Autore Topic: divorzio-trasferimento ai figli della casa coniugale e diritto di abitazione  (Letto 337 volte)

emysword

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Salve a tutti. In sede di separazione consensuale i coniugi hanno stabilito l'assegnazione della casa coniugale, in comproprietà, alla moglie collocataria dei figli (uno minorenne ed uno maggiorenne non autosufficiente).
Dopo la separazione anche il secondo figlio è divenuto maggiorenne, ma entrambi sono ancora non indipendenti economicamente. Ora, ove in sede di divorzio congiunto, i coniugi stabilissero il trasferimento a titolo gratuito dell'immobile adibito a casa coniugale a favore di entrambi i figli o l'impegno a trasferirlo entro un mese dall'omologa, il diritto di abitazione sulla casa coniugale a favore della moglie collocataria dei figli rimarrebbe automaticamente in piedi, in mancanza di diversa espressa pattuizione? Oppure, trasferendo la proprietà dell'immobile in capo ai figli, l'ex coniuge potrebbe poi ottenere, col consenso dei figli stessi, di tornare ad abitare in casa? Grazie in anticipo!



Honeymoon

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Secondo me il diritto di abitazione resterebbe in piedi perché non è legato tanto alla proprietà dell'immobile quanto alla collocazione dei figli non autosufficienti, seppur maggiorenni. E poi la moglie dovrebbe aver trascritto il provvedimento di assegnazione.
Comunque, per stare tranquilli, se difendessi la moglie vorrei una tutela esplicita. Proprio per evitare che i figli provino a cacciarmi di casa per far entrare il padre.

saltailmuro

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Io a rigor di logica  ( ma da assoluta profana in materia) arrivo alla conclusione esattamente opposta. Proprio perché l'assegnazione e' stabilita nell'interesse dei figli, una volta donato loro l'immobile questo interesse automaticamente cade. Concordo sulla opportunità di tutelare la madre. Magari  (ipotizzo) con la donazione della nuda proprietà ai figli e la costituzione di usufrutto  (sia pure a termine) in capo alla donna. O in alternativa qualche diritto reale minore.


Secondo me il diritto di abitazione resterebbe in piedi perché non è legato tanto alla proprietà dell'immobile quanto alla collocazione dei figli non autosufficienti, seppur maggiorenni. E poi la moglie dovrebbe aver trascritto il provvedimento di assegnazione.

Honeymoon

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Salta, premesso che non è mai capitato neppure a me, direi che ci sono argomenti validi a sostegno di entrambe le tesi.
Non so cosa dice la dottrina a riguardo, però vedo che - anche quando i figli sono maggiorenni - il provvedimento di assegnazione della casa coniugale comprende sempre un genitore collocatario (che magari non vanta alcun diritto reale sull'immobile). Se invece seguissimo il tuo ragionamento, ogni qual volta che i figli sono maggiorenni la casa dovrebbe essere assegnata solo a loro senza un diritto di abitazione in capo a nessuno dei due genitori.
Sarebbe interessante approfondire.

emysword

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Comunque, per stare tranquilli, se difendessi la moglie vorrei una tutela esplicita

Si, infatti, sto procedendo a far trascrivere il diritto di abitazione...ma non credo proprio che il marito sia d'accordo ad alcuna forma di "tutela esplicita" nei confronti della moglie...per questo mi ponevo l'interrogativo....Suggerimenti al riguardo? Grazie intanto per le risposte già date.

Honeymoon

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Per inciso, io sono contraria a queste donazioni perché spesso i donanti fanno il gesto con l'idea di continuare a gestire il bene e ad avere una signoria su di esso. Poi che succede? I figli vendono/non vogliono ospitare nessun genitore e si finisce in faida.
Tornando al tuo problema, io farei una ricerca per capire se la assegnazione della abitazione è opponibile ai donatari. In generale ai terzi acquirenti è opponibile. In questo modo non ci sarebbe bisogno di fare nulla e la moglie sarebbe tutelata.
Se invece non fosse opponibile non so cosa consigliarti: se il marito non vuole cedere sul punto gli farei notare che l'alternativa è aspettare che l'ultimo figlio trovi lavoro e poi mettere in vendita la casa, lasciando la moglie dentro. Mi pare che in questo accordo quella che rinuncia di più è proprio la moglie.
Anzi, facendo un passo indietro: perché vogliono fare questa donazione? Mi sembra una fregatura bella e buona anche per il marito, che magari spera di farsi ospitare dai figli senza avere alcuna garanzia.
Io donerei la nuda proprietà.

nigripennis

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    se fossi un cioccolatino, sarei un boero
io concordo con lunadimiele.

che poi: dopo la donazione, chi paga il mantenimento dell'alloggio?
utenze, caldaia, spese condominiali, IMU, tari, tasi, taxi, tazi...
i figli maggiorenni non autosufficienti?
il genitore "ex assegnatario"? allora gli conviene tenersi la casa così com'è.

mi sembra una cosa illogica.

saltailmuro

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Boh. Dovendo procedere a divorzio congiunto, l'unica sarebbe trasporre queste questioni tra le condizioni. Magari in quella sede si potrebbe ribadire, in via espressa, la sopravvivenza del diritto di abitazione (se non la previsione di costituire un usufrutto) in capo alla madre per ancora un tot di anni, da formalizzare in una all'imminente donazione. Tipo una donazione condizionata. In questo modo sarebbe senz'altro opponibile anche ai figli.

Sto comunque scrivendo ad minchiam,  Non so se sia fattibile eh, talvolta amo sforare nel fantadiritto :D


che poi: dopo la donazione, chi paga il mantenimento dell'alloggio?
utenze, caldaia, spese condominiali, IMU, tari, tasi, taxi, tazi...
i figli maggiorenni non autosufficienti?
il genitore "ex assegnatario"? allora gli conviene tenersi la casa così com'è.


nigripennis

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    se fossi un cioccolatino, sarei un boero
sarebbe interessante sapere le motivazioni circa questa donazioni, così potremmo anche dire qualcosa di più sensato  :D circa le conseguenze

emysword

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Grazie per i tantissimi pareri, tutti fonte di interessanti spunti.
Anche secondo me sarebbe stato meglio lasciare la situazione invariata per il momento, almeno fino all'indipendenza economica dei figli....
La motivazione che spinge la moglie, assegnataria del diritto di abitazione, a voler optare per la donazione ai figli è proprio la paura che il marito voglia mettere in vendita la casa a terzi(quantomeno la sua quota), non lasciando nulla ai figli stessi.
Il marito, invece, che sta continuando a pagare anche la metà del mutuo per una casa di cui non può usufruire, è intenzionato a vendere (per fare cassa): ma mi sfugge sinceramente come possa pensare di vendere la sua quota, quando vi è un diritto di abitazione sulla casa (in fase di trascrizione). L'unico mio dubbio è che, essendo una casa molto grande, in cui potrebbero crearsi due ingressi, ecc... possa ottenere la divisione materiale.
 

Honeymoon

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Ma io voglio proprio vedere come fa a vendere la metà di un immobile (ah!) gravato da diritto di abitazione (ah!ah!).
Dal punto di vista della statistica direi che la moglie dovrebbe preoccuparsi di più che la casa venga rasa al suolo da un terremoto.

Che poi scusa, donano la casa e proseguono nel pagamento del mutuo? Per me è la ricetta per far litigare tutti con tutti tra 5-10 anni.

Per tutti i motivi anzidetti, e per le considerazioni di nigri in tema di costi dell'immobile, suggerisco caldamente la donazione di nuda proprietà (che magari sembra più equa al marito) o quanto meno la costituzione di un diritto di abitazione (magari fino all'estinzione del mutuo?) come suggerito da saltailmuro.

lupuscanis

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    Il Solito Pirla
manca l'info più importante: cosa vorranno fare dell'immobile i comproprietari ex coniugi una volta che i figli saranno autonomi?

vi è accordo di lasciare la casa ai figli?

vi è accordo nel venderla?

oppure ognun per sè e l'esito inevitabile sarà il giudizio di divisione?

perché in questo ultimo caso la donazione è una inqulata sotto qualsiasi punto di vista la si guardi.


il diritto di abitazione è l'ultimo dei problemi, stante la sua essenziale temporaneità e funzionalità rispetto alla non autosufficienza dei figli, che però essendo ormai maggiorenni potrebbero affrancarsi anche presto.

nigripennis

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    se fossi un cioccolatino, sarei un boero
perchè non vendono e col ricavato ognuno dei due fa quello che vuole?
perchè così lei continua a vivere in una grande e bella casa, mentre lui magari no.
vero?

saltailmuro

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Hai centrato la questione.

Bisognerebbe anche avere altri elementi in mano. Primo tra tutti, quello patrimoniale di entrambi. La casa mi pare sia gravata da mutuo, che paga il marito. Mica detto che con la vendita la moglie riesca a trovare un'altra sistemazione.

perchè non vendono e col ricavato ognuno dei due fa quello che vuole?
perchè così lei continua a vivere in una grande e bella casa, mentre lui magari no.
vero?

emysword

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manca l'info più importante: cosa vorranno fare dell'immobile i comproprietari ex coniugi una volta che i figli saranno autonomi?

vi è accordo di lasciare la casa ai figli?

vi è accordo nel venderla?

oppure ognun per sè e l'esito inevitabile sarà il giudizio di divisione?
Come accennato, non vi è accordo su nulla. Il marito vorrebbe venderla per fare cassa; la moglie non vuole assolutamente che si venda a terzi, perciò pensava ad una donazione ai figli; il marito non vuole fare la donazione permettendo alla moglie di rimanere dentro, anche perché lui continua a pagare metà del mutuo più mantenimento (per la verità abbastanza esiguo) ai figli; l'altra metà del mutuo è pagata dalla moglie.
Io difendo la moglie e ovviamente cerco di trovare una soluzione vantaggiosa per lei e non per il marito che ha avuto fin dall'inizio un comportamento ai limiti della legalità (anzi, diciamo che tali limiti li ha pure superati!): per questo mi chiedevo - e qui torno alla domanda di origine - se, eventualmente convincendo il marito a donare ai figli ma senza prevedere espressamente il diritto di abitazione della moglie collocataria (perchè lui non farebbe mai inserire questa clausola espressamente) il diritto di abitazione sopravvivesse.
Ovvio che i genitori dovrebbero continuare a pagare le spese dell'immobile, mutuo a metà e quant'altro.
Non riesco a capire sinceramente che vantaggio vi sarebbe nel prevedere (ove eventualmente si riuscisse) la donazione della sola nuda proprietà: bisognerebbe comunque prevedere l'usufrutto a favore della moglie o sbaglio?


 

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