Esame da Avvocato

La Corte di giustizia considera legittimo l’esame da avvocato in Italia

Lussemburgo, 25 febbraio 2005 –
La Corte di giustizia, statuendo con ordinanza motivata nel procedimento C-250/03, ha ritenuto che le norme relative alla composizione delle commissioni per l’esame di abilitazione forense in Italia non violano – di per sé – i principi della concorrenza e della libertà di stabilimento.


Anzitutto, la Corte di giustizia ha ricordato che, secondo costante giurisprudenza, le norme
comunitarie sulla libera concorrenza si innestano su un obbligo generale di leale
collaborazione al quale sono tenuti gli Stati membri. Ne consegue che questi ultimi non devono imporre o favorire la conclusione di intese anticoncorrenziali, né astenersi dall’esercizio del loro potere delegando ad operatori privati la responsabilità di adottare decisioni d’intervento in materia economica.
Inoltre, la Corte ha sottolineato che:
• lo Stato italiano occupa un posto sostanziale in seno alla commissione con la presenza di due magistrati;
• il Ministero della Giustizia dispone di rilevanti competenze che gli consentono di controllare, in ogni fase, i lavori della commissione (nomina dei membri, scelta dei temi d’esame, potere di annullamento delle prove);
• una decisione negativa della commissione è impugnabile con ricorso dinanzi al giudice amministrativo.
Per questi motivi, secondo la Corte, anche a voler ritenere che gli avvocati, in quanto membri della commissione, possano essere qualificati come imprese ai sensi delle norme comunitarie
sulla libera concorrenza, lo Stato italiano non ha rinunciato all’esercizio del proprio potere a vantaggio di operatori privati e non ha favorito o imposto la conclusione di intese anticoncorrenziali.
La Corte, infine, rileva che, anche a voler ritenere che la partecipazione di avvocati alla commissione per l’esame di Stato costituisca, di per sé, una restrizione alla libertà di stabilimento, essa può considerarsi giustificata, poiché risponde al motivo imperativo di interesse generale di valutare al meglio le attitudini e le capacità dei candidati. Inoltre, il controllo esercitato dallo Stato garantisce che tale partecipazione non vada oltre quanto necessario per conseguire il detto obiettivo.
Ne consegue che le norme italiane relative alla composizione della commissione dell’esame di Stato per l’accesso alla professione forense non violano il diritto comunitario.

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