in testa, ebbero un duro confronto con le istituzioni dell’Avvocatura, passando per la manifestazione nazionale del Novembre scorso in cui i giovani avvocati e le giovanili di partito scesero in piazza contro la riforma, fino alla manifestazione di pochi giorni fa dei radicali e studenti Coscioni in prossimità del ministero, le voci per la libertà di accesso, la concorrenza e la mobilità sociale nelle professioni, si sono moltiplicate. Tanto da influire anche sulle recenti elezioni regionali, con proposte di legge a favore dei praticanti e dei giovani professionisti che hanno attraversato territori e posizionamenti eterogenei (vedi il pdl in Piemonte e il Pd nel Lazio).

Come rispondono i maggiorenti dell’Avvocatura a queste critiche? Beh, non certo aprendo al dialogo. Per loro, la questione dei giovani è ideologica e pretestuosa. I sinistroidi (comunisti) bloccano la riforma epocale preparata nelle segrete stanze, e per loro questo è un peccato originario. Non è concepibile comprendere negli interessi in gioco quelli del paese e del futuro. D’altronde, sarcasticamente, è vero, non esiste un problema generazionale in Italia, i giovani che fuggono all’estero sono un’invenzione dei detrattori, il corporativismo appartiene al passato e quella che oggi c’è, è una visione virtuosa che vuole il sacrificio in nome della serietà professionale, della rappresentanza di ambito, della selezione sul merito (familiare o al massimo economico) delle nuove risorse a disposizione. Allora viene da pensare che l’attuale nuova generazione di professionisti, una buona parte di quelle partite IVA di cui molti favellano, sia un covo di opportunisti legati ad un sistema che li lascia liberi di accedere e distruggere, moltiplicare e frammentare, il sacro patrimonio della dignità professionale e della conoscenza del diritto che, si sa, appartiene a pochi, e a pochi deve rimanere.
Come scrissi in un articolo precedente a questo, forse sarebbe il caso di fermarsi e pensare. Non esistono processi irreversibili, non esistono riforme che non possono essere ripensate, esistono donne e uomini che hanno deciso di vivere e lavorare nel loro paese, e chiedono ascolto nel loro quotidiano sforzo di esistere e contribuire alla ricchezza e alla dinamica del sistema paese in cui vivono. La riforma non è mai stata discussa con gli studenti, con i praticanti, con i giovani Avvocati non iscritti ad un’associazione volta a raccogliere voti durante le elezioni dell’ordine. Non è mai stata resa pubblica nel suo incedere verso ciò che è “giusto e incontrovertibile”. Processo anomalo per chi, di professione, combatte tutti i giorni sulla soglia che divide la verità dall’opinione. La necessità di riformare non è in discussione. Ma nessuno dice che sia questa la riforma da fare, che siano questi i rappresentanti dei milioni di lavoratori che ogni giorno vengono citati senza essere consultati. L’istanza che serpeggia (anche questa provocatoria) è diritti minimi per ciascuno che ogni mattina si alza per andare a lavorare, qualsiasi sia il suo contributo che da alla società. Riconoscimento allo sforzo che migliaia di studenti (e famiglie) italiane fanno per garantire al paese futuro competenza e concorrenzialità. Merito, giustizia sociale e prospettiva. Contributi minimi di un confronto ancora tutto da fare. Noi siamo qui, e no, non resteremo in silenzio.

Aspettiamo la nostra convocazione, i nostri stati generali, senza i quali ogni riforma, ogni proposta o discussione, equivarrà a violenza.

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