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“Abogados” e la sentenza del TAR Lazio n. 3066/2018

tar-lazio-sentenza-avvocati-stabiliti T.A.R. Lazio Roma Sez. I, Sent., (ud. 28-02-2018) 19-03-2018, n. 3066

ABILITAZIONE FORENSE IN SPAGNA E “AVVOCATI STABILITI”

T.A.R. Lazio Roma Sez. I, Sent., (ud. 28-02-2018) 19-03-2018, n. 3066

accesso alla professione legale in Spagna

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 11808 del 2016, proposto da:
G.L., rappresentato e difeso dagli avvocati G.L. e Massimo Sidoti, con domicilio eletto presso lo studio
dell’avvocato Francesco Faberi in Roma, via Fabio Massimo 60;
contro
Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge
dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissario Ad Acta (Tar Lazio, Roma, I, Ord. n. 8171/16), non costituito in giudizio;
per l’annullamento
previa sospensione dell’esecuzione,
a) della Pec del 22.07.16 con cui il Ministero della Giustizia ha informato il ricorrente di aver rigettato il
riconoscimento del titolo di abogado conseguito in Spagna e dei provvedimenti menzionati in tale Pec,
conosciuti per la prima volta tramite essa, tra cui il decreto del Ministero della Giustizia del 07.07.16
con cui è stato negato il riconoscimento del titolo di abogado e il verbale della conferenza di servizi del
9.06.16 che ha espresso parere negativo al riconoscimento dei titoli di 333 abogados italiani, tra cui
quello del ricorrente;
b) del verbale di insediamento del Commissario ad acta, depositato il 20.09.16 presso la Segreteria
del Tar Lazio, sezione I, nell’ambito del ricorso n.r.g. 9419/15, con il quale il medesimo rimette gli atti al
Giudice procedente, asserendo che l’Amministrazione avrebbe ottemperato a quanto prescritto;
c) ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale;
nonché per la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno
1) derivante dal “silenzio inadempimento” dichiarato illegittimo con sentenza Tar Lazio, Roma, I, 6
aprile 2016, n. 4180, non notificata, e ribadito nella ordinanza Tar Lazio, Roma, I, 15 luglio 2016, n.
8171, che nominava un commissario ad acta;
2) derivante dal diniego di riconoscimento espresso adottato il 7.07.1

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 febbraio 2018 la dott.ssa Rosa Perna e uditi per le parti i
difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

1. Il sig. G.L., odierno esponente, premette di aver conseguito in data 14.01.15 il titolo di abogado
(avvocato) in Spagna presso l’Ilustre Colegio de Abogados de Santa Cruz de La Palma (Illustre
Collegio degli Avvocati di Santa Cruz de La Palma), di essere iscritto da allora come abogado
ejerciente (avvocato esercente) e con despacho profesional nell’isola, di essere in possesso di un
titolo professionale mai sospeso né annullato, e di avere, in data 23.02.15, presentato domanda al
Ministero della Giustizia per ottenere il decreto di riconoscimento del proprio titolo di abogado, al fine
di poter sostenere l’esame riservato agli avvocati stranieri (ex d.m. del Ministero della Giustizia n.
191/03).
A seguito di ripetuti solleciti del ricorrente, rimasti tutti senza riscontro, in data 26.05.15 il Ministero
della Giustizia emanava un provvedimento soprassessorio. Il sig. L. allora proponeva un ricorso
avverso il silenzio dell’Amministrazione (n.r.g. 9419/15) dinanzi a questo Tribunale che, espletata
un’istruttoria, con sentenza 6 aprile 2016, n. 4180, dichiarava l’illegittimità del silenzio del Ministero
della Giustizia e, per l’effetto, lo condannava “a concludere definitivamente il procedimento in esame,
emettendo il decreto di riconoscimento del titolo, ovvero pronunciandosi motivatamente in senso
negativo, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente
sentenza ovvero dalla sua notifica a cura di parte ove anteriore”.
Poiché l’amministrazione non dava esecuzione, il ricorrente proponeva istanza di nomina di un
commissario ad acta, ex art. 117, comma 3, c.p.a.; con ordinanza collegiale n. 8171/2016 del 15.07.16
la Sezione nominava “il Capo di Gabinetto pro tempore del Ministero della Giustizia quale commissario
ad acta, affinché provveda, entro l’ulteriore temine di trenta giorni dalla comunicazione ovvero dalla
notifica se anteriore della presente ordinanza, all’attivazione delle necessarie comunicazioni con le
competenti Amministrazioni spagnole al fine di acquisire la seguente, unica, informativa: se il ricorrente
alla specifica data della verifica sia munito o meno di un titolo idoneo a consentirgli almeno in astratto
l’esercizio della professione di avvocato in Spagna, ed affinché, in caso di esito positivo della verifica,
provveda, entro il medesimo termine all’adozione del decreto di riconoscimento del titolo di abogado
conseguito in Spagna dal ricorrente ed agli ulteriori adempimenti necessari ai fini della sua ammissione
agli esami per il conseguimento del titolo di avvocato in Italia”.
In data 22.07.16 il Ministero della Giustizia informava il ricorrente che in data 07.07.16 era stato
emesso un diniego di riconoscimento del suo titolo di abogado. In esso si affermava quanto segue:
“Considerato che, solo a seguito di reiterate richieste da parte di questa Direzione generale di ulteriori
chiarimenti in ordine alla validità del titolo di soggetti versanti in condizioni identiche a quelle
dell’istante, in ordine alle quali erano state fornite risposte contraddittorie, il Consejo de la Abogacía
Española, con risposta inviata in data 11 maggio 2016 tramite il sistema IMI nel caso n. 49272, ha
infine esplicitamente confermato che “si dovranno accettare solamente le iscrizioni all’Albo di cittadini
stranieri, con titoli omologati, senza richiedere la formazione complementare prevista dalla L. n. 34 del
2006, quando il titolo presentato avesse iniziato la pratica di omologazione prima del 31 ottobre 2011.
A quei cittadini stranieri con titoli la cui omologazione sia stata avviata successivamente a tale data e
che vogliono iscriversi all’Albo dovrà essere richiesta la formazione complementare prevista dalla
Legge”, precisando che “attualmente, a tutte le iscrizioni all’Albo di cittadini stranieri con titoli
omologati presentate in data successiva al 31 ottobre 2011, si richiede tassativamente il rispetto dei
requisiti derivanti dall’applicazione della L. n. 34 del 2006, del 30 ottobre” (…), la domanda di
riconoscimento (…) è rigettata”.
In data 20.09.16, infine, il commissario ad acta comunicava al Tar di non potere provvedere, in quanto
l’Amministrazione, ad avviso del commissario, aveva già emanato un diniego espresso “previa
acquisizione delle medesime informazioni di cui all’ordinanza del T.A.R. Lazio n. 8171 del 15 luglio
2016”.

2. Con il ricorso in epigrafe l’odierno esponente ha quindi impugnato: a) la PEC con cui il Ministero della
Giustizia gli ha notificato il decreto di rigetto della domanda di riconoscimento del titolo di abogado
acquisito in Spagna datato 7 luglio 2016; b) il verbale di insediamento del commissario ad acta,
depositato il 20 settembre 2016, relativo al procedimento precedentemente instaurato e definito con
sentenza n. 4180/2016 della Sezione; c) ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale. Ha
inoltre avanzato domanda risarcitoria dei danni derivanti sia dal “silenzio inadempimento”
dell’Amministrazione, dichiarato illegittimo con sentenza della Sezione n. 4180/2016, sia dal diniego di
riconoscimento adottato il 7.7.2016.

3. Questi i motivi di impugnazione dedotti:

I – NULLITÀ DEI PROVVEDIMENTI PER VIOLAZIONE DELL’ART. 21-SEPTIES L. N. 241/90.
I citati provvedimenti (tanto quelli del Ministero della Giustizia che del commissario ad acta) sarebbero
stati assunti in violazione/elusione della sentenza Tar Lazio, Roma, I, 6 aprile 2016, n. 4180 e della
ordinanza collegiale Tar Lazio, Roma, I, 15 luglio 2016, n. 8171; nella sentenza il giudice avrebbe
ordinato alla P.A. di emettere un provvedimento espresso entro 30 gg., ma previa nuova interlocuzione con la Spagna, mentre né l’Amministrazione né il commissario avrebbero rispettato il quomodo
dell’esecuzione.

II – VIOLAZIONE PRINCIPIO DEL MUTUO RICONOSCIMENTO DEI TITOLI SANCITO NEGLI ARTT. 13, 14, 50 E 51 DELLA DIRETTIVA 2005/36/CE.
Sarebbe violato il principio del mutuo riconoscimento dei titoli, in base al quale lo “Stato membro
ospitante” non può sindacare la validità del titolo straniero dichiarato valido dalle competenti Autorità
straniere, atteso che la competenza a stabilirne la validità sarebbe esclusivamente dello “Stato
membro di origine” che ha emanato il titolo (in questo caso, la Spagna, in persona dell’Ilustre Colegio
de abogados de Santa Cruz de La Palma).
In Spagna solo i Colegios de abogados potrebbero iscrivere (dar de alta) o cancellare (dar de baja) un
abogado; il sistema IMI servirebbe solo a favorire lo scambio di informazioni nel mercato interno
(internal market information) ma non avrebbe valore “costitutivo”;

III – ECCESSO DI POTERE PER ERRONEITÀ DEI PRESUPPOSTI, IN RELAZIONE ALLA COMUNICAZIONE IMI N. 49272 DELL’11.05.16.
Erroneamente l’Amministrazione avrebbe affermato che la Spagna, con la comunicazione IMI n. 49272
del CGAE dell’11.05.16, avrebbe definitivamente dichiarato i titoli post 31.10.11 senza master ed
esame di Stato come “irregolari”; e, invero, la sentenza del Tribunale superiore di giustizia di Madrid,
del 29 giugno 2015, avrebbe negato l’esistenza di una discriminazione nella Ley 34/2006 fra i licenziati
in Spagna e negli altri Paesi Ue.

IV – DISPARITÀ DI TRATTAMENTO.
Come ammesso dal Ministero della Giustizia, l’ufficio per il riconoscimento dei titoli di avvocato ha
riconosciuto centinaia di titoli di abogados identici a quello del ricorrente. Solo a partire dall’agosto
2014, a seguito della ricezione delle false informazioni inviate con una mail anonima (doc. 5-7), il
Ministero della Giustizia ha deciso di interrompere l’emissione dei decreti, nell’errato convincimento che
i titoli fossero in fase di annullamento.
Il titolo del ricorrente sarebbe identico a centinaia di titoli di abogados riconosciuti dal Ministero della
Giustizia nel 2012, 2013 e 2014. Evidente sarebbe la disparità di trattamento tra titoli identici.
Completata l’esposizione dei motivi di ricorso, il ricorrente ha compiutamente articolato domanda di
risarcimento dei danni non patrimoniali e patrimoniali derivanti dall’illegittimo silenzio (protrattosi dal
24.06.15 al 07.07.16), così come dall’illegittimo diniego (dal 07.07.16 in poi) dell’intimato Ministero.

Ha, quindi, avanzato richieste istruttorie.
4. Nel presente giudizio si è costituito il Ministero della Giustizia, per resistere al ricorso e chiederne il
rigetto nel merito, affidando l’esposizione delle proprie difese a successiva memoria, depositata in
vista della discussione della domanda cautelare. Anche la parte ricorrente ha depositato memoria,
insistendo nelle proprie ragioni.
5. Con ordinanza collegiale n. 7401/2016 del 23 novembre 2016 è stata respinta la domanda
incidentale di misure cautelari.
6. In vista della udienza pubblica per la discussione del ricorso, entrambe le parti hanno depositato
memorie, anche di replica, ciascuna insistendo nelle proprie conclusioni.
In data 21 febbraio 2018 il ricorrente ha depositato istanza di autorizzazione al deposito tardivo di
memorie e documenti e contestuale istanza istruttoria.
7. Alla pubblica udienza del 28 febbraio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Motivi della decisione

1. Va preliminarmente respinta l’istanza di autorizzazione, formulata da parte ricorrente, al deposito
tardivo di documenti, e con essa, la contestuale istanza istruttoria, in quanto riguardano altro
soggetto, non nominativamente individuato, che asseritamente verserebbe nella stessa situazione
dell’odierno esponente; il Collegio, considerata la mole documentale presente agli atti di causa, e
ritenendo i documenti tardivamente depositati non rilevanti ai fini della delibazione della presente
controversia, ne dispone lo stralcio dagli atti del presente giudizio, rigettando l’istanza in questione.

2. Quanto al merito, la compiuta ricostruzione della vicenda operata negli scritti difensivi
dall’amministrazione intimata, unitamente alla copiosa e rilevante documentazione dalla stessa
versata agli atti, consentono di superare de plano le censure attoree rivolte agli atti impugnati.

2.1 Ai fini dell’inquadramento normativo e fattuale della vicenda, è utile premettere sintetici cenni
introduttivi.2.2 L’odierna controversia riguarda un cittadino italiano che aspira al riconoscimento nell’ordinamento
nazionale del titolo di “abogado”, conseguito nello Stato spagnolo previa omologazione nello stesso
paese del diploma di laurea, pure in Italia conseguito. Viene, qui, in rilievo il procedimento ordinario di
riconoscimento dei titoli professionali – disciplinato dal D.Lgs. 9 novembre 2007, n. 206, in attuazione
della Direttiva 2005/36/CE – di competenza del Ministero della Giustizia, odierno intimato; per la
professione legale, il Ministero della Giustizia ha, nel tempo, adottato decreti di riconoscimento del
titolo di abogado, applicando al richiedente misure compensative costituite dal sostenimento di una
prova scritta ed orale.
Nel procedimento in esame, l’amministrazione dello Stato membro ospitante, investita di una richiesta
di riconoscimento del titolo professionale rilasciato dall’autorità straniera, procede ad acquisire in via
ufficiale le necessarie informazioni dall’amministrazione straniera competente tramite il sistema IMI
(Internal Market Information System), sistema di cooperazione tra autorità degli Stati membri
dell’Unione Europea, il cui utilizzo è reso obbligatorio, in materia, dall’art 3 del Regolamento (UE) n.
1024/2012 del 25 ottobre 2012 e dalla stessa direttiva 2005/36/CE (art. 56), come modificata dalla
direttiva 2013/55.

2.3 Per quanto di interesse nella presente sede, si rileva che in Spagna, per il passato, il possesso
della laurea in giurisprudenza costituiva requisito sufficiente per l’iscrizione in un Colegio de abogados
e il conseguimento del titolo di abogado; per l’effetto, il Ministero della Giustizia emetteva decreti di
riconoscimento di soggetti che dimostrassero di essere in possesso del titolo di abogado.
Sennonché, per effetto della ley n. 34/2006, in vigore dal 31 ottobre 2011, lo Stato spagnolo ha
adottato una nuova disciplina di accesso alla professione di avvocato, introducendo un esame di
abilitazione professionale.

2.3.1 Venuto a conoscenza della novità normativa, il Ministero della Giustizia ha avuto una lunga
interlocuzione con le Autorità Spagnole al fine di ottenere chiarimenti in merito al corretto
procedimento di acquisizione del titolo in discorso, come ridefinito dalla ley n. 34/2006. Nello specifico,
in data 24 settembre 2014, attraverso il sistema IMI (richiesta n. 35651), l’Amministrazione della
giustizia inoltrava richiesta al Ministerio de Educacion – all’epoca competente in Spagna per la
professione di abogado (come risultante dal sistema IMI stesso) – sulla attuale regolamentazione della
professione di abogado nel detto Paese; le risposte non erano, tuttavia, risolutive e la stessa autorità
spagnola si riservava di fornirne di più esaurienti, anche consultando il locale Ministero della Giustizia.
Vi era incertezza, in particolare, sulla disposizione transitoria unica della L. n. 34 del 2006, da cui si
desumeva (punto 3) che coloro che avessero ottenuto l’omologazione della laurea straniera come
“licenciados” entro il 31 ottobre 2011, potessero iscriversi ad un colegio profesional entro due anni
dall’entrata in vigore della legge (ossia entro il 31 ottobre 2013), senza che fosse loro richiesto il
conseguimento dei titoli in essa previsti (master ed esame di Stato).

2.3.2 Poiché, a partire dal 17 febbraio 2015, la Spagna indicava, quale autorità competente in materia,
il Ministerio de Justicia, ad esso il Ministero della Giustizia indirizzava, quindi, le richieste riguardanti
taluni soggetti che avevano chiesto il riconoscimento del titolo di abogado, facendo espresso
riferimento alle novità normative intervenute ed alla disposizione transitoria prevista nella legge
spagnola n. 34/2006.
Come risulta dalla documentazione agli atti, il Ministerio de Justicia interpellato rispondeva in maniera
conforme in tutti i casi, chiarendo che: “Coloro che richiedano l’omologazione del titolo straniero dopo il
31/10/2011 devono frequentare un master specifico accreditato e superare l’esame di Stato …. La sua
iscrizione al Colegio de Abogados è irregolare e deve essere annullata dal Consejo de la Abogacía
Espanola” (tra le altre, richiesta IMI 39462 (ex 35651); IMI 39620; IMI 39624; all. 001, 002 e 003, Min.
Giust.,18.1.2018).
Ne risultava che i soggetti che avevano richiesto il riconoscimento del titolo di abogado acquisito in
Spagna senza avere in precedenza e con profitto frequentato il master e sostenuto l’esame di Stato,
qualora avessero attivato la procedura di omologazione dopo il 31 ottobre 2011, pur possedendo una
documentazione apparentemente regolare, erano in realtà privi dei requisiti prescritti dalla normativa
interna spagnola, come interpretata dall’autorità competente spagnola e comunicato per le vie ufficiali,
ai fini dell’accesso ed esercizio della professione di avvocato in Spagna.
Inoltre, in data 24 aprile 2015 il Ministerio de Justicia comunicava che la prima sessione dell’esame di
Stato introdotto dalla riforma si era svolta nell’anno 2014, in tal modo consentendo di escludere che i
soggetti che si fossero iscritti in precedenza al rispettivo Colegio de Abogados, fossero stati in grado
di superare il prescritto esame e che, quindi, gli stessi versassero in una situazione di regolarità
dell’iscrizione.
2.3.3 La questione del riconoscimento del titolo di abogado acquisito in Spagna da parte di cittadini
italiani, peraltro, era anche all’attenzione della Commissione Europea, che sosteneva la necessità di
chiedere nuovamente alle autorità spagnole, tramite la rete IMI, se le iscrizioni dei cittadini italiani
coinvolti fossero state effettivamente annullate.
Il Ministero della Giustizia tornava, quindi, a formulare i medesimi quesiti al Consejo General de la
Abogacía Espanola, cui il Ministerio de Justicia aveva più volte fatto riferimento, il quale, dopo lunga e
difficile interlocuzione, con risposta inviata in data 11 maggio 2016, tramite il sistema IMI, nel caso n.
49272 (all. 006, Min. Giust., 12.1.2018), esplicitamente confermava che “si dovranno accettare solamente le iscrizioni all’Albo di cittadini stranieri, con titoli omologati, senza richiedere la formazione
complementare prevista dalla L. n. 34 del 2006, quando il titolo presentato avesse iniziato la pratica di
omologazione prima del 31 ottobre 2011. A quei cittadini stranieri con titoli la cui omologazione sia
stata avviata successivamente a tale data e che vogliono iscriversi all’Albo dovrà essere richiesta la
formazione complementare prevista dalla Legge”, aggiungendo che “attualmente, a tutte le iscrizioni
all’Albo di cittadini stranieri con titoli omologati presentate in data successiva al 31 ottobre 2011, si
richiede tassativamente il rispetto dei requisiti derivanti dall’applicazione della L. n. 34 del 2006, del 30
ottobre”.
2.3.4 In una apposita conferenza di servizi, tenutasi il 9 giugno 2016 (all. 004, Min.Giust., 18.11.2016),
si decideva, dunque, all’unanimità delle autorità intervenute (tra le quali, oltre il Ministero della
Giustizia, il Dipartimento per le Politiche Europee, il Ministero degli affari esteri, il Ministero
dell’istruzione ed il Consiglio nazionale forense), di procedere al rigetto delle domande di
riconoscimento dei soggetti che, avendo richiesto l’omologazione del loro titolo di studio italiano
successivamente al 31 ottobre 2011, non dimostrassero di avere frequentato il prescritto master e di
avere superato l’esame di Stato in Spagna.

3. Tanto premesso, può passarsi all’esame delle censure svolte con i motivi di ricorso.

4. Con il primo motivo il ricorrente censura i provvedimenti impugnati perché sarebbero stati assunti in
violazione/elusione della sentenza n. 4180/2016 e della ordinanza collegiale n. 8171/2016 della
Sezione, che avrebbero ordinato alla P.A. di emettere un provvedimento espresso entro 30 gg., previa
nuova interlocuzione con la Spagna, che non avrebbe invece avuto luogo.
Il motivo è del tutto destituito di fondamento, in fatto e in diritto.
Contrariamente agli assunti di parte ricorrente, la sentenza n. 4180/2016 ordinava al Ministro della
Giustizia di provvedere entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione, mentre non onerava affatto
l’amministrazione intimata di interloquire nuovamente con le autorità spagnole.
Un siffatto incombente era, invece, imposto, dalla successiva ordinanza n. 8171/2016 della Sezione, la
quale, tuttavia, veniva emessa successivamente all’adozione del formale provvedimento di rigetto
della domanda di riconoscimento presentata dal sig. L.; e, pertanto, nessuna elusione o violazione dei
provvedimenti giudiziali suddetti può essere predicata nel caso di specie, in cui l’Amministrazione
intimata, una volta ricevute dalla Spagna le risposte risolutive sulla questione in esame (in data 11
maggio 2016), e organizzati le operazioni e i passaggi procedurali a tal fine necessari (attività di
traduzione, conferenza di servizi del 9 giugno 2016, etc.), ha adottato in data 7 luglio 2016 il decreto
in questa sede impugnato, con ciò, dando compiuta esecuzione alla sentenza n. 4180/2016 della
Sezione; mentre, altrettanto correttamente il Commissario ad acta, nel verbale di insediamento
depositato il 20.09.2016 presso la Segreteria della sezione, affermava che l’Amministrazione aveva
ottemperato a quanto prescritto, rimettendo gli atti al Giudice.

5. Con il secondo motivo di gravame il ricorrente lamenta la violazione del principio del mutuo
riconoscimento dei titoli, in base al quale lo “Stato membro ospitante” non può sindacare la validità del
titolo straniero dichiarato valido dalle competenti Autorità straniere.
La censura non è meritevole di adesione.
Alla luce della ricostruzione della vicenda sopra operata (parr. 2.2-2.3.4), deve escludersi che il
Ministero della Giustizia italiano abbia sindacato la validità del titolo straniero, essendo state, di
contro, le stesse autorità competenti del paese di provenienza ad affermare, al di là del possesso
formale di un provvedimento di iscrizione in un Colegio de Abogados, l’irregolarità dell’iscrizione di
coloro che non possedessero i requisiti che le stesse autorità competenti spagnole avevano riferito
essere indispensabili ai fini del corretto accesso ed esercizio della professione di avvocato in Spagna.
Pertanto, in forza di quanto comunicato da parte delle autorità spagnole, correttamente
l’Amministrazione intimata ha concluso che l’odierno esponente, così come tutti i soggetti versanti nelle
medesime condizioni, ai fini dell’applicazione della normativa spagnola in materia, fosse del tutto
carente dei requisiti richiesti per l’accesso e l’esercizio della professione di abogado in Spagna, e non
potesse, dunque, vantare alcun valido titolo, suscettibile di essere riconosciuto in Italia, ai fini
dell’accesso e dell’esercizio della professione di avvocato.

6. Con il terzo motivo il ricorrente insiste nelle sue tesi, soffermandosi sul dato dell’avvenuta iscrizione
in un Colegio di abogados, mai revocata né annullata, per farne discendere la conseguenza di essere
in possesso di un titolo valido.
Le doglianze vanno disattese, sulla base delle considerazioni già svolte, in quanto la questione di cui
si controverte non concerne il fatto dell’iscrizione del sig. L. in un Colegio di abogados, bensì il
possesso, da parte del ricorrente, dei requisiti per l’iscrizione, a prescindere dal dato formale
dell’iscrizione stessa.
Al riguardo, l’odierno esponente pone in risalto il mero dato amministrativo dell’iscrizione e, sul piano
procedurale, eccepisce l’incompetenza del Ministerio de Justicia spagnolo. Tuttavia, osserva il Collegio
che è lo stesso Consejo de la Abogacía Espanola a riferire testualmente che “è avvocato chiunque,
riunendo i requisiti stabiliti dall’ordinamento e specialmente nel titolo, si ritrova iscritto come esercente
nel Colegio de abogados nel quale ha il suo domicilio professionale unico o principale” (IMI n. 49272,
17/4/2018 Sentenzeall. 003, ricorrente, 29.10.2016), mentre, sul piano procedurale, ai fini del riconoscimento dei titoli professionali, le informazioni che provengono dall’autorità dichiarata competente dallo Stato membro
nell’ambito del sistema IMI, appositamente istituito in seno all’Unione Europea, rivestono carattere
pienamente ufficiale.

7. Anche il quarto motivo di ricorso è infondato e va disatteso.
Il ricorrente lamenta una pretesa disparità di trattamento rispetto a casi asseritamente identici per i
quali, fino al 2014, sarebbero stati emessi decreti di riconoscimento del titolo apparentemente
acquisito in Spagna.
Alla luce della ricostruzione fattuale della vicenda, la censura va rigettata, considerato il lungo e difficile
periodo di interlocuzione con le autorità spagnole che necessariamente ha preceduto il mutamento di
orientamento del Ministero della Giustizia e il rigetto delle domande dei soggetti che, in base alle
informazioni ufficiali fornite dalle competenti autorità spagnole tramite il sistema IMI, non
possedessero i requisiti che le stesse autorità competenti spagnole hanno riferito essere
indispensabili ai fini del corretto accesso ed esercizio della professione di avvocato in Spagna.

8. Per le considerazioni svolte il ricorso è infondato e va respinto, con riferimento alle domande
annullatorie.

9. Quanto alle domande risarcitorie, si osserva che la prima mira al risarcimento del danno derivante
dal silenzio inadempimento, protrattosi dal 24.6.2015 al 7.7.2016, inteso come danno da ritardo
nell’adozione di un provvedimento favorevole all’istante; la seconda mira al risarcimento del danno
derivante dal diniego di riconoscimento espresso, inteso come danno da illegittimità dell’azione
amministrativa.
Il ricorrente deduce la sussistenza degli elementi per condannare la p.a. al risarcimento del danno,
nella duplice configurazione richiesta, ai sensi dell’art. 34 c.p.a., richiamando la categoria della
responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043 c.c.
La pretesa risarcitoria avanzata nel suo complesso dal ricorrente è destituita di fondamento e va
respinta.
Quanto al danno da silenzio-inadempimento, osserva il Collegio che, alla stregua della giurisprudenza
amministrativa, la sussistenza del danno da ritardo non può presumersi juris tantum, in relazione al
mero “superamento” del termine fissato per l’adozione del provvedimento amministrativo favorevole,
in quanto il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provarne i presupposti sia di carattere oggettivo
(sussistenza del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia di carattere
soggettivo (dolo o colpa del danneggiante). La prova dell’elemento soggettivo della fattispecie
risarcitoria deve considerarsi raggiunta a fronte della dimostrazione di un esito favorevole del
procedimento (con conseguimento da parte del privato del bene della vita richiesto) e a fronte di una
palese ed oggettiva inosservanza dei termini procedimentali, non giustificata da parte
dell’Amministrazione, né in sede procedimentale, né in sede giudiziale, con riferimento a difficoltà
oggettive di tipo tecnico o organizzativo rispetto al concreto affare trattato (Cons. St., sez. V, 25 marzo
2016, n.1239). Chiarisce ancora la giurisprudenza che l’illegittimità del silenzio serbato
dall’Amministrazione sulla richiesta del privato accertata in sede giurisdizionale non reca di per sé
alcun accertamento in ordine alla spettanza del bene della vita di cui trattasi e non può, pertanto,
costituire di per sé il presupposto per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno (Cons.
Stato, sez. III, 12 marzo 2015, n. 1287).
Nel caso all’odierno esame, l’infondatezza del ricorso in epigrafe, come accertata dal Collegio, dimostra
la non spettanza del bene della vita con esso agitato, e rappresentato dal riconoscimento del titolo di
abogado conseguito in Spagna; sicché parte ricorrente non riesce a soddisfare l’onere della prova
dell’esito favorevole del procedimento contestato, che costituisce l’elemento decisivo ai fini del
riconoscimento del diritto al risarcimento del danno da ritardo nell’adozione di un provvedimento
favorevole.
In ogni caso, nella vicenda de qua anche la prova dell’elemento soggettivo della fattispecie risarcitoria
risulta carente.
Come chiaramente messo in evidenza con la complessiva ricostruzione della vicenda, il ritardo
dell’Amministrazione nel provvedere sulla domanda di riconoscimento del sig. L. non dipendeva da
inerzia dolosa o colposa del Ministero della Giustizia, ma era principalmente dovuto al lungo e difficile
periodo di interlocuzione con le autorità spagnole che necessariamente precedeva la definizione della
posizione del Ministero della Giustizia sulla questione in esame. Come risulta ufficialmente dal verbale
della richiamata conferenza di servizi del 9 giugno 2016, “Solo a seguito di reiterate richieste da parte
di questa Direzione generale di ulteriori chiarimenti in ordine alla validità del titolo di soggetti versanti
in condizioni identiche – per le quali erano state fornite risposte contraddittorie e che hanno
comportato una stasi procedimentale – il Consejo de la Abogacìa Espanola, con risposta inviata in data
11 maggio 2016 tramite il sistema IMI (caso n. 49272), ha infine esplicitamente confermato che “si
dovranno accettare solamente le iscrizioni all’Albo di cittadini stranieri, con titoli omologati, senza
richiedere la formazione complementare prevista dalla L. n. 34 del 2006, quando il titolo presentato
avesse iniziato la pratica di omologazione prima del 31 ottobre 2011. A quei cittadini stranieri con titoli
la cui omologazione sia stata avviata successivamente a tale data e che vogliono iscriversi all’Albo
dovrà essere richiesta la formazione complementare prevista dalla Legge”.

Pertanto, nel caso all’odierno esame, difetta in radice anche l’elemento soggettivo, del dolo o della
colpa, per la configurabilità di una responsabilità della p.a. per danno da ritardo (TAR Sicilia – Palermo,
III, 5 giugno 2015 n. 1316).
In definitiva, la non spettanza del bene della vita, come accertata dal Collegio ritenendo l’infondatezza
del ricorso in epigrafe avverso il provvedimento di diniego impugnato, conduce al rigetto della
domanda risarcitoria complessivamente spiegata dal ricorrente, sia quanto al danno da “illegittimo
silenzio”, sia – a fortiori – quanto al danno derivante dal diniego medesimo, inteso come danno da
illegittimità dell’azione amministrativa, che, nella specie, è stata accertata come insussistente.
10. In ragione della natura della controversia, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione
tra le parti delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul
ricorso, come in epigrafe proposto, così provvede:

  • dispone lo stralcio dagli atti di causa del deposito di parte ricorrente del 21 febbraio 2018;
  • respinge il ricorso;
  • compensa le spese.
  • ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa

abilitazione in Spagna

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“Abogados” e la sentenza del TAR Lazio n. 3066/2018
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