Autore Topic: Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera  (Letto 7187 volte)

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Val

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Purtroppo nell'articolo di giornale dal quale ho appreso la nefasta notizia si fa cenno solo al sorteggio della commissione d'esame, non so, quindi, se sia passata anche quella immenza sciocchezza del togliere i codici commentati. Qualcuno può darmi notizie più dettagliate?

Lea

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #1 il: 27 Giu 2003, 09:41 »
per quello che so i codici ci sono e cmq la legge si applicherà alla sessione d'esami dopo quella del 2003, a parte l'articolo sull'incompatibilità tra l'essere membri della commissione e l'essere membri del Consiglio dell'Ordine che sara applicato subito, non posso essere più precisa perchè anch'io sto cercando il testo definitivo, ma non lo trovo...forse bisognerà aspettare la G.U.

Barbara.ud

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Nera disperazione!
« Risposta #2 il: 27 Giu 2003, 09:42 »
Su che giornale hai appreso la notizia? Se me lo dici corro a comprarlo...Aiuto! Speriamo che ci siano rimasti i codici annotati! Altrimenti, da domani non mi facci più vedere in studio e...tanto chiudermi in casa a studiare servirà a poco!

setter

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #3 il: 27 Giu 2003, 11:38 »
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 329 del 25/6/2003
   



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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, recante modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense (3998) (ore10,45).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, recante modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense.
Ricordo che nella seduta del 23 giugno scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.


(Esame dell'articolo unico - A.C. 3998)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 3), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 6).
Avverto, altresì, che sono state presentate proposte emendative all'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 5).
Avverto, inoltre, che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 1).
Avverto, infine, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3998 sezione 2).
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge e all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, mi sembra che questa sia un'inquietante vicenda. Infatti, in un paese libero, democratico, si dovrebbe aiutare l'accesso alla professione. Le forze politiche e chi governa dovrebbero intervenire sulle anomalie proprie dell'Italia, e non di altri paesi. La prima anomalia è che non si fa, nel nostro paese, la pratica professionale durante gli anni dell'università. Occorre fare in modo che negli ultimi due anni vi sia un collegamento diretto tra università e professione; in tale maniera, un giovane, nel momento in cui consegue la laurea, ottiene anche l'abilitazione professionale.
Non può essere competitivo un paese nel quale dopo diciotto anni di studio non si è abilitati all'esercizio di alcuna professione. Questo significa fare invecchiare i nostri ragazzi ed impedire loro di essere



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competitivi con i loro colleghi degli altri paesi europei, dove le superiori durano quattro anni anziché cinque, dove ci si laurea a 22 o 23 anni e dove, negli ultimi anni di università, c'è un collegamento con il mondo del lavoro e delle professioni. Ma in quale Europa vogliamo andare se, dopo diciotto anni di studio (cinque di elementari, tre di medie, cinque di superiori e l'università), diciamo al laureato: adesso vai in uno studio professionale a portare i cappuccini all'avvocato capo senza avere alcuna assicurazione, senza avere alcuna garanzia, senza avere alcuna retribuzione e senza maturare neppure un giorno di contributi per la pensione! È questo, onorevoli colleghi, il paese liberale e liberista che la Casa delle libertà ha detto di voler costruire? Io credo di no! Io credo di no!
Allora, dobbiamo capire come mai arrivino in aula alcuni provvedimenti che sono in netto contrasto con il programma della Casa delle libertà. Noi abbiamo parlato di libere professioni per snellirle! Abbiamo parlato dell'alto valore degli ordini professionali, ma con l'intenzione di riformarli affinché non siano caste chiuse di privilegio che impediscano ai giovani di poter accedere alle professioni!
Ministro Castelli, anche su questo problema delle professioni, perché la determinazione che le riconosciamo e lo spirito di servire il paese hanno preso una strada obliqua? La sua determinazione meritava di affrontare il problema dell'accesso alla professione forense. Questo dovevamo riformare! Inoltre, nell'ambito della riforma dell'accesso alla professione forense, dovevano rivedere anche come affrontare il problema dell'esame.
A me pare incredibile, ministro, che lei dica che al sud c'è una percentuale di promossi altissima ed al nord esigua. Scusi, ma se, per caso, al nord fossero più punitivi nei confronti dei giovani, per impedire loro di accedere alla professione, perché vogliamo rivoltare questo guanto secondo quel disegno e quel ragionamento? Io le posso dire che al nord, in particolare, c'è una chiusura netta che non riguarda, ministro Castelli, solo gli avvocati, ma anche i farmacisti, i commercialisti e le professioni in genere! Vogliamo che questi giovani diventino tutti lavoratori interinali? Tutti lavoratori a termine? Tutti senza contributi? Tutti nella provvisorietà? Tutti nella condizione di non potersi costruire un futuro? Eh, no! Quando uno studia diciotto anni per diventare avvocato, commercialista o ingegnere, ha diritto alla professione! In tutta l'Europa, gli ordini professionali non ci sono; questa è la verità, non il contrario (Applausi)!
Si dice che dobbiamo tenere conto che, in Italia, vi è un'altra tradizione. Ma se ad ogni passo che si fa in politica si dice di guardare all'Europa! Ebbene, in Europa gli ordini professionali non esistono!
E allora si fa in modo che chi è ricco, onorevole Castelli, chi ha denaro per potersi trasferire le abilitazioni se le prende all'estero e poi torna in Italia e ci fa «marameo», perché lui ci ha presi in giro. Allora, rivolgo un invito il mio gruppo, alla Casa delle libertà, che so essere sensibile sul tema. Noi siamo la coalizione che più di altre ha affrontato il problema degli ordini professionali. Invito a rivedere questo provvedimento, a ragionare. Se qualcuno mi porta un po' d'acqua gli sarei grato, onorevole Presidente.

PRESIDENTE. La procedura, onorevole, non lo prevede, però un bicchiere d'acqua non si nega a nessuno.

TEODORO BUONTEMPO. Credo che in questi casi non ci sia né un vincitore né un vinto, in questi casi deve prevalere il buon senso per non far vedere ai nostri ragazzi che hanno una politica nemica, perché quando si ha a che fare con i problemi dei giovani la politica si chiude, respinge, dà i calci, li emargina; questa è la verità. Ma come si può pensare che, di fronte a generazioni intere che protestano contro questa chiusura delle professioni, la risposta della Casa delle libertà consista nel dire: io ti complico l'esame, tu vai in giro per l'Italia e la commissione non è quella del tuo territorio. Onorevole Castelli, se lei ha dubbi sull'onestà degli ordini professionali che fanno l'esame, lei, ministro



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della giustizia, denunci nome e cognome di coloro che fanno falsi esami; li denunci, faccia i nomi (Applausi)!

LUIGI OLIVIERI. Bravo!

TEODORO BUONTEMPO. Non si può elaborare un teorema nel quale si dice: siccome sono troppi i promossi, probabilmente, gli esami sono corrotti, sono pagati, ci sono tangenti, e allora complichiamo tutto. No, onorevole Castelli, lei è ministro della giustizia, lei deve rendere trasparente questo passaggio e ci deve dire di quali documenti, che noi non abbiamo, lei è in possesso, quali testimonianze, quali prove, quali indagini ha svolto per dire che gli avvocati di Puglia, dell'Abruzzo, della Sicilia, del Lazio...

LUIGI OLIVIERI. Della Calabria!

TEODORO BUONTEMPO. ...sono corrotti, mentre quelli del nord, che impediscono l'accesso alla professione, non sono corrotti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo e di deputati di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Vi prego di trattenere gli entusiasmi.

TEODORO BUONTEMPO. Mi meraviglio che gli avvocati del sud che hanno fatto parte o che fanno parte degli ordini professionali e che vengono chiamati truffatori da questo provvedimento non reagiscano. Perché c'è questo silenzio? Non posso accettare che si sia onesti e disonesti a seconda del territorio nel quale si nasce e si vive, perché così passerebbe un principio devastante, onorevoli colleghi (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Alleanza nazionale reagisca contro questo principio razzista. Non è accettabile!

LUIGINO VASCON. Imbecille!

TEODORO BUONTEMPO. Una cosa è la riforma dell'esame - si può riformare - ma si deve prima evitare quel calvario che il giovane è costretto a subire dopo che ha preso la laurea.
Onorevole Castelli, le famiglie del sud hanno fatto studiare i propri figli a Roma, a Milano, a Torino, quelle famiglie contadine hanno fatto sacrifici incredibili, si sono tolte il pane di bocca per fare studiare i figli. Ha capito? Dopo 18 anni noi gli diciamo: «no», siccome lì ti possono promuovere, vai da un'altra parte.

LUIGINO VASCON. Finiscila!

TEODORO BUONTEMPO. Mi auguro quindi che si possa sospendere, che si possa rinviare il provvedimento, che si possa discutere, proprio perché questo provvedimento rischia di andare in senso contrario ai principi, alle linee politiche, alla volontà di cambiare il paese della Casa delle libertà.

GIULIO CONTI. Bravo!

TEODORO BUONTEMPO. Onorevoli colleghi, qui non si cambia il paese! Questa è la più retriva conservazione dei privilegi esistenti (Applausi)! Ecco perché negli altri paesi europei non sono previsti esami ma soltanto la pratica; difatti, chi si laurea in quei paesi deve possedere la certificazione - questo sì - da cui si evinca la sua partecipazione ai lavori di uno studio professionale. Pertanto, è opportuna la certificazione e non l'esame, soprattutto per far fronte a chi, nello svolgimento della propria libera professione, non vuole concorrenti. I giovani non possono accettare questa situazione! E a questo fine, scrivendoci e incontrandoli, ci hanno sensibilizzato chiedendoci di essere capiti.
Personalmente, voterò contro il disegno di legge di conversione di questo decreto-legge; altrimenti, se esso fosse approvato, ciò significherebbe cancellare tanta parte della nostra storia politica tesa alla libertà e alla trasparenza delle libere professioni, cancellando, inoltre, la possibilità di dare ai giovani un futuro. In particolare, non



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vogliamo un'Italia in cui si arrivi a trent'anni senza avere alcun diritto al lavoro, sbandati, e senza risorse!
Ministro Castelli, rivediamo la legge concernente la categoria dei farmacisti e rivediamo le altre leggi riguardanti gli altri ordini professionali, facendo in modo di tutelare comunque gli ordini senza che ciò si traduca in un privilegio. Se questo provvedimento sarà approvato, vi sarà un'ondata popolare tale per cui gli ordini professionali entro quattro anni dovranno essere aboliti. Facciamo, pertanto, in modo che il diritto prevalga, intervenendo, quando vi sono dei sospetti, in sede di svolgimento degli esami, cancellando l'iscrizione all'ordine professionale di chi si comporta male. Con questo non intendo dire, tenuto conto che la presunzione d'innocenza costituisce un principio del nostro diritto, che siccome in alcune sedi i giovani sono promossi, allora, gli avvocati sono corrotti.
Quello al nostro esame è un provvedimento rifiutato dai veri liberi professionisti, incomprensibile per l'opinione pubblica, ed inaccettabile per noi che abbiamo condotto in questo senso tante battaglie. Ritengo, inoltre, che anche la Lega nord Padania, quale partito popolare che rappresenta la popolazione delle regioni del nord, non possa sposare una parte, sposare il privilegio e una guerra dichiarata ai giovani, finendo per emarginarli. Noi non ci stiamo (Applausi)!

LUIGI VITALI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, intervengo per formulare la richiesta alla Presidenza e all'Assemblea di sospendere la seduta per 15-20 minuti al fine di riunire il Comitato dei nove.

GIOVANNI KESSLER. Ancora?

LUIGI VITALI, Relatore. Ciò al fine di definire il percorso del provvedimento.

PRESIDENTE. Sulla richiesta formulata dal relatore darò la parola ad un oratore a favore ed a uno contro.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ritengo che lei debba svolgere, rispetto alla richiesta formulata dal relatore, una riflessione integrativa e suppletiva. Tale questione, fra l'altro, era stata affrontata ieri e si era deciso per un rinvio ad oggi.
Signor Presidente, lei, sicuramente più competente di quanto lo sia io nel merito della questione, ha ascoltato l'intervento svolto dal collega Buontempo, il quale quasi mai parla a sproposito; questa mattina, infatti, ha parlato a proposito. Pertanto, come vede, la questione non è soltanto di merito e non riguarda questo o quell'emendamento ma si tratta di una questione strutturale, direi anche politica all'interno della maggioranza.
Mi deve consentire, signor Presidente, ma non credo che con una sospensione di 15 o 20 minuti sia possibile risolvere tale problema. Signor Presidente, prendiamo atto che all'interno della maggioranza vi è una frattura profonda, perché vi sono dei colleghi che, come hanno palesemente espresso, sostanzialmente non condividono l'impostazione del Governo.
Tutti sappiamo che sono in corso alcune discussioni; c'è una maggioranza che non ritrova il senso di un'impostazione su questo provvedimento, e penso sarebbe serio, signor Presidente, se lei facesse una valutazione più congrua rispetto alla situazione che si è venuta a determinare. Forse sarebbe il caso che anche il ministro tirasse le conseguenze di una chiara ostilità manifestata dalla sua maggioranza nei confronti del provvedimento che egli ha presentato.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.



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RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, quando ci si trova di fronte a qualche problema che sorge nel corso dell'esame di un provvedimento è prassi costante dei nostri lavori chiedere delle sospensioni della seduta per effettuare ulteriori approfondimenti: figuriamoci, è comprensibile. Tuttavia, non possiamo neanche nasconderci dietro ad un dito, ed è questo il problema, perché c'è chi cerca di spostare le questioni politiche esistenti sia all'interno della maggioranza, sia tra la maggioranza ed il Governo su questo provvedimento.
Ciò è avvenuto nella giornata di ieri, abbiamo acceduto alle richieste di inversione dell'ordine dei lavori, ma adesso ci si trova però di fronte ad un problema. Una sospensione di 15 minuti è necessaria per cercare di mettere a punto qualche proposta emendativa? È sufficiente? Me lo auguro. Si tratta solo di un auspicio, perché se ci si dovesse trovare di fronte ad ulteriori richieste che dovessero in qualche modo incidere sullo svolgimento dei nostri lavori, ritengo giusto riconsiderare l'intera questione all'interno dell'Assemblea.
Pertanto, siamo favorevoli anche noi ad una sospensione di 15 minuti; tuttavia, se le cose dovessero essere diverse da quelle prospettate, invito la Presidenza a ritornare in aula e a discutere il merito vero delle forti perplessità e contrarietà esistenti - chi assistito alla discussione sulle linee generali di questo provvedimento lunedì pomeriggio, infatti, ha avuto la plastica rappresentazione della mancanza di una capacità di governo su queste problematiche all'interno della maggioranza - poiché ritengo necessario riconsiderare l'intera questione in Assemblea.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Innocenti.
Il collega Boccia mi ha invitato ad una riflessione che di solito svolgo prima di parlare. Reputo inoltre di dovermi attenere anche ad un altro criterio: mi riferisco alla consuetudine, poc'anzi richiamata anche dal collega Innocenti, in ordine alle esigenze di carattere ordinatorio - che sicuramente non risolvono i temi di carattere politico - sulla base delle quali il Comitato dei nove stabilisce le modalità con le quali affrontare - e se affrontare - alcuni dei problemi posti da una norma nella quale il problema politico, il problema istituzionale, il problema di carattere ordinamentale degli ordini non credo abbia alcun colore, ma reputo piuttosto presenti una fisionomia che deriva dalle decisioni che potranno essere assunte.
Ritengo pertanto di accogliere la richiesta del relatore, onorevole Vitali; sospendo, dunque, la seduta, che riprenderà alle ore 11,30.

La seduta, sospesa alle 11,05, è ripresa alle 11,35.

PRESIDENTE. Porto a conoscenza dei colleghi che sono presenti nelle tribune, in visita alla Camera, i rappresentanti dell'università della terza età (potrei farne parte anch'io!) della sede autonoma di Colleferro, accompagnati dal presidente, dottor Ulderico Gagliarducci. Vorrei rivolgere loro un augurio e ringraziarli della visita (Applausi).
Chiedo al relatore Vitali di riferirci in ordine all'esito della riunione svoltasi.

LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, possiamo procedere nei nostri lavori. Dopodiché, l'Assemblea sovrana deciderà «il più a praticarsi».

PRESIDENTE. Speriamo che sia il più invece che il meno!
Riprendiamo, dunque, gli interventi sul complesso delle proposte emendative presentate.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il fatto stesso che sia stata chiesta la sospensione dell'esame di questo provvedimento per venti minuti dimostra la delicatezza del tema e, allo stesso tempo, la non uniformità di giudizio esistente all'interno della Casa delle libertà. Ciò perché si tratta di un provvedimento confuso, pasticciato e, rispetto ai problemi, credo che



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sia una risposta sbagliata, un rimedio peggiore del male, che dimostra tutta l'improvvisazione ed anche la leggerezza del Governo - mi sia consentito - nel presentare un provvedimento sotto forma di decreto-legge.
Tuttavia, qual è l'urgenza? I problemi della giustizia sono ben altri. Invece, da due anni a questa parte, il Governo in materia di sistema giudiziario fornisce risposte eccessivamente interessate, non rispondenti alle esigenze di una riforma complessiva del sistema giudiziario e, quindi, anche della riforma dell'attività forense.
La professione di avvocato è certamente tra le più significative nel panorama delle cosiddette professioni liberali. Negli ultimi anni essa ha assunto notevole visibilità ed influenza anche sul funzionamento del sistema giudiziario italiano, diventato più complesso e inadeguato rispetto all'evoluzione della società e dell'economia, nonché rispetto all'evoluzione delle relazioni internazionali. Tale evoluzione impone una maggiore professionalità sia ai magistrati sia agli avvocati.
Il tradizionale esame di Stato per l'accesso all'avvocatura non risponde a tale esigenza; contrasta, inoltre, con l'articolo 41 della Costituzione e non tiene conto della necessità di uniformarsi alla realtà degli altri paesi dell'Unione europea. Parliamo tanto di Europa, oggi abbiamo la responsabilità del semestre di Presidenza (al riguardo, domani riferirà il Presidente del Consiglio), ma credo che non si compiano passi concreti per essere all'altezza di questa nuova fase storica del nostro paese.
L'attuale sistema di accesso alla professione di avvocato è ritenuto da più parti superato, oltre che inadeguato all'accertamento effettivo delle attitudini ed anche della deontologia professionale. È interesse pubblico avere operatori di giustizia (mi riferisco non solo ai giudici ma anche agli avvocati) preparati, corretti e responsabili, in modo tale da affermare nella nostra società i valori della giustizia e della legalità, garantendo ai cittadini un giusto processo e un'adeguata assistenza e difesa.
I limiti e le incongruenze dello svolgimento dell'esame di Stato, così come esso è articolato e così come si prevede in questo decreto-legge, onorevole ministro, non garantisce affatto la verifica delle capacità all'esercizio della professione forense. Di fatto, continua ad essere una duplicazione di esami già sostenuti dai candidati durante il corso di studi universitari e, quasi sempre, finisce con l'essere un atto di accertamento di semplici conoscenze nozionistiche.
Occorre, invece, una verifica effettiva e continuativa della pratica professionale, in quanto soltanto la frequenza ed il lavoro quotidiano presso uno studio legale possono garantire un'adeguata formazione. Durante tale periodo, occorre anche prevedere una forma di retribuzione, perché nessuno di noi ignora che durante il biennio di praticantato, spesso, vi è un vero e proprio sfruttamento del lavoro di tali giovani.
In considerazione di ciò, ed in relazione alle tante negative esperienze, registratesi in diverse sedi dove si svolgono gli esami, delle quali purtroppo, spesso, si è interessata non solo la stampa ma anche la magistratura, è opportuno prevedere l'eliminazione dell'esame di Stato per gli aspiranti avvocati. Va abolito.
Va, invece, reso effettivo il praticantato e, dopo puntuali e periodici controlli, ne va riconosciuto il valore abilitante. Ciò, a mio avviso, sarebbe in linea con altri paesi dell'Unione europea in cui non è richiesto un esame per l'accesso alla professione di avvocato. A tal proposito, voglio dire che ho presentato una specifica proposta di legge, che mi auguro incontri interesse e conduca ad una discussione seria sull'argomento, con il contributo di tutti i colleghi, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza.
Il collega Buontempo, forse con molto calore e certamente senza spirito di demagogia, ha evidenziato tale necessità e, quindi, il confronto può aprirsi in sede di Commissione.
Per queste ragioni, siamo contrari al testo in esame, perché non risolve anzi, a mio avviso, complica i problemi. Per dirla



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tutta, è un testo poco serio. Mi auguro, perciò, che la Camera bocci tale proposta perché è illiberale, autoritaria, conservatrice ed anche antieuropea.
Spero che i colleghi, tutti i colleghi che sono investiti della responsabilità di decidere come singoli e non a seconda dei gruppi di appartenenza, compiano un atto di buon senso, di saggezza e di responsabilità verso tanti giovani che aspirano ad esercitare la professione forense.
Il gruppo della Margherita voterà contro questo provvedimento, così come ha fatto in Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gironda Veraldi. Ne ha facoltà.

AURELIO GIRONDA VERALDI. Ho chiesto la parola, rivendicando di essere, in assoluto, il più anziano degli avvocati della Camera. Sono più anziano di lei, signor Presidente!

PRESIDENTE. Temo di avere il primato, in quest'aula!

AURELIO GIRONDA VERALDI. Verificheremo. Dunque ho un'esperienza pari alla sua, rispetto a questo problema.
Parlerò, come è mio stile e mio costume, con pacatezza, pur dando atto che l'onorevole Buontempo, quando affronta un problema di cui è fortemente convinto, diventa un temporale al quale è difficile resistere, se non con l'ausilio della ragione.
Su tale tema bisogna fare chiarezza. Ho esaminato e meditato molto sul decreto-legge che il Governo ha presentato. Alcuni punti li condivido, altri no. Dirò quali ed il perché.
Ci troviamo in questa situazione: ovviamente non mi occupo della difesa degli avvocati, in quanto ho fatto il praticante per tanti anni, ho apprezzato l'opera degli avvocati presso i cui studi ho fatto pratica, non sono stato mai sfruttato né destinato a portare il caffè all'avvocato.
Gli avvocati - quelli che hanno la dignità della funzione che esercitano - insegnano ai praticanti e ricordo che un tempo si faceva la fila presso gli studi degli avvocati per essere ospitati a fare la pratica, perché il patrimonio culturale, etico e deontologico che si conquista in uno studio non ha prezzo.
Fatta questa premessa, abbiamo di fronte un decreto-legge che prevede modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense. Occorre, infatti, parlare con lealtà e con senso di realismo di fronte al fenomeno. Nel nostro paese vi è, su questo tema, una legge - se non ricordo male - del 1934, che risale dunque a sessant'anni fa, salvo una modifica marginale effettuata nel 1990, a proposito del certificato di compiuta prova, che prima veniva rilasciato dall'avvocato, mentre adesso viene rilasciato dall'ordine professionale.
In Italia, avviene questo, Presidente: vi sono esami facili, esami difficili ed esami normali, laddove mi pare che debba essere aspirazione ed ambizione di tutti che gli esami siano normali. Con il termine «normali», voglio dire che si dovrebbe valutare con un criterio di giustizia e di rigore la prova del candidato, al fine di assegnargli quel titolo che egli merita.
In sostanza, accade che per fare l'esame di avvocato - che prima era l'esame di procuratore, mentre oggi ha più rilevanza essere avvocato anziché procuratore, perché prima, per diventare avvocato, occorreva un'ulteriore pratica, che affinava le capacità e la validità dell'esercizio professionale - si fa l'istanza e la si fa alla sede che preventivamente si sceglie; ciò in quanto vi è una norma che consente di iscriversi, per fare gli esami, nella sede dove si è residenti da sei mesi. Abbiamo quindi assistito ad un certo fenomeno che, con un termine mutuato dalla zootecnia, ho definito della «transumanza» dei praticanti procuratori, i quali si trasferiscono in quella sede che essi privilegiano per due ragioni: primo, perché la sede dove dovrebbero operare usa dei criteri di estremo rigore; secondo, perché nella sede dove dovrebbero fare gli esami vi è, invece, un criterio di estrema agevolazione. Non si discute, quindi, che questa aspirazione da



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parte dei praticanti abbia delle precise motivazioni; che, poi, queste siano condivisibili o meno ciò non ha importanza.
Ebbene, sulla base di ciò, è accaduto che vi è stata un'inflazione delle iscrizioni nelle sedi facili ed aggiungo, Presidente, che questo è un fenomeno che io - da vecchio avvocato che ha a cuore la tutela della dignità della professione - non condivido, perché si è raggiunto il livello dell'illecito penale. Non si può infatti rimanere indifferenti al fatto che in alcune sedi vi è stato il rinvio a giudizio di 600-700 candidati, ai quali è stato passato - da chi non lo so - il compito e ai quali, quindi, sono state accordate le premesse per essere promossi!
Tuttavia, è anche esatto, Presidente, che in sede di correzione dei compiti possano prevalere dei criteri legati alla zona. Nel sud, ad esempio, sappiamo che chi fa il praticante, se non riesce a conseguire il traguardo della promozione ad avvocato, è condannato alla disoccupazione.
Dall'altra parte, però, non dobbiamo sottovalutare il fenomeno in negativo; infatti, se a persone ignoranti e moralmente non capaci si assegna il titolo di avvocato, tali soggetti vengono poi mortificati e vilipesi durante l'esercizio della professione. Quindi, signori miei, andiamoci piano nella liberalizzazione della professione forense!
Pur essendo favorevole ad alcuni temi trattati nel presente decreto-legge, tuttavia, per ragioni sia tecniche sia pratiche, non sono d'accordo sulla previsione relativa alla commissione centrale.
In sostanza, questo decreto-legge prevede che le prove si svolgano nella sede della corte d'appello in cui è iscritto il candidato, ma poi i temi ai fini della correzione sono trasmessi ad una sede sorteggiata, che può essere quella di Milano, quella di Trapani o quella di Lecce.
Quando si prevede che la commissione centrale indichi i criteri di valutazione delle prove, in realtà non si afferma nulla, in quanto non si può imporre il criterio di valutazione ad una commissione che deve valutare; infatti, la commissione deve valutare la prova esaminando il documento. E, subito dopo, questa stessa commissione viene esautorata della sua funzione di valutazione e di critica perché gli atti vengono trasmessi ad un'altra sede.
Allora, mi permetto di dire al ministro che, avendo svolto per tanti anni la funzione di presidente del consiglio dell'ordine, non bisogna intervenire sul momento della correzione, ma su quello dello svolgimento della prova; infatti, signor ministro, è lì che avviene l'interferenza - ortodossa o meno - dei commissari.
Dunque, sono d'accordo sul fatto che i commissari - per le ragioni che tutti conosciamo e che, per carità di patria, è meglio non esprimere - non debbano essere componenti del consiglio dell'ordine, tuttavia in quella fase occorre maggiore rigore. E, a mio avviso, questo rigore lo può esprimere il presidente della commissione che non sia locale.
Attraverso una precisa proposta emendativa, abbiamo proposto che vi sia la commissione locale con una presidenza esterna, alla quale occorre suggerire ed imporre criteri di vigilanza e di sorveglianza delle prove ispirati ed informati al massimo rigore.
Questo è il modesto suggerimento che mi permetto di dare, anche se non so quali saranno poi le indicazioni del mio gruppo alle quali, certamente, mi atterrò (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, ci è stato dato atto - e lo testimoniano i resoconti dei lavori della Commissione giustizia - dell'impegno che il gruppo dei Democratici di sinistra ha speso su questo provvedimento; dunque, vorrei spiegare le ragioni di tale impegno nonché quelle del nostro comportamento odierno.
Su una questione che, in questa sede, è stata rappresentata con accenti drammatici - anche se, a mio avviso, in maniera piuttosto unilaterale - dall'onorevole Buontempo, abbiamo da tempo colto il



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doppio paradosso che, nel nostro paese, presentano gli esami di abilitazione alla professione forense. Infatti, in alcune sedi di corte d'appello, tale esame è superato da circa il 90 per cento dei candidati mentre, in altre sedi, la percentuale è di poco superiore al 10 per cento.
Si è sancita per anni, in questo modo, una discriminazione che non ha tanto riguardo - e voglio sottolinearlo in aula - al fatto che le sedi nelle quali si promuove di più siano nel sud del paese e le sedi nelle quali si promuove di meno siano nel nord del paese. È ben chiaro, infatti, che l'affollamento delle sedi del sud per fare l'esame di abilitazione è dato da ragazzi che vengono dal nord del paese, per trovare una sede nella quale sia più semplice, spesso con metodi che non sono esattamente metodi leciti, ottenere l'abilitazione all'esame di avvocato.
Abbiamo ritenuto di ragionare in maniera feconda e proficua su questo provvedimento, insieme ai colleghi degli altri gruppi, per la ragione che abbiamo colto per la prima volta nell'agire, nella decisione e nell'iniziativa di tutta l'avvocatura associata - del CNF, dell'AIGA, dell'OUA - un primo atto di volontà di rottura di logiche (che sono quelle che conosciamo) talvolta - troppo spesso - fondate sul mercato degli esami. Di questo stiamo parlando: del mercato degli esami, dell'acquistare, per chi può, il futuro. L'abbiamo colto, perché ci sembrava che da questo pezzo della classe dirigente diffusa, che è l'avvocatura e che sono le professioni nel nostro paese, venisse un segnale forte alla politica: esiste per la prima volta dentro di noi, per contingenze diverse, alcune probabilmente addirittura casuali, la volontà di rompere alcuni meccanismi che - guardate - vanno insieme ad altri. L'essere, infatti, commissario in una commissione d'esame, nella quale è possibile comprare e vendere gli esami, significa crearsi una platea elettorale per diventare domani consigliere dell'ordine.
Dunque, abbiamo registrato, da parte della stessa avvocatura associata, un primo atto di volontà di rottura di questo nesso di chiusura corporativa e di consumazione tutta interna di logiche illecite, che trattano però il futuro delle ragazze e dei ragazzi italiani che vogliono fare l'avvocato. Per chi si assuma da classe politica a classe dirigente, capace, quindi, di dirigere e di cogliere i fenomeni nuovi, innovativi, di progresso e di moralizzazione, ciò sembra un dovere, anche per una forza di opposizione. Lasciatemi dire, in questo contesto politico che ciò vale soprattutto, per una forza di opposizione.
Abbiamo certamente lavorato con l'avvocatura associata, con il CNF, con l'AIGA, con l'OUA, ma siamo stati attenti alle richieste che ci venivano dai ragazzi dell'ANPA, vale a dire dall'associazione nazionale dei giovani praticanti avvocati. E, con i nostri emendamenti, che sono stati accettati dal relatore, abbiamo raccolto alcune loro richieste, diciamo le due richieste principali: poter fare il prossimo esame servendosi dei codici commentati e potere svolgere la prova di esame orale nella sede presso la quale avevano fissato la loro residenza di praticantato. Insieme, abbiamo visto accogliere da parte del relatore Vitali un altro emendamento, al quale tenevamo molto, proprio per rompere quel meccanismo, di cui ho parlato prima, del farsi una base elettorale per l'elezione al consiglio dell'ordine o alla cassa forense, approfittando dell'essere commissario d'esame. Quindi, è stato accolto il nostro emendamento sull'ineleggibilità a quelle cariche per chi abbia fatto parte delle commissioni d'esame.
Assistiamo oggi - ed è questo ciò che più ci sconcerta - ad una frantumazione della maggioranza su questo provvedimento, ad una frantumazione che dà ben atto del fatto che gran parte della maggioranza non coglie la responsabilità di dover assumere questo tratto di novità e questo atto di coraggio che vengono dall'avvocatura associata, per farne un primo cuneo rispetto al quale riordinare, in tempi brevissimi, la compiuta materia della riforma dell'ordine forense. Lì sì, senz'altro, occorrerà che un nuovo ordinamento curriculare faccia in modo che i due anni dopo la laurea diventino luoghi in cui si apprende il diritto pratico.



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Questo potrebbe far sì di evitare domani per i ragazzi che abbiano frequentato quelle scuole, con borse di studio e con un diritto allo studio assicurato per tutti, di fare l'esame scritto, in una costruzione comune della cultura delle professioni legali, notai, avvocati, magistrati. Tuttavia, capite bene che se noi oggi non rompiamo questo meccanismo, domani non costruiremo niente: ritorneranno le logiche della corporazione e della chiusura; ritornerà la discriminazione e il privilegio. Continueranno a vincere di più l'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato i ragazzi che hanno i mezzi per pagare e che magari hanno alle loro spalle lo studio del padre. Non coglieremo un dato stretto sul futuro dei nostri ragazzi - non può essere che questo paese abbia 150 mila avvocati, mentre la Francia ne ha 47 mila - che riguarda la loro competitività e la loro possibilità di esercitare un domani con dignità il ruolo di avvocato, non per andare dietro al parafango ammaccato ad inseguire il decreto ingiuntivo. Noi a questo pensiamo, a una nuova qualità del destino dei nostri ragazzi.
Per questo, guardate, sono sconcertata di fronte al comportamento di questa maggioranza e lasciatemi dire che non mi sento più in grado di assumermi il nerbo, l'energia di portare avanti questo provvedimento. Si è appena tenuta una riunione del Comitato dei nove e il gruppo di Alleanza nazionale, ancora, e di nuovo quello dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro hanno sancito la loro dissociazione da questo provvedimento.
Mi rendo conto che non esiste nella qualità politica della proposta del centrodestra, a questo punto, nessuna possibilità di impiantare un discorso serio, costruttivo, vorrei dire con Pirandello, «ma non è una cosa seria» e ci dispiace. Tuttavia, l'opposizione non può su ciò che non è serio diventare stampella di nessuno, perché io costruisco e se vedo una prospettiva, un futuro, do la possibilità di lavorare insieme a un progetto ambizioso e condiviso. Se così non è, francamente, non credo di dovere spendere la forza del mio gruppo, l'intelligenza e anche le dissociazioni individuali, che legittimamente nel mio gruppo si sono manifestate, a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Falanga. Ne ha facoltà.

CIRO FALANGA. Signor Presidente, l'onorevole Bontempi (Commenti) ...Buontempo, chiedo scusa, si domandava e si stupiva del silenzio di chi, avvocato del sud, era stato a suo avviso accusato di essere falsificatore di esame. Allora, a questo silenzio risponde il sottoscritto, avvocato del sud.
Avvocato Buontempo, onorevole Buontempo, non so chi mai abbia accusato gli avvocati del sud di essere falsificatori di esami. Non mi pare che questa accusa sia venuta dal ministro Castelli, né da altri interventi in quest'aula, per la verità. Quindi, ritenevo e ritengo che excusatio non petita, accusatio manifesta, ma il suo intervento mi induce ad intervenire. Peraltro, mi consenta, quando si offrono informazioni in un aula di Parlamento, in questa Camera, queste devono essere quantomeno corrette (Commenti del deputato Buontempo) e lei non ha dato informazioni corrette nel momento in cui ha affermato che negli altri paesi europei non esistono gli ordini professionali. Gli ordini professionali esistono in tutti gli altri paesi europei: per la verità, bisogna anche aggiungere, che l'esame per l'accesso alla professione di avvocato è negli altri paesi ancor più rigoroso, molto più rigoroso, onorevole Buontempo (Commenti del deputato Buontempo).

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo...

TEODORO BUONTEMPO. Ma mi sta attribuendo cose che non ho detto, signor Presidente.

PRESIDENTE. Lascerà che un collega...



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CIRO FALANGA. Le ragioni ...Le ragioni ...Le ragioni (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) che inducono una parte dell'opposizione a osteggiare questo provvedimento sono altre.
In ogni caso, mi interessa più osservare che l'opposizione critica - anche attraverso le parole dell'onorevole Finocchiaro - la dissociazione della maggioranza riguardo un provvedimento che incide sulla vita dei giovani praticanti avvocati e, nello stesso tempo, pur ritenendolo corretto, ritiene contestualmente di non voler essere la stampella di alcuno.
Onorevoli colleghi dell'opposizione, sostenere un provvedimento corretto non significa fare da stampella. Le divisioni nella maggioranza denotano libertà di pensiero su una determinata materia: ci si esprime, cioè, senza che una diversità di opinione debba per forza rappresentare chissà quale contrasto di ordine politico. Si tratta semplicemente di una diversa posizione assunta dalle forze politiche della maggioranza di fronte a certi problemi.
Se i Democratici di sinistra intendono essere coerenti, allora lo siano fino in fondo e non esprimano il loro consenso solamente in Commissione, o nell'ambito della discussione sulle linee generali del provvedimento in esame; tale consenso, infatti, va espresso anche nel momento più importante per ciò che concerne l'iter formativo del disegno di legge.
Quindi, coerentemente, l'opposizione deve ammettere che il provvedimento è corretto e ciò perché nel nostro paese, onorevole Buontempo, vi è una anomalia che può essere dissipata, sanata.
Nessuno ha fatto notare che le irregolarità sono presenti nel sud d'Italia, dove si registra un numero più elevato di promossi agli esami di avvocato.
Vi è un'anomalia, anche se quest'ultima potrebbe essere presente anche nel nord d'Italia, dove la percentuale di promossi è ben inferiore a quella del sud.
Perché temere, allora, di far correggere le prove d'esame dei candidati del sud d'Italia da sottocommissioni diverse da quelle composte da avvocati e da magistrati della corte d'appello presso la quale essi hanno svolto la pratica professionale? Qual è il problema? Se vi è preparazione l'esame sarà superato sia che lo corregga Tizio sia che lo corregga Caio. In che cosa consiste questa preoccupazione?
Per quanto concerne il regime delle incompatibilità, è stata valutata l'opportunità di vederle finalmente affermate per evitare - sia al nord sia al sud - anomalie e politiche clientelari.
Inoltre, non si debbono sollevare questioni relative ad irregolarità formali ed amministrative relativamente alla circostanza che una sottocommissione correggerà l'elaborato scritto, mentre un'altra, eventualmente, si occuperà di esaminare oralmente il candidato.
La commissione è unica e sotto il profilo formale e amministrativo il provvedimento è da considerarsi corretto, salvo poi - perché no - un eventuale controllo svolto dai tribunali amministrativi: si tratta della prassi fisiologica di un concorso, di un esame di abilitazione.
Quindi, superato questo profilo formale ed amministrativo, affermata la regola secondo cui il giovane preparato, da chiunque sarà giudicato il suo scritto, comunque, supererà l'esame sia al nord sia al sud, affermate le incompatibilità che, correttamente, sono state individuate sia in ordine ai componenti delle commissioni d'esame (i quali non possono, contemporaneamente, ricoprire la funzione di consiglieri dell'ordine degli avvocati) sia in ordine all'ineleggibilità (mi riferisco a coloro che, avendo svolto la funzione, non possono essere candidati all'ordine degli avvocati), credo si chiuda il quadro ed il provvedimento si presenti, sotto il profilo formale e sotto il profilo sostanziale, sicuramente perfetto, necessario ed urgente.
A dicembre si svolgeranno i prossimi esami. Il nostro paese ha il maggior numero di avvocati - e ciò non è un danno, non è grave -, ma vorrei che tali avvocati fossero preparati, diligenti, pronti a sostenere gli interessi e le difese dei nostri concittadini. Se si lasciasse la situazione immutata (un ministro disattento avrebbe



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trascurato questa problematica), vi sarebbero albi sempre più gonfiati da un numero di giovani che continuerebbero a non ottenere dal paese e dallo Stato alcun supporto nel crescere, nel formarsi e nel diventare professionisti preparati e diligenti.
Mi appello, quindi, alla sinistra, alle forze dell'opposizione: vi chiedo coerenza. Non facciamo questi giochetti che non si convengono ad un'aula del Parlamento e non si convengono ad autorevoli, prestigiosi esponenti della sinistra. Non si può dire prima «sì» e poi, poiché la maggioranza non è d'accordo, «no».
Il paese lo governa la maggioranza ed anche l'opposizione, quando è seria. Non si può affidare soltanto alla maggioranza tale compito, approfittando del fatto che nell'ambito della stessa vi può essere una discrasia per cui, in qualche modo, sono divise le posizioni di alcune forze politiche della maggioranza stessa.
Onorevole Finocchiaro, lei ha parlato di «stampella»; lei non potrà mai essere una «stampella», né lei né il suo partito. Lei è un esponente autorevole e prestigioso dell'opposizione e il suo partito ha sempre garantito nel nostro paese la democrazia, l'equilibrio, la saggezza insieme alle forze della maggioranza (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MICHELE RANIELI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELE RANIELI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più volte, anche nel corso dello svolgimento della mia professione di avvocato, mi sono soffermato sul fatto se l'esame di procuratore legale, prima, o di avvocato, oggi, abbia ancora valore e se, con riferimento a tale sistema, che ha dimostrato certamente le sue lacune, la sua opacità, le sue perplessità, in una società del terzo millennio, nell'era della globalizzazione, sia utile, necessario ed opportuno costringere migliaia di giovani, dopo anni di studi e di università, a frequentare per due anni uno studio per poi avere la certificazione di aver svolto un tirocinio ed a sottoporsi ad un esame massacrante per poter essere abilitati alla professione di avvocato.
È un comportamento certamente difforme ed aberrante rispetto alle modalità di accesso ad altri ordini professionali che pure hanno o possono avere una ricaduta più forte nel sistema paese perché, addirittura, possono finanche mettere in pericolo la stessa vita di un uomo.
Mi riferisco al medico che dopo 20 giorni dalla laurea ha l'abilitazione a svolgere e ad esercitare la professione di medico, sia esso di base sia esso ospedaliero, sia esso medico che svolge una funzione di prevenzione per la tutela della vita o addirittura che interviene sul corpo umano e che in ogni caso prescrive medicinali e farmaci che possono mettere a rischio la vita umana.
Mi riferisco alle modalità di accesso alla professione di ingegnere per il quale, dopo un mese dalla laurea, - lo stesso discorso vale per la professione di architetto -, è previsto l'esame di abilitazione all'interno della sua stessa facoltà e 30 giorni dopo può svolgere la professione; spesso poi si possono verificare i cosiddetti dissesti idrogeologici, crolli di case, fabbricati, ponti e dighe. Guarda caso, invece, ciò non avviene per l'avvocato, che pure nel processo, sia esso penale, civile o amministrativo, può sostenere la sua difesa, ma in ogni caso la sentenza e la decisione ultima sono affidate a quell'arbitro terzo che è il giudice, monocratico o meno, e quindi in ogni caso l'operato dell'avvocato è comunque sottoposto sempre ad un'ulteriore verifica da parte di una istituzione terza, l'organo giudicante appunto.
Cari colleghi, mi domando se oggi, rispetto ad una riforma che ripensa complessivamente gli ordini professionali e il mondo delle professioni, vi fosse la necessità di questo decreto-legge, e per quale ragione anche la professione forense non potesse essere inserita in quel contesto complessivo rappresentato dalla riforma degli ordini e delle professioni. Non comprendo l'urgenza e la decretazione d'urgenza;



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non comprendo tra l'altro per quale ragione, nel corso della conversione di questo decreto-legge, si pensi addirittura di svilire e mortificare principi sanciti dal punto di vista procedimentale nel nostro sistema, dal momento che il concorso è un procedimento complesso. Ciò significa che non è pensabile, né ipotizzabile, che vi sia una commissione che con sorteggio proceda alla correzione degli scritti ed un'altra commissione che proceda allo svolgimento della prova orale. La prova è unica: ciò significa intersettorialità; significa che la valutazione dell'esaminando deve essere globale e che non può essere parcellizzata. Verremmo meno ad un principio procedimentale che rappresenta un pilastro del nostro sistema giuridico.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le perplessità, i dubbi e, per certi aspetti, lo svilimento ci colgono nella conversione di questo decreto-legge: aumentano le anomalie dettate a volte dalla decretazione d'urgenza e che rasentano addirittura la violazione dei principi costituzionali, attraverso la previsione di procedure diversificate per l'accesso al mondo delle professioni.
Io ritengo allora che questo decreto-legge non possa dare una risposta significativa; credo invece che la riforma degli esami di abilitazione alla professione forense avrebbe dovuto essere inserita in quel contesto più ampio rappresentato dal ripensamento del sistema universitario, che io ritengo, nella sua attuale configurazione 3 + 2, un esamificio, che non prepara alla realtà quotidiana. Credo che anche in questo caso occorra un ripensamento da parte del legislatore per dare una risposta più adeguata ai nostri giovani.
Inoltre, signor ministro, credo che basterebbe prevedere, una volta raggiunta la laurea, un anno al massimo di apprendistato presso un avvocato, al termine del quale al praticante venga rilasciato un certificato e semmai valutare il giovane avvocato sulla base di quell'anno di apprendistato, se ha maturato principi di etica, di morale, della funzione e dell'orgoglio di essere avvocato.
Ma questo decreto-legge, così come è concepito, per quanto mi riguarda, non mi consente di votare a favore. Mi auguro che, attraverso l'approvazione degli emendamenti, esso possa essere modificato, migliorato e naturalmente mi riserverò di valutare nel corso dell'esame articolo per articolo, comma per comma, obbedendo alla mia coscienza di libero cittadino e di professionista che svolge la sua funzione con onore e con decoro e che ha combattuto e lottato in tutti i tribunali d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e del deputato Buontempo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, intervengo a nome del gruppo della Lega nord Padania per esprimere il nostro forte plauso al ministro Castelli e al Governo per aver presentato questo decreto-legge (Applausi polemici di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo grida: «Brava!»)... Grazie! Gli applausi fanno sempre piacere, soprattutto quando provengono dai banchi della minoranza. Un plauso anche al ministro e al relatore per aver manifestato una grande, grandissima disponibilità ad accogliere importanti modifiche rispetto al testo originario del provvedimento, modifiche che sono scaturite da un attento ascolto delle posizioni emerse nel corso del dibattito in Commissione giustizia e che sono state suggerite anche da coloro che abbiamo ascoltato durante le numerose audizioni che si sono tenute e che prima sono state citate (il Consiglio nazionale forense, l'organismo unitario dell'avvocatura italiana), ma anche e soprattutto dall'Associazione nazionale dei giovani praticanti.
Tali modifiche hanno consentito di correggere l'impianto del decreto-legge, lasciando però inalterata la sua ratio ispiratrice di cui tutti noi, in quest'aula, dobbiamo prendere coscienza: questo



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provvedimento nasce dalla improcrastinabile necessità di porre fine alle forti sperequazioni - che sono conosciute da tutti nel paese, da chi è avvocato e da chi non lo è - che esistono nelle percentuali di promossi all'esame di abilitazione alla professione forense fra le diverse zone, fra i diversi distretti di corte d'appello, tra le diverse aree geografiche di questo paese. Questo è un dato incontrovertibile, è un'anomalia nota a tutti! Sappiamo che a Brescia, a Milano le percentuali di promossi sono bassissime, mentre in altre aree del nostro paese - Catanzaro, Reggio Calabria - le percentuali di promossi raggiungono invece l'80, il 90 per cento. Era evidente che si dovesse intervenire, in modo serio, non per una volontà punitiva nei confronti dei giovani praticanti, che qui sono stati più volte citati, ma per garantire ai giovani praticanti di tutto il territorio nazionale una uniformità di giudizio, pari condizioni e pari possibilità di accesso alla professione forense.
Noi riteniamo che questo decreto-legge sia il primo passo importante in vista di quella che mi sembra una posizione ampiamente condivisa e che dovrà portare ad una revisione dell'esame di abilitazione e, quindi, anche ad una riforma dell'accesso alla disciplina (riforma che richiede però un iter più lungo). Per il momento, era urgente intervenire proprio perché è imminente l'espletamento del prossimo bando per l'esame di avvocato.
Come abbiamo già detto, queste anomalie, queste sperequazioni sono note a tutti, per cui, come diceva anche l'onorevole Gironda Veraldi, sostenere oggi l'esame nel nostro paese in alcune aree geografiche è facile e in altre è difficile. Quindi, concordo con lui: noi vogliamo dare la possibilità ai giovani di sostenere un esame «normale», in cui tutti siano giudicati secondo criteri di omogeneità, uguaglianza e serenità di giudizio.
Mi sembra che, in questa direzione, sia molto importante anche un emendamento che è stato accolto dal relatore e dalla Commissione, presentato dal presidente della Commissione, che detta dei criteri unitari per la correzione degli elaborati.
Allora, ho sentito tirare in causa, molte volte, la condizione dei giovani praticanti. È vero: dovremmo sicuramente occuparci di questa condizione, ma dovremmo occuparci anche del cosiddetto fenomeno del turismo forense. Più che «turismo forense,» a volte, mi piace, definirlo anche «viaggio della speranza» di giovani praticanti del nord. Infatti, ritengo che le anomalie esistano, sia al sud sia al nord dove forte è la lobby delle associazioni e degli avvocati che non vuole un numero di ingressi che possa minare la loro attività, il proprio «orticello» lavorativo.
Le anomalie esistono anche con riferimento ad un altro aspetto: forse, in certe aree geografiche, è più facile superare l'esame, perché qualcuno agevola. Qui, non si vuole accusare alcuno, non si vogliano scusare gli avvocati del sud. Tuttavia, questo è un dato di fatto di cui tutti noi dobbiamo assolutamente prendere coscienza.
Dobbiamo cercare di porre fine a ciò; questo è il significato dell'atto di vincolare la pratica al luogo dove è stata svolta per un periodo maggiore, al fine di eliminare il fenomeno del turismo forense. Questo viaggio della speranza crea, tra i candidati, una grande sperequazione. Infatti, alcuni candidati possono permettersi di spostarsi, di recarsi al sud d'Italia, di compiere il viaggio della speranza, nell'auspicio di superare l'esame con una maggiore facilità rispetto al nord; tuttavia, altri candidati, con minori possibilità economiche, senza un studio professionale del padre alle spalle, non possono farlo.
Si è parlato della lobby degli avvocati che ostacolerebbe l'ingresso di nuovi giovani nel mondo del lavoro e della professione. Concordo con ciò. Parliamo, però, anche del business che sta dietro il turismo forense, perché i giovani che si recano a Reggio Calabria e a Catanzaro acquistano lì una casa. Sono pagati anche gli affitti. Forse c'è un'economia legata a questo tipo di discorso. È giusto denunciare ciò; comunque, ne prendiamo atto.
Per questo motivo, condividiamo, decisamente, questo decreto-legge. Occorreva intervenire con un'estrema urgenza, a partire



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dalla prossima sessione di esami. Non c'è alcun intento punitivo. A tal riguardo, possiamo assicurare che le modifiche introdotte dalla Commissione vanno proprio nella direzione di far subire al candidato (vale a dire, colui che merita la nostra maggiore attenzione) il minor danno possibile. Il candidato non si sposta più; semplicemente, viaggiano i compiti.
Per venire incontro anche alle esigenze presentate da alcuni componenti della maggioranza e della minoranza (mi riferisco ai gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Alleanza nazionale e della Margherita, DL-l'Ulivo), abbiamo introdotto una norma transitoria, per cui, coloro che si sono trasferiti, negli ultimi sei mesi, potranno svolgere l'esame scritto nella sede del distretto della corte d'appello del luogo in cui si sono trasferiti. Non vi è, quindi, una volontà punitiva anche nei confronti di chi si è trasferito negli ultimi sei mesi. Questo ci fa anche superare quelle critiche di retroattività che potrebbero inficiare una norma, di carattere non penale, ma semplicemente civile.
È stato introdotto il criterio del sorteggio che dovrebbe garantire una maggiore imparzialità e serenità al candidato; egli non sarà penalizzato da giochi di sottobanco (mercato degli esami, come si diceva precedentemente) legati sia al passaggio di compiti sia ad interessi per le elezioni, magari al consiglio dell'ordine o alla cassa forense.
Altro punto saliente, importante di questo decreto-legge è l'introduzione di una norma di forte carattere moralizzatore, vale a dire l'incompatibilità e l'ineleggibilità di chi partecipa all'esame in veste di esaminatore, con riferimento alla possibilità di candidarsi nel consiglio dell'ordine o, comunque, nella cassa nazionale forense.
Anche in questo caso, non vi è alcuna volontà punitiva - lo ripeto -, ma una forte volontà di moralizzazione, per dare una maggiore speranza ai nostri giovani.
Certo: questo è il primo passo che intende tamponare una situazione di emergenza nota a da tutti. Nessuno si può sottrarre a questo.
Non capisco come mai alcuni componenti della Casa delle libertà, di questa maggioranza, si oppongano alla conversione di questo decreto-legge e vorrei che ne spiegassero le ragioni in modo chiaro. Perché si vuole spostare l'efficacia del provvedimento da quest'anno al 2004? Quali sono le ragioni? Diamo, invece, un segnale al paese; facciamo capire che vogliamo che le cose cambino anche in questo settore che investe le sorti di tanti giovani. È giusto che, dopo l'università ed un percorso formativo, molte volte non retribuito, di due o tre anni, essi abbiano la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro. Siano, poi, le leggi del mercato a giudicare la loro effettiva preparazione!
Devo dire, quindi, che sosterremo il provvedimento e che apprezziamo l'impegno del ministro a presentare, in tempi brevi, una riforma complessiva che analizzi ed affronti il tema dell'accesso alla professione. Questo esame non deve essere, per il giovane laureato, che ha seguito un percorso formativo, come passare sotto le forche Caudine! Quindi, modifichiamo l'iter formativo all'università, prevediamo la possibilità di fare pratica anche durante gli anni di università, pensiamo ad una pratica che effettivamente consenta la formazione del candidato ed a scuole forensi che possono andare in questa direzione. In questo modo, come ho già detto, sostenere l'esame non sarà come passare sotto le Forche caudine.
Purtroppo, se guardiamo i dati degli esami di abilitazione professionale, per quanto riguarda gli avvocati, passa il 40 per cento dei candidati, mentre, per quanto riguarda gli ingegneri, il 90! Lo riteniamo assolutamente ingiusto. Apprezziamo l'impegno del Governo ed anche di altre forze politiche ad andare in questa direzione, che darà ai nostri giovani la possibilità effettiva di inserirsi nel mondo del lavoro dopo un adeguato percorso formativo.



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PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Lussana.
Faccio presente ai colleghi che, poiché alle 13 è prevista l'informativa del ministro Pisanu, tra pochi minuti sospenderemo la seduta per consentire, come dire, il cambio della guardia.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, raccolgo l'invito implicito della Presidenza...

PRESIDENTE. No, no!

ERMINIA MAZZONI. ...e sarò brevissima, anche perché vi sono stati già numerosi interventi.
Ritengo di dover esprimere, a nome dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, l'apprezzamento del nostro gruppo nei confronti del ministro, che non è affatto contraddetto dagli emendamenti da noi presentati in Commissione e in Assemblea: presentare emendamenti - non so se il ministro mi ascolterà e condividerà questa mia posizione - non equivale a censurare un provvedimento perché, se si vuole fare questo, si vota contro. Noi, invece, abbiamo cercato di collaborare e di migliorare il testo, pur avendo sicuramente verificato la positività dell'intento che l'ha ispirato.
Con questo provvedimento, il ministro interviene su un problema largamente sentito dalla classe forense, la quale vuole che si intervenga affinché questa prova di abilitazione all'esercizio della professione diventi realmente una prova, un passaggio per l'esercizio concreto di una attività professionale in relazione alla quale - mi preme dirlo - la selezione la fa il mercato quotidianamente. È giusto che si svolga una prova pratica per l'ammissione all'esercizio professionale; ma che non si creino ostacoli insormontabili trasformando l'abilitazione in un vero concorso!
Quest'intervento normativo vuole sicuramente curare una patologia grave e diffusa: esistono, e sono stati riscontrati, problemi di non omogeneità sul territorio e di scarsa professionalizzazione. Non credo, però, che, con questo provvedimento, il ministro voglia censurare qualcuno in particolare, voglia colpevolizzare o voglia fare un implicito proc

Val

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nome del giornale
« Risposta #4 il: 27 Giu 2003, 12:03 »
Il giornale è "Il Resto del carlino", ma c'è solo un piccolo trafiletto...

kikez76

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #5 il: 27 Giu 2003, 12:18 »
La Camera ha approvato la legge di conversione del decreto legge 112/2003, ma la riforma dell'abilitazione alla professione avrà un' applicazione in due tempi.
Infatti, nella sessione 2003 le uniche novità saranno l'aggiunta del diritto comunitario alle materie orali e la previsione dell'incompatibilità e ineleggibilità a carico dei commissari esaminatori rispetto ai ruoli di consigliere dell'Ordine o di rappresentante della Cassa Forense.
Soltanto dalla sessione 2004, invece, avranno efficacia le novità riguardanti il certificatoi di compiuta pratica, l'istituzione di una commissione nazionale che provvederà a definire criteri omogenei e chiari per la valutazione delle prove e la correzione degli scritti effttuata da una sottocommissione distrettuale diversa da quella d'appartenza, individuata per sorteggio.
Spero di essere stato abbastanza chiaro, e approfitto dell'occasione per fare i complimenti a tutti quelli che hanno passato gli scritti e per ringraziare tutti quelli che si sono sbattuti per tentare di cambiare le sorti di questo vergognoso intervento del governo.

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #6 il: 27 Giu 2003, 12:39 »
Come dire... il solito papocchio all'italiana. Ho avuto la (dis)avventura di seguire in diretta gli interventi. AN, con l'eccezione di Bontempo, ha fatto PIANGERE. Si sono fatti sodomizzare dalla Lega (che, notoriamente, è ben dotata...ricordate lo slogan di Bossi, no?) in maniera supina. la finocchiaro era in piena crisi di nervi, Vitali semplicemente fanciullesco, su Villini a Schiera non voglio commentare. Si è salvato solo Mancini, ma già lo sapevamo.
Se ogni nazione ha il parlamento che si merita, speriamo in una invasione da parte del Botwana... solo così potremo salvarci...

kikez76

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #7 il: 27 Giu 2003, 12:43 »
Concordo pienamente!!
Un decreto legge che svolge i suoi effetti dopo un anno si commenta da sè.....

money

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #8 il: 27 Giu 2003, 12:44 »
Ciao afgibi, quale pensi sarà la sorte di chi ha fatto il semestre integrativo quest'anno?

afgibi

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #9 il: 27 Giu 2003, 12:50 »
Nel dubbio io vado a Paola a terminare le udienze (parto Lunedi). Personalmente ritengo che per evitare polemiche e problemi ci "salveranno". Ciò non toglie nulla allo schifo provato. Anzi, tuto sommato lo aumenta. Anche perchè migliaia di colleghi hanno iniziato in un modo e finiranno in un altro.
Comunque sia... è tutto semplicemente allucinante. E non dimentichiamo che devono  ancora uscire il bando e i temi del 2003... cosa inventeranno questa volta gli amici dell'Ing? Come ci stupiranno? Vorranno farci scrivere un parerino sul Diritto Ostrogoto, in ossequio alla Padania o forse ci intratterranno con qualcosa relativo al tribunale delle Acque del Sacro Fiume (Po).
Ai posteri l'ardua sentenza...
Afgibi
P.S. Da uno che dice "Tommaso di Lampedusa" mi aspetto di tutto...

money

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #10 il: 27 Giu 2003, 12:57 »
Secondo me c'è ancora una possibilità che non venga convertito in legge, e Ciampi potrebbe anche non promulgarlo, ma la discussione alla Camera è stata davvero nauseante, concordo con Te per Bontempo e Mancini, penso anch'io di tornare a Paola, anche se sono gli effetti collaterali di questa farsa che mi impensieriscono di più.

Isabella

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #11 il: 27 Giu 2003, 14:52 »
Sul sito www.gazzettadelsud.it di oggi, interni.
Decreto legge appovato alla camera, ora passa al senato.
Esame forense, si cambia. Ma solo dalla sessione 2004.
In buona sostanza, non passa la riforma sui codici commentati, che comunque si potranno usare.
Sia scritto che orale si sosterrano dove si è sostenuta la maggiorparte della pratica.
Gli scritti verrano corretti da una commissione sorteggiata.
Cirteri di valutazione: con un emendamento proposto da Gaetano Pecorella, per correggere i compiti le commissioni dovranno attenersi a criteri di chiarezza, logicità e rigore dell'esposizione; dimostrazione della capacità di saper risolvere specifici problemi giuridici; conoscenza dei fondamenti teorici della disicplina: capacità di cogliere principi di interdisciplinarità; padronanza delle tecniche di persuasione nell'ambito dell'atto giudiziario.
Il tutto con la sessione 2004.
L'articolo poi esprime seri dubbi di costituzionalità circa l'utilizzo di un decreto che entrerà in vigore oltre un anno dopo la sua emissione.
Saluti Isabella

Lincoln

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #12 il: 27 Giu 2003, 16:27 »
Piccola precisazione.
Il divieto di consultare i codici commentati  era già stato integralemnte soppresso in commissione, ecco perché in aula non se n'è nemmeno parlato. Su questo, almeno, siamo tranquilli - e non solo per quest'anno.

priv1

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Cronaca di un'ingiustizia:l'esame di conversione alla Camera
« Risposta #13 il: 27 Giu 2003, 22:26 »
vediamo se ho capito bene.
la riforma passerà, ma la norma sui "sorteggi" verrà applicata a partire dal dicembre 2004.
alcune domande:

1) un DL emanato sul presupposto della "urgenza", ma che produce i suoi effetti con 1 anno e mezzo di ritardo, non è una contraddizione in termini?

2) non avevano detto tutti che il fatto dei "sorteggi" era una cosa provvisoria, che sarebbe durata un anno, e che nella riforma organica (e meditata) dell'accesso all'avvocatura si sarebbero trovati altri sistemi per rendere piu serio l'esame? forse hanno intenzione di rendere "permanente" il meccanismo dei sorteggi dal 2004?

non è quindi possibile che abbiano fatto così solo per salvare la faccia a Castelli, e che quindi se riescono ad approvare una riforma nel 2004 il DL 112/2003 viene automaticamente a cadere?

Mario

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« Risposta #14 il: 28 Giu 2003, 10:44 »
La riforma è OTTIMA per persone come me nn si sono trasferite. NN parlo per invidia nei confronti dei tanti praticanti itineranti. Per noi nn trasferiti è la manna dal cielo. Sapere che nn avrò più nulla a che fare con i membri del mio ordine (quelllo di MILANO) e che i miei elaborati saranno corretti da terzi e nn da"commissari" milanesi mi fa prendere una boccata d'aria

setter

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« Risposta #15 il: 28 Giu 2003, 13:23 »
...aspetta di vedere come si evolvono le cose, prima di gioire....anche questo riforma che apparentemente sembra ok...se la leggi bene è piena di falle, fa acqua ....il fatto che tu sfugga alla commiss di loco non significa ancora che sei in salvo, perchè la commissione nella quale cadranno i compiti , non ho difficoltà ad immaginare, che sarà contattata da soggetti che sicuramente troveranno il modo per far passare i loro pupilli....quindi, si ritorna punto e da capo.....Lo stesso concetto è stato ribadito in modo chiaro in aula da un deputato di Fi che ha portato l'esempio di un onorevole avvocato il quale non troverà difficoltà ad individuare la "pista giusta" per far passare il  suo protetto (figlio, nipote ecceccecc). E quelli che non sono in grado di trovarsi il loro tutor?che fanno?...niente...aspettano il sorteggio (come oggi), che, a amio avviso , sarò anche peggiore di quello attuale,  nel senso che per esempio una comm del sud invia i propri elaborati ad una del nord e viene a sapere che hanno segato cento, beh...quella del sud (o viceversa, ovvio!!!) farà altrettanto se non di peggio! capita sotto chi capita...indistintamente...Non mi dire che tu credi ancora all'anonimato degli elaborati???
Si, hai ragione, la riforma sarebbe ok, se il sistema fosse ok. Ma allora se così fosse non ci sarebbe stata la necessità di fare sto gran casino e inventarsi formule magiche per risolverlo...purtroppo sai meglio di me che quello che andrebbe cambiato non è l'esame, non siamo noi che ci trasferiamo , ma piuttosto chi decide le percentuali delle nuove leve che possono o non entrare sul mercato!
Questa è la mia opionione!
Questa pseudoriforma è solo un pugno di sabbia negli occhi di chi crede che così si risolvono i problemi , senza di fatto addentrarsi nel fulcro del problema stesso e togliere il marcio là da dove va tolto, senza spostare l'attenzione su chi utilizza sistemi quali il trasferimento, per ovviarlo!
Questo è ciò che penso!
Ciao!

alphablondie

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« Risposta #16 il: 28 Giu 2003, 13:34 »
Sei così sicuro che la riforma Castelli sarà ottima? Sei così sicuro che, a seguito dell'eventuale entrata in vigore del decreto, tu non dovrai più vedertela con gli "illustrissimi" parucconi di Milano?
Ebbene, caro collega, la risposta esatta è NO.
Immaginando che per sorteggio i compiti di MI verrebbero corretti da RC o CZ ed immagin anche che i relativi commissari comprensivi come ora (sicuramente non sarà così, senza dubbio), indovina poi dovrai andare a sostenere l'orale?
Si proprio a Milano, dove certamente i parruccono predetti "sistemerebbero le cose" riducendo la percentuale dei promossi alla misura odierna.
Purtroppo prendo atto che, soprattutto al nord, tanti colleghi non hanno capito nulla della riforma, applaudendola  come vittoria quando in realtà sarebbe una sconfitta sia per tutti  noi praticanti , sia per gli avvocati ed infine, visto quello che hanno combinato alla camera, sia per i politici.
Per me comunque vi è ancora la possibilità che il decreto, o per un motivo o l'altro, venga fatto decadere.
Francamente non penso che i nostri politici siano ad un livello così scadente, come hanno dimostrato giovedì.
Quindi confido in un finale del film idoneo sia a salvare la faccia a Castelli che a non convertire il decreto.
Saluti

Greco

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« Risposta #17 il: 28 Giu 2003, 16:37 »
...che ingenui!!!!!
...leggo di amici-colleghi che sprizzano felicità per il fatto che i loro compiti verranno corretti da altre Corti d.A.....ovviamente più benevole...ma siete sicuri?....
...anche IO sono sicuro che i compiti dei colleghi di Milano corretti qui a Cagliari...difficilmente supereranno la soglia del 20% ....(se non erro quest'anno Milano ha chiuso con 50%)........e i NOSTRI compiti, corretti a Salerno avranno la percentuale di idoneità dell' 89%??????....siamo sicuri?????
siamo sicuri di essere contenti?
..........MA DAI!!!!!!!!!!

marte74

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« Risposta #18 il: 28 Giu 2003, 16:59 »
personalmente sono molto contento: la cosa che mi preoccupava di più e cioè il divieto di utilizzare i codici commentati, a quanto pare, è stata emendata... e se anche dovessi farmi un giro in Sicilia per sostenere gli orali, non mi dispiacerebbe per niente!!!

alphablondie

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« Risposta #19 il: 28 Giu 2003, 17:25 »
Il sorteggio delle commissioni riguarda solo la correzione degli scritti, mentre l'orale si dovrebbe sostenere presso il foro di appartenenza, in casa.
La previsione originaria del decreto approvato il 15 maggio,  che prevedeva effettivamente l'orale itinerante, è stata emendata dalla commissione giustizia da quasi un mese.
Per cortesia , prima di dire che la riforma è ottima, informatevi

arsenico

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« Risposta #20 il: 28 Giu 2003, 17:37 »
Caro Marte74, evidentemente vivi proprio su....Marte, prima di sparare cazzate, leggi e informati, eviterai di fare figure di merda.

marte74

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« Risposta #21 il: 28 Giu 2003, 18:04 »
velenoso Arsenico!!! io mi sono semplicemente limitato ad esprimere una mia opinione dopo aver letto i messaggi lasciati da altri in questo forum. e ribadisco: se il DL è stato convertito così come si sostiene qui, a me non dispiace per nulla!

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« Risposta #22 il: 28 Giu 2003, 20:49 »
Sarò forse ingenuo...ma nn troppo credetemi..io sto ca....o di esame l'ho fatto CINQUE VOLTE ed anche quest'anno MI HANNO BOCCIATO...nn sono una cima ma vi assicuro che nn sono neache l'ULTIMO DELLA PISTA. Lavoro da tempo in questo "SETTORE" mi piace anzi LO ADORO. riforma si riform no...se qualcuno è disposto a scommettere vi assiucro che al massimo tra 5 anni l'esame nn ci sarà più. La riforma nn è così sbagliata vero i RACCOMANDATI ci sono e SEMPRE ci saranno purtroppo io nn lo sono e nn conosco nessuno che mi possa aiutare. Quindi devo andare avanti da solo con le mie forze. Tante volte ho pensato di cambiare ma poi nn ci riesco. Tornando a bomba...mi scuso per la divagazione....nelle commissioni nn più membri dell'ordine nn è tanto ma qualcosa in più SI. Vi dico una cosa ho un amico che TRE volte ha passato lo scritto...consecutive a Milano...ma all'orale TROMBATO..vi sembra plausibile...........
Sarò illuso ma tutto ciò che può darmi una sola speranza in più LO ACCOLGO A BRACCIA APERTE...........Saluti

luca76

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« Risposta #23 il: 29 Giu 2003, 09:50 »
Una domanda: chi ha ottenuto il secondo certificato di compiuta pratica presso Corte d'Appello differente da quella di appartenenza, sarà comunque dallla sessione 2004 obbligato a svolgere l'esame presso quest'ultima?
Da quanto ho capito credo di sì, poichè il criterio base per individuare tale Corte si baserà sulla "maggior parte" di pratica compiuta e non sul rilascio di un eventuale secondo certificato di compiuta pratica.
Qualcuno può confermare la mia conclusione?
Grazie e ciao

ildementecolombo

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« Risposta #24 il: 29 Giu 2003, 11:40 »
X Greco: A Milano i promossi sono il 38.85%, non il 50%.

X Parole: la situzione del tuo amico NON cambierà, se passerà gli scritti, corretti in una sede diversa da Milano, gli orali li sosterrà ancora a Milano, quindi non credo che avrà particolari vantaggi dalla riforma.

X Marte74: non ci sposta per gli orali, si sostengono nella medesima CdA dove si sono fatti gli scritti.

X Luca76: scusa non sono certo di aver capito la tua domanda puoi riformularla con un esempio, grazie.

Per il resto concordo in pieno con alphablondie.

 

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