Autore Topic: La responsabilità dell'avvocato  (Letto 11800 volte)

lupuscanis

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    Il Solito Pirla
La responsabilità dell'avvocato
« il: 21 Maggio 2015, 16:19:35 »
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http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoCivile/2015-05-20/avvocati-scatta-risarcimento-la-difesa-pregiudizievole-anche-se-condivisa-col-cliente-174317.php

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RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE
Avvocati, scatta il risarcimento per la difesa ‘pregiudizievole' anche se condivisa col cliente
Francesco Machina Grifeo | 20/5/2015

Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 20 maggio 2015 n. 10289
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La responsabilità dell'avvocato per la strategia pregiudizievole degli interessi difensivi non viene meno, e neppure è ridimensionata, dal fatto di essere stata ispirata dalla volontà del cliente. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 20 maggio 2015 n. 10289, respingendo il ricorso di un legale.

La vicenda - La cliente aveva chiamato in giudizio l'avvocato per «negligente condotta professionale», chiedendo il risarcimento del danno, perché in una causa per mancata messa in opera e mancato collaudo di una lavatrice industriale promosso contro il produttore, aveva inutilmente chiamato in causa il terzo trasportatore nonostante il diritto da tutelare fosse «prevedibilmente» prescritto. Ed, infatti, l'eccezione di prescrizione venne puntualmente sollevata ed accolta. In appello, la Corte perugina condannò l'avvocato a pagare alla cliente una somma pari a quella che ella aveva dovuto sborsare alla ditta autotrasportatrice a titolo di rimborso spese (5mila euro).
Nel ricorso, l'avvocato sostiene che la chiamata in causa era stata «concordata con la cliente e da questa approvata». E che: «In mancanza della prova dell'omessa informazione alla cliente, il rischio di una prevedibile eccezione di prescrizione del diritto formulata dovrebbe imputarsi alla sola cliente, con esclusione di qualsiasi colpa del professionista».

La motivazione - Di altro avviso la Suprema corte secondo cui «la responsabilità professionale dell'avvocato, la cui obbligazione è di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media esigibile ai sensi dell'articolo 1176, secondo comma, codice civile». «Tale violazione - prosegue la sentenza -, ove consista nell'adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l'adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell'attività professionale». Peraltro, conclude la Corte, l'avvocato è tenuto, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, «ad assolvere non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso ed essendo tenuto, tra l'altro, a sconsigliare il cliente dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole».


Vi è chiaro quanto ampio possa essere lo spazio di responsabilità professionale se la Corte ci onera di non intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito "probabilmente" sfavorevole, pena risponderne?

In pratica, qualsiasi giudizio prognostico dovrebbe dissuaderci dall'avviare la causa, giusta l'alea che la caratterizza.



saltailmuro

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Re: La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #1 il: 21 Maggio 2015, 16:37:22 »
Perdona lupus, ma

Citazione da: "lupuscanis"
aveva inutilmente chiamato in causa il terzo trasportatore nonostante il diritto da tutelare fosse «prevedibilmente» prescritto. Ed, infatti, l'eccezione di prescrizione venne puntualmente sollevata ed accolta. In appello, la Corte perugina condannò l'avvocato a pagare alla cliente una somma pari a quella che ella aveva dovuto sborsare alla ditta autotrasportatrice a titolo di rimborso spese (5mila euro).
Nel ricorso, l'avvocato sostiene che la chiamata in causa era stata «concordata con la cliente e da questa approvata».


... secondo me il principio che passa da questa pronuncia è stra-corretto. E non attiene ad un'alea del giudizio, ma ad un errore professionale. Che può capitare, e per il quale ci si assicura  :wink:

Ash(reparto-ferramenta)

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #2 il: 21 Maggio 2015, 16:44:39 »
aver concordato la chiamata in causa non significa nulla. l'avvocato doveva fornire specifica informazione sul tema della prescrizione. da quanto si capisce, non risulta che la tale informazione sia stata fornita, da ciò la responsabilità professionale. se così fosse, si tratterebbe di una sentenza ovvia perché ripetitiva di principi consolidati

lupuscanis

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #3 il: 21 Maggio 2015, 17:20:58 »
Io vorrei prescindere dal caso di specie e soffermarmi sul principio di carattere generale espresso dalla Corte.

"«Tale violazione - prosegue la sentenza -, ove consista nell'adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l'adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell'attività professionale». Peraltro, conclude la Corte, l'avvocato è tenuto, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, «ad assolvere non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso ed essendo tenuto, tra l'altro, a sconsigliare il cliente dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole»"

Se solo potessi allegare dei pdf, vi fornirei la sentenza integrale. Ma non posso.



P.s.
Toh! Riappare dopo anni Ash per dire che pare ovvio condannare l'avvocato incapace.
Non sentivo affatto la sua mancanza.

patpaletto

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #4 il: 21 Maggio 2015, 17:27:07 »
L'avvocato ha sbagliato solo perchè non si è fatto rilasciare la ormai famosa liberatoria.

Io me lo immagino questo Cliente, che a tutti i costi voleva rompere le palle al convenuto. Poi di fronte all'evidenza (ossia: soccombenza) se l'è presa con l'avvocato.

Ash(reparto-ferramenta)

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« Risposta #5 il: 21 Maggio 2015, 17:38:24 »
il punto di partenza è che ci sono troppe cause introdotte a raglio, molto spesso conseguenti al numero ridicolo di avvocati poveri disgraziati su piazza che si devono arrabattare per tirare a campare.
il principio di diritto riportato, a voler essere puristi, in sé non è corretto, stante il noto nemo potest contra factum proprium venire, discendente dalla buona fede contrattuale. ergo, ti ho incaricato io di fare quello che tu mi hai spiegato bene, ora che si è avverato il rischio che tu mi avevi ben rappresentato preventivamente non me la posso prendere con te.
tutto vero certo.
il punto è però un altro.
questa sentenza, come molte altre di cassazione, è figlia del fatto concreto, dove, statene certi, ci sarà stato di mezzo l'avvocato che non ha ben informato il cliente e ha fatto le cose "alla carlona" (come si dice dalle mie parti).
morale giusta la condanna.
io appena snaso clienti rompiscatole o diffidenti li accompagno "senza passare dal via" (citando monopoli) alla porta.
chi non lo fa peggio per lui


tiglio1971

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #7 il: 22 Maggio 2015, 00:06:26 »
Lupus ha colto il problema.
Orami l'obbligazione dell'avvocato sta divenendo una obbligazione di risultato e non più di mezzi, giusta una giurisprudenza sempre più rigorosa e pericolosa.
Sulla carta il ragionamento sembrerebbe scontato: l'avvocato quale esperto del diritto ha l'onere di prevedere l'esito infausto... se non lo fa è responsabile.... pure se ha ottenuto dal cliente tutte le autorizzazioni del caso.
In pratica, però, ciò potrebbe avere effetti spiacevoli, anche sull'evoluzione della stessa giurisprudenza, destinata (mi pare) a cristallizzarsi definitivamente, e dunque impossibilitata ad evolvere secondo l'evoluzione della società e dei contesti in cui è chiamata ad operare.
difatti, seguendo il nuovo indirizzo tracciato in tema di responsabilità, quale avvocato se la sentirà, d'ora in poi, di patrocinare una causa che ha buone possibilità di concludersi negativamente (magari perché esiste una giurisprudenza sedimentata, ma potenzialmente idonea ad essere modificata e superata)?
ragionando così non si sarebbe mai giunti ad importanti svolte giurisprudenziali, quali il danno esistenziale, il risarcimento dell'interesse legittimo ecc. Saremmo ancora fermo al lucro cessante e al danno emergente, senza danno biologico.
Non trovate?

thunderman

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #8 il: 22 Maggio 2015, 11:30:29 »
Infatti, anche se non si capisce bene e nello specifico, salvo poche righe che narrano sbrigativamente il fatto, l'errore/errori dell'avvocato....

Parlo dello competenza e della chiamata del terzo....

senza sapere bene queste circostanze, indi lo specifico e circostanziate errore/i dell'avvocato, la sentenza in questione non significa poco o nulla

thunderman

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #9 il: 22 Maggio 2015, 11:34:05 »
.......................

Citazione da: "patpaletto"
L'avvocato ha sbagliato solo perchè non si è fatto rilasciare la ormai famosa liberatoria.

Io me lo immagino questo Cliente, che a tutti i costi voleva rompere le palle al convenuto. Poi di fronte all'evidenza (ossia: soccombenza) se l'è presa con l'avvocato.


dovrebbe esser così anche se SEMBRA che non possa pure non bastare, almeno così mi pare di capire da questa sentenza....

thunderman

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #10 il: 22 Maggio 2015, 11:36:18 »
Svolgimento del processo
Con atto di citazione, notificato il 15 aprile 2004, C.E. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Todi, l'avv. M.S., chiedendo la condanna dello stesso al risarcimento dei danni patrimoniali per negligente condotta professionale.

L'attrice assumeva che il suddetto convenuto, suo procuratore in una causa per il risarcimento danni da lei subiti per mancata messa in opera ed eseguito collaudo di una lavatrice industriale, non aveva aderito alla fondata eccezione di incompetenza per territorio sollevata dalla convenuta, E. di N.V., contrastandola infondatamente e facendo così protrarre per ulteriori dieci anni il giudizio, conclusosi, con una declaratoria di incompetenza. Deduceva, altresì, la C. che l’avv. S. aveva chiamato in causa come terzo la ditta Autotrasporti F.P. che aveva effettuato il trasporto della lavatrice, sebbene il diritto da tutelare fosse prevedibilmente già prescritto, ed infatti l'eccezione di prescrizione era stata sollevata dalla chiamata in causa.

Si costituiva in giudizio il convenuto chiedendo il rigetto della domanda e imputando la suddetta sfavorevole sentenza al difensore che lo aveva sostituito dopo la rinuncia al mandato.

Il Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Todi, con sentenza del 23 ottobre 2007, rigettava la domanda attrice, compensando integralmente le spese del giudizio.

Avverso tale decisione l’attrice proponeva appello, cui resisteva l’avv. S. chiedendone il rigetto.

La Corte di appello di Perugia, con sentenza del 30 marzo 2011, in parziale, riforma della sentenza impugnata, condannava l’avv. S. al pagamento, in favore dell’attrice, di € 5.099,31 (somma pari a quella che questa aveva pagato alla Autotrasporti F.P. a titolo di rimborso spese) e di € 665,79 (pari alla metà della somma versata al convenuto a titolo di compenso), oltre rivalutazione e interessi come in sentenza; compensava tra le parti le spese dei due gradi di giudizio. Avverso la sentenza della Corte di merito l’avv. S. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Ha resistito con controricorso la C.

Motivi della decisione
1. Ai ricorso in esame non si applica il disposto di cui all’art. 366 bis c.p.c. - inserito nel codice di rito dall’art. 6 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed abrogato dall’art. 47, comma 1, lett. d) della legge 18 giugno 2009, n. 69 - in considerazione della data di pubblicazione della sentenza impugnata (30 marzo 2011), pur se la parte ricorrente ha, comunque, formulato, per ogni motivo di ricorso, i relativi quesiti.

2. Con il primo motivo del ricorso si deduce "Violazione e falsa applicazione degli artt. 1176 e 2236 Cod. Civ. in relazione all’art. 40 Codice Deontologico e art. 2697 Cod. Civ. e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio in relazione all’art. 360 Cpc n. 3 e 5".

Il ricorrente lamenta che la Corte territoriale, nel ritenere sussistente la colpa del professionista per aver chiamato in causa il terzo, nonostante fosse prevedibile che questi avrebbe, come poi effettivamente accaduto, proposto l’eccezione di prescrizione, non avrebbe considerato che la scelta di procedere a tale chiamata era stata concordata tra il professionista e la cliente e da questa approvata, il che sarebbe confermato dalla circostanza che la C. non avrebbe mai dedotto o provato la violazione, da parte del professionista, dell’art. 40 del codice deontologico, relativo all’obbligo di informazione, ed escluderebbe ogni sua responsabilità.

Ad avviso del ricorrente la motivazione adottata dalla Corte di appello sarebbe non coerente, illogica e non condivisibile nella parte in cui, pur ritenendo che la prevedibilità dell’eccezione di prescrizione da parte del terzo chiamato non fosse di per sé sufficiente a ritenere colposa la chiamata in questione, ben potendo confidarsi, in relazione all’interesse della parte assistita, in una defaillance della difesa avversaria o del giudice, nella specie ha ritenuto che l’aver provveduto alla detta chiamata costituisca condotta colposa del professionista, in quanto la posta in gioco era modesta (lire 3.050.000) e sussisteva il rischio della condanna alle spese, in caso di soccombenza, per un importo superiore alla somma oggetto della domanda.

A fondamento delle censure motivazionali proposte, l’avv. S. sostiene che, in mancanza di prova dell’omessa informazione del professionista alla cliente, il rischio di una prevedibile eccezione di prescrizione del diritto formulata dal chiamato dovrebbe imputarsi alla sola cliente, con esclusione di qualsiasi colpa del professionista e che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte, la C. non rivendicava in causa solo la somma di £ 3.050.000, pari al costo delle riparazioni del macchinario, ma anche l’importo imprecisato dei rivendicati danni derivanti dall’inadempimento detta venditrice.

1.1. Il motivo è, infondato, e va, pertanto, rigettato.

1.2. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che va ribadito in questa sede, la responsabilità professionale dell'avvocato, la cui obbligazione è ci mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media esigibile ai sensi dell'art. 1176, secondo comma, c.c.; tale violazione, ove consista nell’adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l'adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell'attività professionale (Cass. 28 ottobre 2004, n. 20869), peraltro essendo tenuto l’avvocato ad assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso ed essendo tenuto, tra l’altro, a sconsigliare il cliente dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole (arg. ex Cass. 30 luglio 2004, n. 14597).

1.3. Neppure sussiste il lamentato vizio motivazionale, risultando coerente e logica la motivazione della sentenza impugnati sul punto in questione, evidenziandosi che lo stesso ricorrente fa riferimento a danni "imprecisati" nel loro ammontare, al momento della proposizione della domanda e della chiamata in causa, il che no scalfisce, ma anzi conferma, la coerenza e la logicità della motivazione adottata dalla Corte di merito.

3. Con il secondo motivo il ricorrente si duole di "Violazione e falsa applicazione degli artt. 1176 e 2236 Cod. Civ. in relazione all’art. 112 Cpc e 2697 Cod. Civ. e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio in relazione all’art. 360 Cpc n. 3 e 5".

Sostiene il ricorrente che la Corte di merito, ai fini dell’accertamento della responsabilità dell’avvocato, nella specie, avrebbe dovuto valutare esclusivamente la "fondatezza o meno della sola declaratoria di incompetenza territoriale, pronunciata dalla sentenza n. 1565/03, non avendo questa, nulla statuito ed argomentato in ordine alla eccezione di prevenzione in quel giudizio formulata dal chiamato in causa", sicché la predetta Corte, avendo invece affermato la responsabilità del professionista, "sulla base di una valutazione probabilistica della fondatezza della ... eccezione del diritto", avrebbe violato l’art. 112 c.p.c..

3.1. Precisato che, nell’illustrazione del motivo, al di là di quanto indicato nella rubrica dello stesso, il ricorrente si è niente, in particolare e sostanzialmente alla sola lamentata violazione dell'art. 112 cpc, osserva questa Corte che il mezzo all’esame, oltre a non essere stato veicolato correttamente con il riferimento all’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., è comunque infondato, avendo la Corre esaminato l’eccezione di prescrizione di cui si discute in quanto la relativa questione era stata proposta con l’atto di appello (v. sentenza impugnata, p. 5 e sgg.) ed avendo anche precisato (v. detta sentenza, p. 11) la rilevanza di tale questione, pur essendo rimasta ogni decisione sulla stessa assorbita dalla declaratoria di incompetenza per territorio emessa dal giudice del giudizio conclusosi con la sentenza n. 1565/03.

A quanto precede va aggiunto che, comunque, il mezzo all’esame difetta pure, inammissibilmente, di autosufficienza in relazione ai "mezzi probatori approntati per l’esclusione della [prescrizione] (documenti prodotti e comprovanti l’interruzione del termine prescrizionali", cui il ricorrente fa riferimento senza ulteriori specificazioni, senza riportarne il contenuto integrale, senza indicane se e quando siano stati ritualmente prodotti e dei -quid: lamenta la mancata valutazione.

3.2. Il motivo, alla luce delle considerazioni che precedono, va rigettato.

4. Con il terzo motivo si lamenta "Violazione e falsa applicazione degli artt. 1176 e 2236 Cod. Civ. in relazione all’art. 2947 e 1698 Cod. Civ. e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio in relazione all’art. 360 Cpc. n.3 e 5".

Il ricorrente sostiene che la sentenza conterrebbe, macroscopiche contraddizioni motivazionali ed avrebbe erroneamente applicato le norme di diritto, in base ai seguenti rilievi: la stessa Corte affermerebbe non essere necessariamente scorretto, sul piano morale, proporre una domanda rispetto alla quale sia astrattamente prevedibile che la convenuta sollevi eccezione di prescrizione; nel caso all’esame, avrebbe dovuto essere applicato il primo comma dell'art. 2947 c.c., che prevede la prescrizione quinquennale; diversamente la quanto affermato dai giudici del secondo grado, non sarebbe maturato il termine di prescrizione di cui all’art. 1698, secondo comma, c.c., decorrendo il dies a quo al riguardo, per la C., dalla presa di cognizione della natura e della causa del difetto del macchinario resa nota dalla venditrice E. solo al momento della costituzione in giudizio, cui era seguita la chiamata in causa del trasportatore.

Ad avviso del ricorrente, il mancato espletamento di ogni istruttoria sul punto da ultimo indicato, non imputabile a lui ma al professionista che lo aveva sostituito, non consentirebbe a posteriori alla Corte territoriale di ritenere decorso il termine prescrizionale dell’azione nei confronti del trasportatore, con conseguente esclusione di ogni ipotesi di sua colpa professionale.

4.1. Il motivo all’esame va disatteso.

4.2. In relazione, alla dedotta contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata, il mezzo è infondato, posto che il predetto vizio motivazionale ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la ratio decidendi che sorregge il decisum adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorché, dalla lettura della sentenza, non sussistano - come nel caso alesarne - incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice (Cass., sez. un., 22 dicembre 2010, n. 25984).

4.3. Il motivo è, per quanto attiene alle ulteriori censure proposte, inammissibile per difetto di autosufficienza e per novità delle questioni, non avendo il ricorrente indicato quando, in quali atti processuali e in che termini le questioni prospettate in ricorso siano state già sottoposte ai giudici del merito. Infatti è giurisprudenza pacifica di questa Corte che i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già comprese nel tema del decidere del giudizio di appello, non essendo prospettabili per la prima volta in cassazione questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase del merito e non rilevabili di ufficio (Cass., ord., 9 luglio 2013, n. 17041; Cass. 26 gennaio 2001, a 1100; Cass. 13 aprile 2004, n. 6989; Cass 19 marzo 2004, a 5561; Cass. 3 febbraio 2004, n. 1915).

Pertanto, il ricorrente che proponga una questione in sede di legittimità ha l'onere, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l‘avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare nel merito la questione stessa (Cass. 28 settembre 2008, n. 20518).

5. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

6. Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi euro 3.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come per legge.

thunderman

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #11 il: 22 Maggio 2015, 11:41:32 »
Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che va ribadito in questa sede, la responsabilità professionale dell'avvocato, la cui obbligazione è ci mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media esigibile ai sensi dell'art. 1176, secondo comma, c.c.; tale violazione, ove consista nell’adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l'adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell'attività professionale (Cass. 28 ottobre 2004, n. 20869), peraltro essendo tenuto l’avvocato ad assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso ed essendo tenuto, tra l’altro, a sconsigliare il cliente dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole (arg. ex Cass. 30 luglio 2004, n. 14597).

qui non dice che è colpa dell'avv. perchè manca la prova (scritta) di aver avvisato il cliente che opporsi all'incompetenza avrebbe ecc....(la famosa liberatoria)

qui dice altro...

patpaletto

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #12 il: 22 Maggio 2015, 12:46:56 »
Guarda, per come sono io, liberatoria o meno, l'avvocato che intraprende l'azione sapendo che il diritto è prescritto è meritevole di essere fustigato.

Il diritto non si evolve attraverso questo genere di azioni: si evolve quando agisci, ad esempio, per spostare il termine di decorrenza della prescrizione (che per giurisprudenza consolidata si computa da un certo momento, ma c'è ancora margine per spostarlo)...

come si può definire obbligazione di mezzi quella che ha ad oggetto il mero calcolo del termine prescrizionale, senza ulteriori questioni interpretative?

Nel caso specifico quindi l'avv. risponde. (e il riferimento alla liberatoria era naturalmente provocatorio)

tiglio1971

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #13 il: 22 Maggio 2015, 12:58:57 »
la mia risposta non riguardava il caso specifico ma era una considerazione "in generale".
Peraltro, la distinzione che tu proponi (agisco sapendo che un diritto è prescritto, ma auspicando che il giudice riconosca che il termine di decorrenza può essere spostato più in là, quindi chiedendo una modifica della giurisprudenza consolidata) è molto sottile e destinata, con questo andazzo, ad ottenere lo stesso risultato finale (ossia la condanna dell'avvocato per negligenza).
La regola che sembra enuclearsi è che se il cliente perde la causa la colpa è dell'avvocato, che doveva prevedere l'esito infausto (anticipando il ragionamento del giudice, essendo anch'egli un esperto del diritto) Ovviamente la cassazione non lo dirà mai in maniera esplicita ed, anzi, continuerà a premettere che l'obbligazione è di mezzi ma non di risultato. salvo però obliterare questa distinzione per porre l'accento sulla diligenza media richiesta e quindi sul risultato finale concretamente ottenuto dal cliente.
che poi si possano immaginare 1000 casi eclatanti di negligenza del legale (da punire con la dichiarazione di responsabilità) è altra cosa

Citazione da: "patpaletto"
Guarda, per come sono io, liberatoria o meno, l'avvocato che intraprende l'azione sapendo che il diritto è prescritto è meritevole di essere fustigato.

Il diritto non si evolve attraverso questo genere di azioni: si evolve quando agisci, ad esempio, per spostare il termine di decorrenza della prescrizione (che per giurisprudenza consolidata si computa da un certo momento, ma c'è ancora margine per spostarlo)...

come si può definire obbligazione di mezzi quella che ha ad oggetto il mero calcolo del termine prescrizionale, senza ulteriori questioni interpretative?

Nel caso specifico quindi l'avv. risponde. (e il riferimento alla liberatoria era naturalmente provocatorio)

saltailmuro

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La responsabilità dell'avvocato
« Risposta #14 il: 22 Maggio 2015, 13:01:33 »
Io sinceramente sto "obiter dictum" non lo vedo da nessuna parte :wink:

Citazione da: "tiglio1971"
La regola che sembra enuclearsi è che se il cliente perde la causa la colpa è dell'avvocato, che doveva prevedere l'esito infausto (anticipando il ragionamento del giudice, essendo anch'egli un esperto del diritto) Ovviamente la cassazione non lo dirà mai in maniera esplicita


(Tiglio che hai fatto? Un restauro da Duchamp?  :D )


 

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