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Praticanti avvocati: nuove regole per il tirocinio forense (dal 3 giugno 2016)

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nuovo-tirocinio-forense-2016I Consigli dell’Ordine hanno comunicato ai nuovi iscritti alla pratica legale le nuove norme di svolgimento della stessa:

Il 19 maggio scorso è stato pubblicato sulla G.U. il Decreto 17 marzo 2016 n. 70, “Regolamento recante la disciplina per lo svolgimento del tirocinio per l’accesso alla professione forense ai sensi dell’articolo 41, comma 13, della Legge 31 dicembre 2012 n. 47.

Le nuove regole si applicheranno ai tirocini forensi iniziati a partire dal 3 giugno 2016 (data di entrata in vigore). Ai tirocini in corso a tale data continua ad applicarsi la normativa previgente, ferma restando la riduzione della durata a 18 mesi e la facoltà del praticante di avvalersi della modalità alternative del tirocinio.

Di seguito si riportano le principali novità.

  • Svolgimento del tirocinio. Il praticante avvocato dovrà svolgere il tirocinio con assiduità, diligenza, riservatezza, frequentando quindi in modo continuativo lo studio del professionista per almeno 20 ore settimanali. Dovrà inoltre seguire i corsi di formazione obbligatoria per tutti i 18 mesi di pratica.

In proposito, è allo studio del Ministero della Giustizia il decreto che regolamenta la formazione dei praticanti. Contestualmente al tirocinio professionale, inoltre, i praticanti possono svolgere il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari, nonché frequentare scuole di specializzazione per le professioni legali.

Infine, il praticante deve assistere ad almeno 20 udienze per semestre, con esclusione di quelle di mero rinvio, e deve avere effettivamente collaborato allo studio delle controversie e alla redazione di atti e pareri. In questo senso, spetta al Consiglio dell’ordine l’attività di vigilanza anche mediante la verifica del libretto del tirocinio, colloqui periodici, assunzione di informazioni dai soggetti presso i quali si sta svolgendo il tirocinio.

  • Tirocinio e altri rapporti di lavoro. L’art. 2 del regolamento disciplina il tirocinio contestuale a rapporto di lavoro. Qualora la pratica sia affiancata da attività di lavoro subordinato pubblico o privato, il tirocinante deve informarne il Consiglio dell’Ordine, indicando anche gli orari e le modalità di svolgimento del lavoro.
  • Semestre all’università. Il praticante ha la facoltà di anticipare un semestre di tirocinio durante gli studi universitari. Spetta al CNF, in particolare, stipulare una convenzione quadro con la Conferenza dei presidi delle facoltà di giurisprudenza entro 12 mesi dall’entrata in vigore del regolamento. La convenzione deve prevedere le modalità di svolgimento del tirocinio in modo tale che siano idonee a garantire sia la frequenza dei corsi, sia la proficua conclusione degli studi universitari, nonché l’effettiva frequenza dello studio professionale per almeno 12 ore alla settimana. Durante questi sei mesi il praticante non è esentato dall’obbligo formativo.

Segue testo completo Decreto 17 marzo 2016 n. 70:

 Esame di avvocato
IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA 
Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
Visti gli articoli 1, comma 3, e  41,  comma  13,  della  legge  31
dicembre 2012, n. 247; 
Visti gli articoli 15, 40, 44, 45 della legge 31 dicembre 2012,  n.
247; 
Visto l'articolo 73  del  decreto-legge  21  giugno  2013,  n.  69,
convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98; 
Sentito il Consiglio nazionale  forense  che  si  e'  espresso  con
parere reso nella seduta amministrativa del 22 maggio 2015; 
Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti  normativi  nell'adunanza  del  10  settembre
2015; 
Vista la trasmissione dello schema di regolamento  alle  competenti
commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
Vista la nota del 30 dicembre  2015  con  la  quale  lo  schema  di
regolamento e' stato  comunicato  al  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri; 
A d o t t a 
il seguente regolamento: 
Art. 1 
Oggetto del regolamento 
1. Il presente regolamento disciplina, in attuazione  dell'articolo
41, comma 13, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, le  modalita'  di
svolgimento del tirocinio per l'accesso alla professione forense,  le
procedure di controllo da parte dei consigli dell'ordine, le  ipotesi
di interruzione del tirocinio, nonche' i requisiti di  validita'  del
periodo di tirocinio eventualmente svolto in altro Stato  dell'Unione
europea. 
2. Il presente  regolamento  si  applica  ai  tirocini  iniziati  a
partire dalla sua entrata in vigore. Ai tirocini in corso a tale data
continua ad applicarsi la normativa  previgente,  ferma  restando  la
riduzione della durata a diciotto mesi e la facolta'  del  praticante
di  avvalersi  delle  modalita'  alternative   di   svolgimento   del
tirocinio. 
          Avvertenza: 
Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni
sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
Note alle premesse: 
- Si riporta il testo  dell'art.  17,  comma  3,  della
legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita'  di
Governo e ordinamento della Presidenza  del  Consiglio  dei
ministri): 
«Art. 17 (Regolamenti). - 1.-2. (Omissis). 
3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro  o  di
autorita'  sottordinate  al  Ministro,  quando   la   legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza  di  piu'  ministri,  possono  essere
adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione. 
(Omissis).». 
- Si riporta il testo degli articoli 1,  comma  3,  15,
40, 41, 44 e 45 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova
disciplina dell'ordinamento della professione forense): 
«Art.  1  (Disciplina  dell'ordinamento   forense).   -
(Omissis). 
3. All'attuazione  della  presente  legge  si  provvede
mediante regolamenti  adottati  con  decreto  del  Ministro
della giustizia, ai sensi  dell'art.  17,  comma  3,  della
legge 23 agosto 1988, n. 400, entro  due  anni  dalla  data
della sua entrata in vigore, previo  parere  del  Consiglio
nazionale forense (CNF) e, per le sole materie di interesse
di questa, della Cassa nazionale di previdenza e assistenza
forense. Il CNF esprime i  suddetti  pareri  entro  novanta
giorni dalla  richiesta,  sentiti  i  consigli  dell'ordine
territoriali e le associazioni forensi che siano costituite
da almeno cinque anni e che siano  state  individuate  come
maggiormente  rappresentative  dal  CNF.  Gli  schemi   dei
regolamenti sono trasmessi alle Camere, ciascuno  corredato
di  relazione  tecnica,  che  evidenzi  gli  effetti  delle
disposizioni recate, e dei pareri di cui al primo  periodo,
ove  gli  stessi  risultino  essere  stati  tempestivamente
comunicati, perche' su di essi sia espresso, nel termine di
sessanta  giorni   dalla   richiesta,   il   parere   delle
commissioni parlamentari competenti. 
(Omissis).». 
«Art. 15  (Albi,  elenchi  e  registri).  -  1.  Presso
ciascun  consiglio  dell'ordine  sono  istituiti  e  tenuti
aggiornati: 
a)  l'albo  ordinario  degli  esercenti   la   libera
professione. Per coloro che esercitano  la  professione  in
forma  collettiva  sono  indicate  le  associazioni  o   le
societa' di appartenenza; 
b) gli elenchi speciali degli avvocati dipendenti  da
enti pubblici; 
c) gli elenchi degli avvocati specialisti; 
d)  l'elenco  speciale  dei  docenti  e  ricercatori,
universitari  e  di  istituzioni  ed  enti  di  ricerca   e
sperimentazione pubblici, a tempo pieno; 
e) l'elenco  degli  avvocati  sospesi  dall'esercizio
professionale  per  qualsiasi  causa,   che   deve   essere
indicata, ed inoltre degli avvocati cancellati per mancanza
dell'esercizio   effettivo,   continuativo,   abituale    e
prevalente della professione; 
f)  l'elenco  degli   avvocati   che   hanno   subito
provvedimento   disciplinare    non    piu'    impugnabile,
comportante la radiazione; 
g) il registro dei praticanti; 
h) l'elenco dei praticanti  abilitati  al  patrocinio
sostitutivo, allegato al registro di cui alla lettera g); 
i)  la  sezione  speciale  dell'albo  degli  avvocati
stabiliti, di cui all'art.  6  del  decreto  legislativo  2
febbraio 2001,  n.  96,  che  abbiano  la  residenza  o  il
domicilio professionale nel circondario; 
l)  l'elenco  delle  associazioni  e  delle  societa'
comprendenti avvocati tra  i  soci,  con  l'indicazione  di
tutti i partecipanti, anche se non avvocati; 
m)   l'elenco   degli   avvocati   domiciliati    nel
circondario ai sensi del comma 3 dell'art. 7; 
n) ogni altro albo, registro o elenco previsto  dalla
legge o da regolamento. 
2. La tenuta e l'aggiornamento dell'albo, degli elenchi
e  dei  registri,  le  modalita'   di   iscrizione   e   di
trasferimento,  i  casi  di  cancellazione  e  le  relative
impugnazioni dei  provvedimenti  adottati  in  materia  dai
consigli dell'ordine sono disciplinati con  un  regolamento
emanato dal Ministro della giustizia, sentito il CNF. 
3.  L'albo,  gli  elenchi  ed   i   registri   sono   a
disposizione  del  pubblico  e  sono  pubblicati  nel  sito
internet dell'ordine.  Almeno  ogni  due  anni,  essi  sono
pubblicati a stampa ed una copia  e'  inviata  al  Ministro
della  giustizia,  ai  presidenti  di  tutte  le  corti  di
appello, ai presidenti  dei  tribunali  del  distretto,  ai
procuratori  della  Repubblica  presso  i  tribunali  e  ai
procuratori generali della Repubblica presso  le  corti  di
appello, al CNF, agli altri consigli degli  ordini  forensi
del  distretto,  alla  Cassa  nazionale  di  previdenza   e
assistenza forense. 
4. Entro il mese di marzo di  ogni  anno  il  consiglio
dell'ordine trasmette per via telematica al CNF gli albi  e
gli elenchi di cui e' custode, aggiornati  al  31  dicembre
dell'anno precedente. 
5. Entro il mese di giugno di ogni anno il CNF  redige,
sulla base dei  dati  ricevuti  dai  consigli  dell'ordine,
l'elenco  nazionale  degli  avvocati,  aggiornato   al   31
dicembre dell'anno precedente. 
6. Le modalita' di  trasmissione  degli  albi  e  degli
elenchi, nonche' le modalita' di redazione e  pubblicazione
dell'elenco nazionale degli avvocati sono  determinate  dal
CNF.». 
«Art. 40 (Accordi tra universita' e ordini forensi).  -
1. I consigli dell'ordine degli avvocati possono  stipulare
convenzioni, senza nuovi o maggiori oneri  per  la  finanza
pubblica, con le universita' per la disciplina dei rapporti
reciproci. 
2. Il CNF e la Conferenza dei presidi delle facolta' di
giurisprudenza promuovono, anche mediante  la  stipulazione
di apposita convenzione, senza nuovi o maggiori  oneri  per
la  finanza  pubblica,  la  piena  collaborazione  tra   le
facolta' di giurisprudenza e gli  ordini  forensi,  per  il
perseguimento dei fini di cui al presente capo.». 
«Art. 41 (Contenuti  e  modalita'  di  svolgimento  del
tirocinio).  -  1.  Il  tirocinio  professionale   consiste
nell'addestramento, a  contenuto  teorico  e  pratico,  del
praticante avvocato  finalizzato  a  fargli  conseguire  le
capacita' necessarie per l'esercizio della  professione  di
avvocato e per la gestione di uno studio legale  nonche'  a
fargli apprendere e rispettare i principi etici e le regole
deontologiche. 
2.  Presso  il  consiglio  dell'ordine  e'  tenuto   il
registro dei praticanti avvocati, l'iscrizione al quale  e'
condizione per lo svolgimento del tirocinio professionale. 
3.  Per  l'iscrizione  nel  registro   dei   praticanti
avvocati e la cancellazione dallo stesso si  applicano,  in
quanto compatibili, le disposizioni previste dall'art. 17. 
4. Il tirocinio puo' essere svolto  contestualmente  ad
attivita' di lavoro subordinato pubblico e privato, purche'
con modalita' e orari idonei a  consentirne  l'effettivo  e
puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni  di
conflitto di interesse. 
5. Il tirocinio e' svolto  in  forma  continuativa  per
diciotto mesi. La sua  interruzione  per  oltre  sei  mesi,
senza  alcun  giustificato  motivo,  anche   di   carattere
personale,  comporta  la  cancellazione  dal  registro  dei
praticanti,  salva  la  facolta'  di  chiedere   nuovamente
l'iscrizione  nel  registro,  che  puo'  essere  deliberata
previa nuova verifica da parte  del  consiglio  dell'ordine
della sussistenza dei requisiti  stabiliti  dalla  presente
legge. 
6. Il tirocinio puo' essere svolto: 
a) presso un avvocato,  con  anzianita'  di  iscrizione
all'albo non inferiore a cinque anni; 
b) presso l'Avvocatura dello Stato o  presso  l'ufficio
legale di un ente pubblico o presso un ufficio  giudiziario
per non piu' di dodici mesi; 
c) per non piu' di sei mesi, in altro Paese dell'Unione
europea   presso   professionisti   legali,   con    titolo
equivalente a quello di avvocato,  abilitati  all'esercizio
della professione; 
d) per non piu' di sei mesi,  in  concomitanza  con  il
corso di studio per il conseguimento  della  laurea,  dagli
studenti regolarmente iscritti all'ultimo anno del corso di
studio per  il  conseguimento  del  diploma  di  laurea  in
giurisprudenza nel caso previsto dall'art. 40. 
7. In ogni caso il tirocinio  deve  essere  svolto  per
almeno sei mesi presso un avvocato  iscritto  all'ordine  o
presso l'Avvocatura dello Stato. 
8. Il tirocinio puo' essere  svolto  anche  presso  due
avvocati   contemporaneamente,   previa    richiesta    del
praticante e previa autorizzazione del competente consiglio
dell'ordine, nel caso si possa presumere  che  la  mole  di
lavoro di uno  di  essi  non  sia  tale  da  permettere  al
praticante una sufficiente offerta formativa. 
9. Fermo restando  quanto  previsto  dal  comma  6,  il
diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per
le professioni legali,  di  cui  all'art.  16  del  decreto
legislativo  17  novembre  1997,  n.  398,   e   successive
modificazioni, e'  valutato  ai  fini  del  compimento  del
tirocinio per l'accesso alla professione di avvocato per il
periodo di un anno. 
10. L'avvocato e' tenuto ad assicurare che il tirocinio
si svolga in modo proficuo e dignitoso per la finalita'  di
cui al comma 1 e non puo' assumere la funzione per piu'  di
tre praticanti contemporaneamente,  salva  l'autorizzazione
rilasciata  dal  competente  consiglio  dell'ordine  previa
valutazione dell'attivita' professionale del richiedente  e
dell'organizzazione del suo studio. 
11. Il tirocinio professionale non determina di diritto
l'instaurazione di rapporto  di  lavoro  subordinato  anche
occasionale. Negli  studi  legali  privati,  al  praticante
avvocato e' sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute
per conto dello studio presso il quale svolge il tirocinio.
Ad eccezione che negli enti pubblici e presso  l'Avvocatura
dello Stato, decorso  il  primo  semestre,  possono  essere
riconosciuti con apposito contratto al praticante  avvocato
un'indennita' o un  compenso  per  l'attivita'  svolta  per
conto  dello  studio,  commisurati  all'effettivo   apporto
professionale  dato  nell'esercizio  delle  prestazioni   e
tenuto altresi' conto dell'utilizzo  dei  servizi  e  delle
strutture dello studio da parte  del  praticante  avvocato.
Gli enti pubblici e l'Avvocatura dello Stato riconoscono al
praticante avvocato un rimborso per l'attivita' svolta, ove
previsto dai rispettivi ordinamenti e comunque  nei  limiti
delle risorse disponibili a legislazione vigente. 
12.  Nel  periodo  di  svolgimento  del  tirocinio   il
praticante avvocato, decorsi sei mesi  dall'iscrizione  nel
registro dei praticanti, purche' in possesso del diploma di
laurea  in  giurisprudenza,   puo'   esercitare   attivita'
professionale in sostituzione dell'avvocato presso il quale
svolge la pratica  e  comunque  sotto  il  controllo  e  la
responsabilita' dello stesso anche se si tratta  di  affari
non trattati direttamente dal medesimo, in ambito civile di
fronte al tribunale e al  giudice  di  pace,  e  in  ambito
penale nei procedimenti di competenza del giudice di  pace,
in quelli per reati contravvenzionali e in quelli  che,  in
base alle norme vigenti anteriormente alla data di  entrata
in vigore del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n.  51,
rientravano nella competenza  del  pretore.  L'abilitazione
decorre  dalla   delibera   di   iscrizione   nell'apposito
registro. Essa puo' durare al massimo cinque anni, salvo il
caso  di  sospensione  dall'esercizio   professionale   non
determinata da giudizio disciplinare, alla  condizione  che
permangano tutti i requisiti per l'iscrizione nel registro. 
13. Il Ministro della  giustizia  con  proprio  decreto
adotta, sentito il CNF, il regolamento che disciplina: 
a) le modalita'  di  svolgimento  del  tirocinio  e  le
relative procedure di controllo  da  parte  del  competente
consiglio dell'ordine; 
b)  le  ipotesi  che  giustificano  l'interruzione  del
tirocinio, tenuto conto di situazioni riferibili  all'eta',
alla salute, alla maternita' e  paternita'  del  praticante
avvocato, e le relative procedure di accertamento; 
c) i  requisiti  di  validita'  dello  svolgimento  del
tirocinio, in altro Paese dell'Unione europea. 
14.  Il  praticante  puo',  per  giustificato   motivo,
trasferire la propria iscrizione presso l'ordine del  luogo
ove  intenda  proseguire   il   tirocinio.   Il   consiglio
dell'ordine autorizza il trasferimento, valutati  i  motivi
che  lo  giustificano,  e   rilascia   al   praticante   un
certificato attestante il periodo di tirocinio che  risulta
regolarmente compiuto.». 
«Art.  44  (Frequenza  di  uffici  giudiziari).  -   1.
L'attivita' di praticantato presso gli uffici giudiziari e'
disciplinata da apposito regolamento da emanare,  entro  un
anno dalla data di entrata in vigore della presente  legge,
dal  Ministro  della  giustizia,   sentiti   il   Consiglio
superiore della magistratura e il CNF.». 
«Art. 45 (Certificato di compiuto tirocinio). -  1.  Il
consiglio  dell'ordine  presso  il  quale  e'  compiuto  il
periodo di tirocinio rilascia il relativo certificato. 
2. In caso di domanda di trasferimento  del  praticante
avvocato presso  il  registro  tenuto  da  altro  consiglio
dell'ordine, quello di provenienza certifica la durata  del
tirocinio svolto fino  alla  data  di  presentazione  della
domanda e, ove il prescritto periodo di  tirocinio  risulti
completato, rilascia il certificato di compiuto tirocinio. 
3.  Il  praticante  avvocato  e'  ammesso  a  sostenere
l'esame di Stato nella sede di corte  di  appello  nel  cui
distretto  ha  svolto  il  maggior  periodo  di  tirocinio.
Nell'ipotesi in cui  il  tirocinio  sia  stato  svolto  per
uguali  periodi  sotto  la  vigilanza  di   piu'   consigli
dell'ordine aventi sede in distretti diversi,  la  sede  di
esame e' determinata in base al luogo  di  svolgimento  del
primo periodo di tirocinio.». 
- Si riporta il testo dell'art. 73 del decreto-legge 21
giugno 2013, n. 69, convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge 9 agosto 2013, n. 98  (Disposizioni  urgenti  per  il
rilancio dell'economia): 
«Art. 73 (Formazione presso gli uffici  giudiziari).  -
1. I laureati in giurisprudenza all'esito di  un  corso  di
durata almeno quadriennale, in possesso  dei  requisiti  di
onorabilita' di cui all'art. 42-ter, secondo comma, lettera
g), del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12,  che  abbiano
riportato una media di almeno 27/30 negli esami di  diritto
costituzionale,  diritto   privato,   diritto   processuale
civile,  diritto  commerciale,  diritto   penale,   diritto
processuale  penale,   diritto   del   lavoro   e   diritto
amministrativo, ovvero un punteggio di laurea non inferiore
a 105/110 e che non abbiano compiuto i trenta anni di eta',
possono accedere, a domanda e per  una  sola  volta,  a  un
periodo di formazione teorico-pratica presso  le  Corti  di
appello, i tribunali ordinari,  gli  uffici  requirenti  di
primo  e  secondo  grado,  gli  uffici  e  i  tribunali  di
sorveglianza e i tribunali per  i  minorenni  della  durata
complessiva di diciotto mesi. I laureati,  con  i  medesimi
requisiti, possono accedere  a  un  periodo  di  formazione
teorico-pratica,  della  stessa  durata,  anche  presso  il
Consiglio di Stato, sia nelle sezioni  giurisdizionali  che
consultive, e  i  tribunali  amministrativi  regionali.  La
Regione siciliana e le province autonome  di  Trento  e  di
Bolzano, nell'ambito della propria autonomia  statutaria  e
delle norme di attuazione, attuano l'istituto  dello  stage
formativo e disciplinano le sue  modalita'  di  svolgimento
presso il Consiglio  di  giustizia  amministrativa  per  la
Regione  siciliana  e  presso  il  Tribunale  regionale  di
giustizia amministrativa di Trento e la sezione autonoma di
Bolzano. 
2. Quando  non  e'  possibile  avviare  al  periodo  di
formazione tutti gli aspiranti muniti dei requisiti di  cui
al comma 1 si riconosce preferenza, nell'ordine, alla media
degli esami indicati, al punteggio di laurea e alla  minore
eta' anagrafica. A parita' dei requisiti previsti dal primo
periodo   si   attribuisce   preferenza   ai    corsi    di
perfezionamento  in  materie  giuridiche  successivi   alla
laurea. 
3. Per l'accesso allo stage i soggetti di cui al  comma
1 presentano domanda ai capi degli  uffici  giudiziari  con
allegata  documentazione  comprovante   il   possesso   dei
requisiti di cui al predetto comma,  anche  a  norma  degli
articoli  46  e  47  del  decreto  del   Presidente   della
Repubblica 28 dicembre 2000, n.  445.  Nella  domanda  puo'
essere espressa una preferenza ai  fini  dell'assegnazione,
di cui si  tiene  conto  compatibilmente  con  le  esigenze
dell'ufficio. Per il Consiglio di Stato,  il  Consiglio  di
giustizia  amministrativa  per  la  Regione  siciliana,  il
Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento e
la sezione autonoma di Bolzano, i tribunali  amministrativi
regionali la preferenza si esprime con riferimento ad una o
piu' sezioni in cui sono trattate specifiche materie. 
4. Gli ammessi allo stage sono affidati a un magistrato
che  ha  espresso  la  disponibilita'  ovvero,  quando   e'
necessario assicurare la continuita' della formazione, a un
magistrato designato dal  capo  dell'ufficio.  Gli  ammessi
assistono e coadiuvano il magistrato nel  compimento  delle
ordinarie  attivita'.  Il  magistrato  non  puo'   rendersi
affidatario di piu' di  due  ammessi.  Il  Ministero  della
giustizia fornisce agli ammessi  allo  stage  le  dotazioni
strumentali, li pone in condizioni di accedere  ai  sistemi
informatici ministeriali  e  fornisce  loro  la  necessaria
assistenza tecnica. Per l'acquisto di dotazioni strumentali
informatiche per le necessita' di cui al quarto periodo  e'
autorizzata una spesa unitaria non superiore  a  400  euro.
Nel corso degli ultimi sei mesi del periodo  di  formazione
il magistrato puo'  chiedere  l'assegnazione  di  un  nuovo
ammesso allo stage al  fine  di  garantire  la  continuita'
dell'attivita' di  assistenza  e  ausilio.  L'attivita'  di
magistrato  formatore  e'   considerata   ai   fini   della
valutazione di professionalita' di cui all'art.  11,  comma
2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.  160,  nonche'
ai  fini  del  conferimento  di   incarichi   direttivi   e
semidirettivi  di   merito.   L'attivita'   di   magistrato
formatore espletata nell'ambito dei periodi  formativi  dei
laureati presso gli organi della  Giustizia  amministrativa
non si considera ai fini dei passaggi di qualifica  di  cui
al capo II del titolo II della legge  27  aprile  1982,  n.
186,  e  successive  modificazioni,   ne'   ai   fini   del
conferimento delle  funzioni  di  cui  all'art.  6,  quinto
comma, della medesima legge. Al  magistrato  formatore  non
spetta alcun compenso aggiuntivo o rimborso  spese  per  lo
svolgimento dell'attivita' formativa. 
5. L'attivita' degli ammessi allo stage si svolge sotto
la guida e il controllo del magistrato e nel rispetto degli
obblighi di riservatezza e di  riserbo  riguardo  ai  dati,
alle informazioni  e  alle  notizie  acquisite  durante  il
periodo di formazione, con obbligo di mantenere il  segreto
su  quanto  appreso  in  ragione  della  loro  attivita'  e
astenersi dalla deposizione testimoniale. Essi sono ammessi
ai  corsi  di  formazione  decentrata  organizzati  per   i
magistrati  dell'ufficio  ed   ai   corsi   di   formazione
decentrata loro specificamente dedicati e  organizzati  con
cadenza  almeno  semestrale  secondo  programmi  che   sono
indicati per la formazione decentrata da parte della Scuola
superiore  della  magistratura.  I   laureati   ammessi   a
partecipare al periodo di formazione teorico-pratica presso
il  Consiglio  di  Stato,   il   Consiglio   di   giustizia
amministrativa  per  la  Regione  siciliana,  i   tribunali
amministrativi  regionali  e  il  Tribunale  regionale   di
giustizia amministrativa di Trento e la sezione autonoma di
Bolzano sono ammessi ai corsi di formazione organizzati dal
Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. 
5-bis. L'attivita' di  formazione  degli  ammessi  allo
stage  e'  condotta  in  collaborazione  con   i   consigli
dell'ordine   degli   avvocati   e   con   le   scuole   di
specializzazione per  le  professioni  legali,  secondo  le
modalita' individuate dal capo  dell'ufficio,  qualora  gli
stagisti  ammessi  risultino  anche  essere  iscritti  alla
pratica forense o ad una Scuola di specializzazione per  le
professioni legali. 
6. Gli ammessi allo stage hanno  accesso  ai  fascicoli
processuali, partecipano alle udienze del  processo,  anche
non pubbliche e dinanzi al collegio, nonche' alle camere di
consiglio, salvo che il giudice ritenga di non  ammetterli;
non  possono  avere  accesso  ai  fascicoli   relativi   ai
procedimenti rispetto ai  quali  versano  in  conflitto  di
interessi per conto proprio o  di  terzi,  ivi  compresi  i
fascicoli relativi ai procedimenti  trattati  dall'avvocato
presso il quale svolgono il tirocinio. 
7.  Gli  ammessi  allo  stage  non  possono  esercitare
attivita' professionale innanzi l'ufficio ove lo stesso  si
svolge, ne' possono rappresentare o difendere, anche  nelle
fasi o nei gradi  successivi  della  causa,  le  parti  dei
procedimenti che  si  sono  svolti  dinanzi  al  magistrato
formatore  o  assumere  da   costoro   qualsiasi   incarico
professionale. 
8. Lo svolgimento dello stage non da diritto  ad  alcun
compenso e non determina il sorgere di  alcun  rapporto  di
lavoro subordinato o autonomo ne' di obblighi previdenziali
e assicurativi. 
8-bis. Agli ammessi allo stage e' attribuita, ai  sensi
del comma 8-ter, una borsa di studio determinata in  misura
non superiore ad euro 400 mensili e, comunque,  nei  limiti
della quota prevista dall'art. 2, comma 7, lettera b),  del
decreto-legge 16 settembre 2008, n.  143,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181. 
8-ter. Il Ministro della giustizia, di concerto con  il
Ministro dell'economia e  delle  finanze,  con  decreto  di
natura non regolamentare, determina annualmente l'ammontare
delle risorse destinate all'attuazione degli interventi  di
cui al comma 8-bis del presente articolo sulla  base  delle
risorse disponibili di cui all'art. 2, comma 7, lettera b),
del decreto-legge 16 settembre 2008,  n.  143,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181,  i
requisiti per l'attribuzione della borsa di studio  di  cui
al comma 8-bis, sulla base dell'Indicatore della situazione
economica equivalente (ISEE) calcolato per  le  prestazioni
erogate agli studenti nell'ambito del diritto  allo  studio
universitario,  nonche'  i  termini  e  le   modalita'   di
presentazione della dichiarazione sostitutiva unica. 
9. Lo stage puo' essere interrotto in ogni momento  dal
capo  dell'ufficio,  anche  su  proposta   del   magistrato
formatore, per sopravvenute ragioni organizzative o per  il
venir meno del rapporto fiduciario, anche in  relazione  ai
possibili  rischi  per  l'indipendenza  e   l'imparzialita'
dell'ufficio o la credibilita' della funzione  giudiziaria,
nonche'  per  l'immagine   e   il   prestigio   dell'ordine
giudiziario. 
10. Lo stage  puo'  essere  svolto  contestualmente  ad
altre attivita',  compreso  il  dottorato  di  ricerca,  il
tirocinio per l'accesso alla professione di avvocato  o  di
notaio  e  la  frequenza  dei   corsi   delle   scuole   di
specializzazione per le  professioni  legali,  purche'  con
modalita' compatibili con il conseguimento  di  un'adeguata
formazione. Il contestuale svolgimento  del  tirocinio  per
l'accesso   alla   professione   forense   non    impedisce
all'avvocato presso il quale  il  tirocinio  si  svolge  di
esercitare l'attivita' professionale innanzi al  magistrato
formatore. 
11. Il magistrato formatore redige,  al  termine  dello
stage, una relazione sull'esito del periodo di formazione e
la trasmette al capo dell'ufficio. 
11-bis. L'esito positivo dello stage, come attestato  a
norma del comma 11, costituisce  titolo  per  l'accesso  al
concorso per magistrato ordinario, a norma dell'art. 2  del
decreto legislativo 5 aprile 2006,  n.  160,  e  successive
modificazioni.  Costituisce  altresi'  titolo  idoneo   per
l'accesso  al  concorso   per   magistrato   ordinario   lo
svolgimento del tirocinio professionale per  diciotto  mesi
presso l'Avvocatura dello Stato, sempre  che  sussistano  i
requisiti di merito di cui al comma 1 e che  sia  attestato
l'esito positivo del tirocinio. 
12. 
13. Per l'accesso alla professione  di  avvocato  e  di
notaio l'esito positivo dello  stage  di  cui  al  presente
articolo e' valutato per il periodo di un anno ai fini  del
compimento del periodo di  tirocinio  professionale  ed  e'
valutato per il medesimo periodo ai  fini  della  frequenza
dei  corsi  della  scuola  di   specializzazione   per   le
professioni legali, fermo il  superamento  delle  verifiche
intermedie e delle prove finali d'esame di cui all'art.  16
del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398. 
14. L'esito positivo dello stage costituisce titolo  di
preferenza a parita' di merito, a  norma  dell'art.  5  del
decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio  1994,  n.
487,  nei  concorsi  indetti   dall'amministrazione   della
giustizia,     dall'amministrazione     della     giustizia
amministrativa  e  dall'Avvocatura  dello  Stato.   Per   i
concorsi  indetti  da  altre  amministrazioni  dello  Stato
l'esito positivo  del  periodo  di  formazione  costituisce
titolo di preferenza a parita' di titoli e di merito. 
15. L'esito positivo dello stage costituisce titolo  di
preferenza per la nomina a giudice onorario di tribunale  e
a vice procuratore onorario. 
16. All'art. 5, della legge 21 novembre 1991,  n.  374,
dopo il comma 2, e' inserito il seguente comma: 
«2-bis. La disposizione di cui al comma  2  si  applica
anche a coloro che hanno svolto con esito positivo lo stage
presso gli uffici giudiziari.». 
17. Al fine di favorire l'accesso allo stage e' in ogni
caso  consentito  l'apporto  finanziario  di  terzi,  anche
mediante l'istituzione di apposite borse di  studio,  sulla
base di specifiche convenzioni stipulate con i  capi  degli
uffici, o loro delegati, nel  rispetto  delle  disposizioni
del presente articolo. 
18. I capi degli uffici giudiziari di cui  al  presente
articolo quando stipulano le convenzioni previste dall'art.
37 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito,  con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.  111,  devono
tenere conto  delle  domande  presentate  dai  soggetti  in
possesso dei requisiti di cui al comma 1. 
19. L'esito positivo  dello  stage  presso  gli  uffici
della Giustizia amministrativa, come attestato a norma  del
comma 11, e' equiparato a tutti gli effetti a quello svolto
presso gli uffici della giustizia ordinaria. 
20. La domanda di  cui  al  comma  3  non  puo'  essere
presentata prima del decorso del termine di  trenta  giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione
del presente decreto.». 
Note all'art. 1: 
- Per l'art.  41,  comma  13,  della  citata  legge  31
dicembre 2012, n. 247, si veda nelle note alle premesse del
presente decreto. 

                               Art. 2 
Tirocinio contestuale a rapporto di lavoro 
1. Qualora il tirocinio venga svolto contestualmente  ad  attivita'
di  lavoro  subordinato  pubblico  o  privato,  il  praticante   deve
informarne il consiglio dell'ordine, indicando anche gli orari  e  le
modalita' di svolgimento del lavoro. Il consiglio dell'ordine accerta
l'assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse e  verifica
che l'attivita' lavorativa si svolga secondo modalita' e orari idonei
a consentire l'effettivo e puntuale  svolgimento  del  tirocinio.  Il
praticante deve comunicare immediatamente  al  consiglio  dell'ordine
ogni notizia relativa a nuove  attivita'  lavorative  e  a  mutamenti
delle modalita' di svolgimento delle  medesime,  anche  in  relazione
agli orari. 
2. All'esito della verifica, ove ne  ricorrano  i  presupposti,  il
consiglio dell'ordine dispone,  con  delibera  motivata,  il  diniego
dell'iscrizione o, se il rapporto di lavoro ha avuto  inizio  durante
il  periodo  di  tirocinio,  la  cancellazione   dal   registro   dei
praticanti. Si  applica  l'articolo  17,  comma  7,  della  legge  31
dicembre 2012, n. 247. 
          Note all'art. 2: 
- Si riporta il testo dell'art. 17 della  citata  legge
31 dicembre 2012, n. 247: 
«Art.   17   (Iscrizione   e   cancellazione).   -   1.
Costituiscono requisiti per l'iscrizione all'albo: 
a) essere cittadino italiano o  di  Stato  appartenente
all'Unione europea, salvo quanto previsto dal comma  2  per
gli stranieri  cittadini  di  uno  Stato  non  appartenente
all'Unione europea; 
b) avere superato l'esame di abilitazione; 
c) avere il domicilio professionale nel circondario del
tribunale ove ha sede il consiglio dell'ordine; 
d) godere del pieno esercizio dei diritti civili; 
e)  non   trovarsi   in   una   delle   condizioni   di
incompatibilita' di cui all'art. 18; 
f)  non  essere  sottoposto  ad  esecuzione   di   pene
detentive, di misure cautelari o interdittive; 
g) non avere riportato condanne  per  i  reati  di  cui
all'art. 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale  e
per quelli previsti dagli articoli 372, 373, 374,  374-bis,
377, 377-bis, 380 e 381 del codice penale; 
h) essere di condotta irreprensibile secondo  i  canoni
previsti dal codice deontologico forense. 
2. L'iscrizione all'albo per gli stranieri privi  della
cittadinanza italiana o della cittadinanza di  altro  Stato
appartenente    all'Unione    europea     e'     consentita
esclusivamente nelle seguenti ipotesi: 
a) allo straniero  che  ha  conseguito  il  diploma  di
laurea in giurisprudenza presso un'universita'  italiana  e
ha superato l'esame di Stato, o che ha conseguito il titolo
di avvocato in uno  Stato  membro  dell'Unione  europea  ai
sensi della direttiva 98/5/CE del Parlamento europeo e  del
Consiglio del 16 febbraio 1998,  previa  documentazione  al
consiglio dell'ordine degli specifici visti di  ingresso  e
permessi di soggiorno di cui all'art. 47 del regolamento di
cui al decreto del Presidente della  Repubblica  31  agosto
1999, n. 394; 
b) allo straniero regolarmente soggiornante in possesso
di  un  titolo  abilitante  conseguito  in  uno  Stato  non
appartenente all'Unione europea,  nei  limiti  delle  quote
definite a norma dell'art. 3, comma 4, del testo  unico  di
cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.  286,  previa
documentazione del riconoscimento  del  titolo  abilitativo
rilasciato dal Ministero della giustizia e del  certificato
del  CNF  di  attestazione  di  superamento   della   prova
attitudinale. 
3.  L'accertamento  dei  requisiti  e'   compiuto   dal
consiglio dell'ordine, osservate le norme dei  procedimenti
disciplinari, in quanto applicabili. 
4. Per l'iscrizione nel registro dei praticanti occorre
il possesso dei requisiti di cui alle lettere a),  c),  d),
e), f), g) ed h) del comma 1. 
5.  E'  consentita  l'iscrizione  ad   un   solo   albo
circondariale salva la possibilita' di trasferimento. 
6. La domanda di iscrizione  e'  rivolta  al  consiglio
dell'ordine  del  circondario  nel  quale  il   richiedente
intende stabilire il proprio domicilio professionale e deve
essere corredata dai documenti comprovanti il  possesso  di
tutti i requisiti richiesti. 
7. Il consiglio, accertata la sussistenza dei requisiti
e delle condizioni  prescritti,  provvede  alla  iscrizione
entro il termine di trenta giorni dalla presentazione della
domanda. Il rigetto della domanda  puo'  essere  deliberato
solo dopo aver  sentito  il  richiedente  nei  modi  e  nei
termini di cui al comma 12. La  deliberazione  deve  essere
motivata ed e' notificata in copia integrale entro quindici
giorni all'interessato. Costui puo' presentare entro  venti
giorni dalla  notificazione  ricorso  al  CNF.  Qualora  il
consiglio non abbia provveduto sulla domanda nel termine di
trenta giorni di cui al primo periodo,  l'interessato  puo'
entro  dieci  giorni  dalla  scadenza   di   tale   termine
presentare  ricorso  al  CNF,   che   decide   sul   merito
dell'iscrizione. Il provvedimento del CNF e' immediatamente
esecutivo. 
8. Gli iscritti ad  albi,  elenchi  e  registri  devono
comunicare al consiglio  dell'ordine  ogni  variazione  dei
dati di iscrizione con la massima sollecitudine. 
9. La cancellazione dagli albi, elenchi e  registri  e'
pronunciata   dal   consiglio   dell'ordine   a   richiesta
dell'iscritto, quando questi rinunci all'iscrizione, ovvero
d'ufficio o su richiesta del procuratore generale: 
a) quando viene meno uno  dei  requisiti  indicati  nel
presente articolo; 
b)  quando  l'iscritto  non  abbia  prestato  l'impegno
solenne di cui all'art. 8 senza giustificato  motivo  entro
sessanta giorni dalla notificazione  del  provvedimento  di
iscrizione; 
c) quando viene accertata  la  mancanza  del  requisito
dell'esercizio   effettivo,   continuativo,   abituale    e
prevalente della professione ai sensi dell'art. 21; 
d) per gli avvocati dipendenti di enti pubblici, di cui
all'art. 23, quando sia cessata l'appartenenza  all'ufficio
legale  dell'ente,  salva  la  possibilita'  di  iscrizione
all'albo ordinario, sulla base di apposita richiesta. 
10. La cancellazione  dal  registro  dei  praticanti  e
dall'elenco allegato dei praticanti abilitati al patrocinio
sostitutivo e' deliberata, osservata la procedura  prevista
nei commi 12, 13 e 14, nei casi seguenti: 
a)  se  il  tirocinio   e'   stato   interrotto   senza
giustificato motivo per oltre sei mesi.  L'interruzione  e'
in ogni caso giustificata per accertati motivi di salute  e
quando ricorrono le  condizioni  per  l'applicazione  delle
disposizioni in materia di maternita' e di paternita' oltre
che di adozione; 
b)  dopo  il  rilascio  del  certificato  di   compiuta
pratica, che non puo' essere richiesto trascorsi  sei  anni
dall'inizio,   per   la   prima   volta,   della   pratica.
L'iscrizione puo' tuttavia permanere per tutto il tempo per
cui e' stata chiesta o poteva essere chiesta l'abilitazione
al patrocinio sostitutivo; 
c) nei casi previsti  per  la  cancellazione  dall'albo
ordinario, in quanto compatibili. 
11. Gli effetti della  cancellazione  dal  registro  si
hanno: 
a) dalla data della delibera, per  i  casi  di  cui  al
comma 10; 
b)  automaticamente,  alla  scadenza  del  termine  per
l'abilitazione al patrocinio sostitutivo. 
12. Nei casi in cui sia rilevata la mancanza di uno dei
requisiti necessari per l'iscrizione, il  consiglio,  prima
di deliberare la cancellazione,  con  lettera  raccomandata
con avviso di ricevimento invita  l'iscritto  a  presentare
eventuali osservazioni entro un  termine  non  inferiore  a
trenta  giorni  dal  ricevimento  di   tale   raccomandata.
L'iscritto puo' chiedere di essere ascoltato personalmente. 
13.  Le  deliberazioni  del  consiglio  dell'ordine  in
materia di cancellazione sono  notificate,  entro  quindici
giorni, all'interessato. 
14. L'interessato puo' presentare ricorso  al  CNF  nel
termine di sessanta giorni dalla notificazione. Il  ricorso
proposto dall'interessato ha effetto sospensivo. 
15.  L'avvocato  cancellato  dall'albo  ai  sensi   del
presente articolo  ha  il  diritto  di  esservi  nuovamente
iscritto qualora dimostri la cessazione dei fatti che hanno
determinato la cancellazione e l'effettiva sussistenza  dei
titoli in base ai quali fu originariamente iscritto  e  sia
in possesso dei requisiti di cui alle lettere da  b)  a  g)
del comma  1.  Per  le  reiscrizioni  sono  applicabili  le
disposizioni dei commi da 1 a 7. 
16. Non si puo' pronunciare la cancellazione quando sia
in  corso  un  procedimento  disciplinare,   salvo   quanto
previsto dall'art. 58. 
17. L'avvocato riammesso nell'albo ai termini del comma
15 e' anche reiscritto nell'albo speciale di  cui  all'art.
22 se ne sia stato cancellato in seguito alla cancellazione
dall'albo ordinario. 
18. Qualora il consiglio  abbia  rigettato  la  domanda
oppure   abbia   disposto   per   qualsiasi    motivo    la
cancellazione, l'interessato puo' proporre ricorso  al  CNF
ai sensi dell'art. 61. Il ricorso contro  la  cancellazione
ha effetto sospensivo e  il  CNF  puo'  provvedere  in  via
sostitutiva. 
19.  Divenuta  esecutiva  la  pronuncia,  il  consiglio
dell'ordine comunica immediatamente al  CNF  e  a  tutti  i
consigli degli ordini territoriali la cancellazione.». 

                               Art. 3 
Modalita' di svolgimento del tirocinio 
1. Il tirocinio professionale e' svolto con assiduita',  diligenza,
riservatezza e nel rispetto delle norme di deontologia professionale.
Per assiduita' si intende la  frequenza  continua  dello  studio  del
professionista, sotto la supervisione diretta di  quest'ultimo.  Tale
requisito si ritiene rispettato se il praticante e'  presente  presso
lo  studio  o  comunque  opera  sotto  la  diretta  supervisione  del
professionista,  per  almeno  venti  ore  settimanali,  fermo  quanto
previsto dall'articolo 8, comma 4, secondo periodo. Per diligenza  si
intende la cura attenta e scrupolosa nello svolgimento del tirocinio.
Per riservatezza si intende l'adozione di un  comportamento  corretto
volto al mantenimento del massimo riserbo  su  tutte  le  notizie  ed
informazioni acquisite nel corso del tirocinio. 
2. Nel caso di sostituzione di un  periodo  di  pratica  presso  lo
studio professionale con una delle forme alternative  previste  dalla
legge, deve essere comunque  sempre  assicurato  lo  svolgimento  del
tirocinio per almeno sei mesi presso un avvocato iscritto  all'ordine
o presso l'Avvocatura dello Stato. 
3. Oltre che nella pratica svolta presso uno studio  professionale,
il tirocinio  consiste  anche  nella  frequenza  obbligatoria  e  con
profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, dei corsi  di
formazione di cui all'articolo 43 della legge 31  dicembre  2012,  n.
247. 
4. L'attivita' di praticantato svolta presso gli uffici  giudiziari
e' disciplinata dal regolamento emanato dal Ministro della  giustizia
ai sensi dell'articolo 44 della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
5. Il tirocinio formativo  presso  gli  uffici  giudiziari  di  cui
all'articolo 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 9  agosto  2013,  n.  98,  nonche'  la
frequentazione della scuole di specializzazione  per  le  professioni
legali di cui all'articolo 16 del  decreto  legislativo  17  novembre
1997, n. 398, possono  essere  svolti  contestualmente  al  tirocinio
professionale,  fermo  quanto  disposto  dal  comma  1  del  presente
articolo e dall'articolo 8,  comma  4,  secondo  periodo,  di  questo
regolamento. 
6. Resta ferma l'applicazione  dell'articolo  41,  comma  9,  della
legge 31 dicembre 2012, n. 247, e dell'articolo  73,  comma  13,  del
decreto-legge 21 giugno 2013, n.  69,  convertito  con  modificazioni
dalla legge 9 agosto 2013, n. 98. 
          Note all'art. 3: 
- Si riporta il testo dell'art. 43 della  citata  legge
31 dicembre 2012, n. 247: 
«Art.  43  (Corsi  di  formazione  per  l'accesso  alla
professione di avvocato). -  1.  Il  tirocinio,  oltre  che
nella  pratica  svolta  presso  uno  studio  professionale,
consiste  altresi'  nella  frequenza  obbligatoria  e   con
profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi,  di
corsi di formazione di indirizzo  professionale  tenuti  da
ordini e associazioni forensi, nonche' dagli altri soggetti
previsti dalla legge. 
2.  Il  Ministro  della  giustizia,  sentito  il   CNF,
disciplina con regolamento: 
a) le modalita' e le condizioni per  l'istituzione  dei
corsi di formazione di cui al comma 1 da parte degli ordini
e delle associazioni forensi giudicate idonee,  in  maniera
da garantire la  liberta'  ed  il  pluralismo  dell'offerta
formativa e della relativa scelta individuale; 
b) i contenuti formativi dei  corsi  di  formazione  in
modo   da    ricomprendervi,    in    quanto    essenziali,
l'insegnamento del linguaggio giuridico, la redazione degli
atti giudiziari, la tecnica impugnatoria dei  provvedimenti
giurisdizionali e degli atti amministrativi, la tecnica  di
redazione  del  parere  stragiudiziale  e  la  tecnica   di
ricerca; 
c) la durata minima dei corsi di formazione, prevedendo
un carico didattico non inferiore a centosessanta  ore  per
l'intero periodo; 
d) le modalita' e le condizioni per  la  frequenza  dei
corsi  di  formazione  da  parte  del  praticante  avvocato
nonche' quelle per le verifiche  intermedie  e  finale  del
profitto, che sono affidate ad una commissione composta  da
avvocati, magistrati e docenti  universitari,  in  modo  da
garantire omogeneita' di giudizio su  tutto  il  territorio
nazionale.  Ai  componenti  della  commissione   non   sono
riconosciuti compensi, indennita' o gettoni di presenza.». 
- Per l'art. 44 della citata legge 31 dicembre 2012, n.
247, si veda nelle note alle premesse del presente decreto. 
- Per l'art. 73  del  citato  decreto-legge  21  giugno
2013, n. 69, si veda nelle note alle premesse del  presente
decreto. 
-  Si  riporta  il  testo  dell'art.  16  del   decreto
legislativo  17  novembre  1997,  n.  398  (Modifica   alla
disciplina del concorso per  uditore  giudiziario  e  norme
sulle scuole di specializzazione per le professioni legali,
a norma dell'art. 17, commi  113  e  114,  della  legge  15
maggio 1997, n. 127): 
«Art. 16 (Scuola di specializzazione per le professioni
legali).  -  1.  Le  scuole  di  specializzazione  per   le
professioni legali sono disciplinate, salvo quanto previsto
dal presente articolo, ai sensi  dell'  art.  4,  comma  1,
della legge 19 novembre 1990, n. 341. 
2. Le scuole di  specializzazione  per  le  professioni
legali, sulla base di  modelli  didattici  omogenei  i  cui
criteri sono indicati nel decreto  di  cui  all'  art.  17,
comma 114, della legge  15  maggio  1997,  n.  127,  e  nel
contesto dell'attuazione della autonomia didattica  di  cui
all'art. 17, comma 95,  della  predetta  legge,  provvedono
alla  formazione  comune  dei  laureati  in  giurisprudenza
attraverso   l'approfondimento   teorico,   integrato    da
esperienze     pratiche,     finalizzato     all'assunzione
dell'impiego di magistrato ordinario o all'esercizio  delle
professioni di avvocato o notaio. L'attivita' didattica per
la formazione comune  dei  laureati  in  giurisprudenza  e'
svolta anche da magistrati, avvocati e notai. Le  attivita'
pratiche, previo accordo o convenzione, sono anche condotte
presso sedi giudiziarie, studi professionali e  scuole  del
notariato, con lo specifico apporto di magistrati, avvocati
e notai. 
2-bis. La durata delle scuole di  cui  al  comma  1  e'
fissata in due anni per coloro che conseguono la laurea  in
giurisprudenza secondo l'ordinamento  didattico  previgente
all'entrata in vigore degli ordinamenti didattici dei corsi
di laurea e di laurea specialistica  per  la  classe  delle
scienze giuridiche, adottati in esecuzione  del  decreto  3
novembre 1999, n.  509,  del  Ministro  dell'universita'  e
della ricerca scientifica e tecnologica. 
2-ter.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  2-bis  si
applicano  anche  a  coloro  che   conseguono   la   laurea
specialistica o magistrale  in  giurisprudenza  sulla  base
degli ordinamenti  didattici  adottati  in  esecuzione  del
regolamento di cui al decreto del Ministro dell'universita'
e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre  1999,
n. 509, e successive modificazioni. Per  tali  soggetti,  a
decorrere dall'anno accademico 2007-2008,  con  regolamento
del Ministro dell'universita' e della ricerca, di  concerto
con il Ministro della giustizia, adottato  ai  sensi  dell'
art. 17, comma 3, della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,
l'ordinamento didattico delle scuole di cui al comma 1 puo'
essere articolato sulla durata di un anno. 
3. Le scuole di cui al comma 1 sono istituite,  secondo
i criteri indicati nel decreto di cui all' art.  17,  comma
114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, dalle universita',
sedi di facolta' di giurisprudenza,  anche  sulla  base  di
accordi e convenzioni  interuniversitari,  estesi,  se  del
caso, ad altre facolta' con insegnamenti giuridici. 
4. Nel consiglio delle scuole  di  specializzazione  di
cui  al  comma  1  sono  presenti  almeno   un   magistrato
ordinario, un avvocato ed un notaio. 
5. Il numero dei laureati da ammettere alla scuola,  e'
determinato con decreto  del  Ministro  dell'universita'  e
della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il
Ministro di grazia e giustizia, in misura non inferiore  al
dieci per cento del numero complessivo di tutti i  laureati
in   giurisprudenza   nel   corso   dell'anno    accademico
precedente,  tenendo  conto,  altresi',  del   numero   dei
magistrati  cessati  dal  servizio   a   qualunque   titolo
nell'anno precedente aumentato  del  venti  per  cento  del
numero di posti resisi vacanti nell'organico dei notai  nel
medesimo periodo, del numero di abilitati alla  professione
forense nel  corso  del  medesimo  periodo  e  degli  altri
sbocchi professionali da ripartire per ciascuna  scuola  di
cui al comma 1, e delle condizioni  di  ricettivita'  delle
scuole. L'accesso alla scuola avviene mediante concorso per
titoli  ed  esame.  La   composizione   della   commissione
esaminatrice, come pure il contenuto delle prove d'esame ed
i criteri oggettivi di valutazione delle prove, e' definita
nel decreto di cui all' art. 17, comma 114, della legge  15
maggio 1997,  n.  127.  Il  predetto  decreto  assicura  la
presenza  nelle  commissioni  esaminatrici  di  magistrati,
avvocati e notai. 
6. Le prove di esame di cui al comma 5 hanno  contenuto
identico sul territorio nazionale e si svolgono in tutte le
sedi delle scuole di cui al comma 3. La votazione finale e'
espressa in sessantesimi. Ai fini  della  formazione  della
graduatoria, si tiene conto del punteggio di laurea  e  del
curriculum  degli  studi  universitari,  valutato  per   un
massimo di dieci punti. 
7. Il  rilascio  del  diploma  di  specializzazione  e'
subordinato alla certificazione  della  regolare  frequenza
dei corsi, al superamento delle  verifiche  intermedie,  al
superamento delle prove finali di esame. 
8. Il decreto di cui all' art.  17,  comma  114,  della
legge 15  maggio  1997,  n.  127,  e'  emanato  sentito  il
Consiglio superiore della magistratura.». 
- Per  l'art.  41,  comma  9,  della  citata  legge  31
dicembre 2012, n. 247, si veda nelle note alle premesse del
presente decreto. 
- Per l'art. 73, comma 13, del citato decreto-legge  21
giugno 2013, n. 69, si veda melle note  alle  premesse  del
presente decreto. 

                               Art. 4 
Periodo e durata 
1. Il tirocinio ha una durata di diciotto mesi. 
2. Il periodo inizia a decorrere dalla data della delibera  con  la
quale il  consiglio  dell'ordine  si  pronuncia  positivamente  sulla
domanda di iscrizione. 
3. Il tirocinio professionale e' compiuto per un periodo  di  tempo
ininterrotto. In caso di interruzione, il  periodo  di  pratica  gia'
compiuto rimane privo di effetti, salvo quanto previsto dall'articolo
7 del presente regolamento e dall'articolo 17, comma 10, lettera  a),
della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
4. Sulla cancellazione dal registro dei praticanti e  dall'allegato
elenco dei praticanti abilitati al patrocinio sostitutivo nei casi di
cui all'articolo 17, comma 10, della legge 31 dicembre 2012, n.  247,
si  pronuncia  il  consiglio  dell'ordine  con   delibera   motivata,
rispettata la procedura di cui ai commi 12,  13  e  14  del  medesimo
articolo 17. 
          Note all'art. 4: 
- Per l'art. 17 della citata legge 31 dicembre 2012, n.
247, si veda nelle note all'art. 2 del presente decreto. 

                               Art. 5 
Anticipazione di un semestre 
di tirocinio durante gli studi universitari 
1. Entro un anno dalla entrata in vigore del presente  regolamento,
il CNF stipula, ai sensi dell'articolo 40, comma 2,  della  legge  31
dicembre 2012, n. 247, una convenzione quadro con la  Conferenza  dei
presidi delle facolta' di giurisprudenza, al fine di disciplinare  lo
svolgimento del tirocinio  in  costanza  dell'ultimo  anno  di  studi
universitari, secondo quanto  previsto  dall'articolo  41,  comma  6,
lettera d), della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
2.  La  convenzione  di  cui  al  comma  1  prevede  modalita'   di
svolgimento del tirocinio idonee a garantire la frequenza dei corsi e
la proficua conclusione degli studi universitari, nonche' l'effettiva
frequenza dello studio  professionale  per  almeno  dodici  ore  alla
settimana.  Durante  il  semestre  di   svolgimento   del   tirocinio
anticipato ai sensi del  presente  articolo,  il  praticante  non  e'
esentato dall'obbligo di frequenza dei corsi di cui  all'articolo  43
della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
3. Per l'ammissione all'anticipazione di un semestre  di  tirocinio
durante gli studi universitari, lo studente deve essere in regola con
lo svolgimento degli  esami  di  profitto  del  corso  di  laurea  in
giurisprudenza e avere gia' ottenuto il  riconoscimento  dei  crediti
nelle seguenti materie: diritto civile, diritto  processuale  civile,
diritto penale, diritto processuale penale,  diritto  amministrativo,
diritto costituzionale, diritto dell'Unione europea. 
4. Nei casi in cui non consegua il diploma di laurea  entro  i  due
anni successivi alla durata legale del corso, il praticante  studente
universitario puo' chiedere  la  sospensione  del  tirocinio  per  un
periodo massimo di sei mesi, superato il quale, se  non  riprende  il
tirocinio, e' cancellato dal  registro  e  il  periodo  di  tirocinio
compiuto rimane privo di effetti. 
5. Il periodo di tirocinio durante gli  studi  universitari  rimane
privo di effetti anche quando il praticante, pur avendo conseguito il
diploma di laurea in  giurisprudenza  non  provvede,  entro  sessanta
giorni, a confermare l'iscrizione al registro dei praticanti. 
6. In attuazione della convenzione  quadro  di  cui  ai  commi  che
precedono,  i  consigli  dell'ordine   possono   stipulare   apposite
convenzioni  con  le  locali  facolta',  dipartimenti  o  scuole   di
giurisprudenza. La stipula di  tali  convenzioni  e'  condizione  per
l'anticipazione del semestre di tirocinio durante il corso di studi. 
          Note all'art. 5: 
- Per l'art. 40, comma 2, e 41, comma 6,  della  citata
legge 31 dicembre 2012, n. 247, si  veda  nelle  note  alle
premesse del presente decreto. 
- Per l'art. 43 della citata legge 31 dicembre 2012, n.
247, si veda nelle note all'art. 3 del presente decreto. 

                               Art. 6 
Svolgimento di un semestre 
di tirocinio in altro Paese dell'Unione europea 
1. Qualora il praticante intenda svolgere un semestre di  tirocinio
in altro Paese dell'Unione europea, ne da' comunicazione al consiglio
dell'ordine, indicando il nominativo e i recapiti del  professionista
presso cui svolgera' il tirocinio, la qualifica di quest'ultimo e  la
sua equivalenza al  titolo  di  avvocato  ai  sensi  della  normativa
vigente in  tema  di  riconoscimento  dei  titoli  professionali.  Il
professionista deve  aver  prestato  il  proprio  consenso  che  deve
risultare da forma scritta. 
2.  Al  termine  del  semestre  svolto  all'estero,  il  praticante
consegna al consiglio dell'ordine documentazione idonea a certificare
l'effettivita' del tirocinio svolto all'estero secondo le  norme  del
Paese ospitante,  compresa,  in  ogni  caso,  una  dichiarazione  del
professionista straniero che attesti lo svolgimento con profitto  del
periodo di tirocinio. Tale documentazione e'  prodotta  in  originale
nella lingua dello Stato in cui si svolge il periodo di tirocinio  ed
e' accompagnata da  traduzione  asseverata  in  lingua  italiana.  Il
consiglio dell'ordine,  sulla  base  della  documentazione  prodotta,
riconosce il periodo svolto all'estero ai fini della convalida di  un
semestre di tirocinio, ovvero ne rifiuta la  convalida  con  delibera
motivata. Si applica l'articolo 17, comma 7, della legge 31  dicembre
2012, n. 247. 
          Note all'art. 6: 
- Per  l'art.  17,  comma  7,  della  citata  legge  31
dicembre 2012, n. 247, si veda nelle note  all'art.  2  del
presente decreto. 

                               Art. 7 
Interruzione del tirocinio 
1. Il tirocinio e' svolto, di regola, in forma continuativa. 
2. L'interruzione per un periodo pari o superiore a sei  mesi  puo'
essere giustificata  soltanto  da  accertati  motivi  di  salute,  da
valutare  anche  tenendo  conto  dell'eta'  del  praticante;   quando
ricorrono le condizioni  per  l'applicazione  delle  disposizioni  in
materia di maternita' e di paternita' oltre che  di  adozione;  dalla
sussistenza   di   sanzioni   disciplinari   interdittive    inflitte
all'avvocato presso  il  quale  il  tirocinio  e'  svolto  ovvero  al
praticante  stesso;  dalla  comprovata   necessita'   di   assicurare
assistenza continuativa di prossimi congiunti o del  coniuge  affetti
da malattia, qualora sia stato accertato che da  essa  deriva  totale
mancanza di autosufficienza. 
3. L'interruzione del tirocinio per un periodo inferiore a sei mesi
ma superiore ad un mese puo' essere giustificata anche in presenza di
altri motivi di carattere personale. 
4. Nei casi di cui  ai  commi  2  e  3  il  praticante  che  voglia
interrompere il tirocinio presenta domanda al  consiglio  dell'ordine
presso il quale e' iscritto indicando e documentando le ragioni. 
5. Se il consiglio dell'ordine territoriale non ritiene  fondate  e
dimostrate le ragioni che il praticante ha rappresentato  a  sostegno
della domanda, rigetta la richiesta di interruzione con provvedimento
motivato. L'interessato deve essere sentito. 
6. Nel caso di accoglimento della domanda, il tirocinio e'  sospeso
dalla data di presentazione della istanza. 
7. Cessata la causa di interruzione, il tirocinio  riprende,  senza
soluzione  di  continuita',   con   l'anzianita'   della   precedente
iscrizione.   Della   cessazione   della   causa   di    interruzione
l'interessato  deve  dare  immediata   comunicazione   al   consiglio
dell'ordine. 
8. L'interruzione del tirocinio per oltre  sei  mesi,  senza  alcun
giustificato motivo,  comporta  la  cancellazione  dal  registro  dei
praticanti. 

                               Art. 8 
Poteri di vigilanza e controllo 
e rilascio del certificato di compiuta pratica 
1. Il consiglio dell'ordine accerta e  promuove  la  disponibilita'
tra gli iscritti, gli uffici giudiziari, e gli  uffici  legali  degli
enti pubblici del circondario,  ad  accogliere  nei  propri  studi  o
uffici i soggetti che intendono svolgere il tirocinio professionale. 
2. Gli avvocati sono tenuti, nei limiti delle loro possibilita', ad
accogliere  nel  proprio   studio   i   praticanti,   istruendoli   e
preparandoli  all'esercizio  della  professione,  anche  per   quanto
attiene all'osservanza dei principi deontologici. 
3. La verifica dell'effettivo e proficuo svolgimento del  tirocinio
e' affidata al consiglio dell'ordine  presso  cui  il  praticante  e'
iscritto. 
4. Il consiglio dell'ordine esplica i propri compiti  di  vigilanza
anche  mediante  verifica  del  libretto  del   tirocinio,   colloqui
periodici, assunzione di informazioni dai soggetti presso i quali  si
sta  svolgendo  il  tirocinio.  Accerta,  in  particolare,   che   il
praticante abbia assistito ad almeno venti udienze per semestre,  con
esclusione  di  quelle  di  mero  rinvio,  e   abbia   effettivamente
collaborato allo studio delle controversie e alla redazione di atti e
pareri. Richiede al praticante  la  produzione  della  documentazione
ritenuta idonea a dimostrare lo svolgimento  di  attivita',  nonche',
nel  caso  di  svolgimento  del  tirocinio   secondo   le   modalita'
alternative previste dalla legge, la produzione della  documentazione
ritenuta idonea a dimostrarne lo svolgimento. Accerta,  altresi',  la
sussistenza del requisito di cui all'articolo 17,  comma  9,  lettera
c), della legge 31 dicembre 2012, n. 247, da valutare,  nel  caso  di
tirocinio svolto contestualmente ad un rapporto  di  lavoro,  tenendo
conto di quanto accertato al momento della iscrizione al registro. 
5. Delle attivita' di controllo  svolte  nel  corso  dell'anno  il
consiglio territoriale informa gli iscritti nel corso  dell'assemblea
ordinaria convocata  per  l'approvazione  dei  bilanci  consuntivo  e
preventivo, anche attraverso il deposito o la previa trasmissione  in
via telematica di apposita relazione. 
6. Al termine del periodo di tirocinio, il  consiglio  dell'ordine,
sulla  base  delle  verifiche  svolte,  rilascia  il  certificato  di
compiuto tirocinio. Nell'ipotesi in cui  la  verifica  dia  risultati
insufficienti, il consiglio non rilascia il  certificato.  In  questo
caso il  praticante  e  l'avvocato  presso  il  quale  e'  svolto  il
tirocinio devono essere sentiti. I consigli  hanno  facolta'  di  non
convalidare anche il  singolo  semestre  con  le  stesse  regole  del
mancato rilascio del certificato di compiuto  tirocinio.  Si  applica
l'articolo 17, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
7. Si applica l'articolo 42 della legge 31 dicembre 2012, n. 247. 
          Note all'art. 8: 
- Per l'art. 17, commi 7 e 9,  della  citata  legge  31
dicembre 2012, n. 247, si veda nelle note  all'art.  2  del
presente decreto. 
- Si riporta il testo dell'art. 42 della  citata  legge
31 dicembre 2012, n. 247: 
«Art. 42 (Norme disciplinari per i praticanti). - 1.  I
praticanti   osservano   gli   stessi   doveri   e    norme
deontologiche degli avvocati  e  sono  soggetti  al  potere
disciplinare del consiglio dell'ordine.». 

                               Art. 9 
Abilitazione all'esercizio 
della professione in sostituzione dell'avvocato 
1. Il praticante in possesso dei requisiti richiesti dalla legge 31
dicembre  2012,  n.  247,  puo'  chiedere  al  consiglio  dell'ordine
l'autorizzazione a esercitare attivita' professionale in sostituzione
dell'avvocato  presso  il  quale  svolge  la  pratica.  Il  consiglio
dell'ordine deve pronunciarsi sulla domanda entro trenta giorni dalla
presentazione della stessa. 
2. Il provvedimento di autorizzazione al patrocinio sostitutivo  e'
comunicato dal consiglio dell'ordine: 
a)  al  richiedente  presso  l'indirizzo   di   posta   elettronica
certificata  dichiarato,  ovvero,  se  non  e'  possibile,  a   mezzo
raccomandata con avviso di ricevimento; 
b) all'indirizzo di posta elettronica certificata  dell'avvocato  o
dell'ufficio pubblico presso cui la pratica e' svolta. 
3. Per poter  esercitare  la  professione,  nei  limiti  e  con  le
modalita' di cui all'articolo 41, comma 12, della legge  31  dicembre
2012, n. 247, il  praticante  avvocato  assume  avanti  al  consiglio
dell'ordine, riunito in pubblica seduta,  l'impegno  solenne  di  cui
all'articolo 8 della legge 31  dicembre  2012,  n.  247.  La  formula
dell'impegno deve  intendersi  integrata  dalla  parola  «praticante»
avanti alla parola  avvocato.  Il  verbale  di  impegno  solenne  del
praticante avvocato e'  comunicato,  dal  consiglio  dell'ordine,  al
presidente del tribunale ed al procuratore della Repubblica presso il
tribunale. 
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
Roma, 17 marzo 2016 
Il Ministro: Orlando 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
Registrato alla Corte dei conti il 5 maggio 2016 
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,
reg.ne prev. n. 1090 
          Note all'art. 9: 
- Per l'art.  41,  comma  12,  della  citata  legge  31
dicembre 2012, n. 247, si veda nelle note alle premesse del
presente decreto. 
- Si riporta il testo dell'art. 8 della citata legge 31
dicembre 2012, n. 247: 
«Art. 8 (Impegno solenne). - 1. Per poter esercitare la
professione,  l'avvocato  assume   dinanzi   al   consiglio
dell'ordine in pubblica seduta  l'impegno  di  osservare  i
relativi doveri, secondo  la  formula:  "Consapevole  della
dignita' della professione forense  e  della  sua  funzione
sociale, mi impegno  ad  osservare  con  lealta',  onore  e
diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini
della giustizia ed a tutela dell'assistito  nelle  forme  e
secondo i principi del nostro ordinamento".». 

 

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Praticanti avvocati: nuove regole per il tirocinio forense (dal 3 giugno 2016)
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