Autore Topic: Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887  (Letto 3405 volte)

lupuscanis

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« il: 03 Lug 2014, 12:30 »
VI sarei molto grato. :)


(Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887)



nigripennis

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« Risposta #1 il: 03 Lug 2014, 17:05 »
:D

Barby71

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« Risposta #2 il: 07 Lug 2014, 12:55 »
Repubblica italiana
                Tribunale ordinario di Roma - XI Sezione civile
                          In nome del popolo italiano
                             IL TRIBUNALE DI ROMA
in  composizione  monocratica, nella persona del G.U. dott. Francesco
Crisafulli,  nella  causa  civile  di  primo  grado  iscritta  al  n.
66358/07 R.G.A.C.C., vertente tra
Condominio  via A., Roma, rapp. e dif. dall'avv. Luana Bravetti e con
domicilio  eletto  presso  il  suo  studio  in  Roma, via A., come da
mandato    a   margine  dell'atto  di  citazione  e  del  ricorso  in
riassunzione,
                                                         parte attrice opponente
                                  e
C.  M., C. S., C. V., quali eredi di C. B., rapp. e dif. dagli avv.ti
Marco  Polizzi  e  Teodora Aloi e con domicilio eletto presso il loro
studio  in Roma, via d. C., come da mandato in calce alla comparsa di
costituzione e risposta,
                                                         parte convenuta opposta
oggetto:  opposizione  a decreto ingiuntivo n° 14044/07 del Tribunale
di Roma,
sulle    conclusioni  precisate  dalle  parti  come  da  verbale  del
21/12/2010,
ha pronunciato la seguente
                               SENTENZA

Fatto
Il presente giudizio, avente ad oggetto l'opposizione al decreto ingiuntivo in epigrafe, ebbe inizio tra il Condominio ed il sig. C. B., ed è stato poi riassunto, a seguito di interruzione per decesso del convenuto opposto, dall'opponente nei confronti degli eredi di costui, odierni convenuti.
C. B. chiese ed ottenne decreto ingiuntivo, nei confronti del Condominio di via A., Roma, per l'importo di euro 4.430,80, a saldo della propria fattura n° 16/07, esponendo, in sintesi:
- di aver stipulato con il condominio, in data 13/2/2006, un contratto di appalto per la tinteggiatura di ambienti comuni, dietro corrispettivo di euro 11.400,00 più i.v.a., pagabili in un anticipo del 10%, tre rate in corso d'opera ed un saldo finale del 10% a 60 giorni dalla fine lavori, e di aver dato inizio all'opera (documento depositato da ambo le parti e non contestato);
- di aver ricevuto regolare saldo delle prime tre fatture emesse, corrispondenti all'anticipo ed alle prime due rate di pagamento del prezzo, così come pattuito (circostanza pacifica);
- di aver dovuto sospendere il lavoro, ormai quasi ultimato, su richiesta del Condominio, al fine di attendere che l'ACEA provvedesse allo spostamento dei contatori elettrici (lavoro che avrebbe comportato l'apertura e chiusura di tracce murarie);
- di aver atteso invano per alcuni mesi di essere autorizzato a completare l'opera e di ricevere quindi il pagamento della terza ed ultima rata di prezzo, nonché del saldo finale del 10%, pattuito a 60 giorni dalla riconsegna del cantiere, sino a quando, in data 14/3/2007, si era deciso ad inviare al committente, per il tramite del proprio avvocato, formale diffida ad adempiere entro giorni 15, pena la risoluzione del contratto ed il pagamento dei lavori comunque già eseguiti e pari alla terza rata di prezzo, escluso il 10% finale (doc. 2 monitorio);
- di aver ricevuto, il 2/4/2007, una risposta sostanzialmente negativa, con la quale in Condominio, declinata qualsiasi ipotesi di responsabilità propria, confermava di voler attendere il futuro spostamento dei contatori ACEA e di voler saldare il prezzo solo a lavori ultimati (documento depositato da ambo le parti);
- di aver quindi emesso la fattura n° 16/07, azionata in monitorio, sul presupposto dell'intervenuta risoluzione di diritto del contratto per il vano decorso del termine impartito.
Avverso il decreto ingiuntivo ha proposto opposizione il Condominio via A., il quale non ha contestato i fatti storici riferiti dal C., ma si è limitato ad affermare (come già aveva fatto in sede stragiudiziale) che la sospensione dei lavori era stata concordata tra le parti, al fine di attendere che l'ACEA spostasse i contatori (evento che la difesa attorea definisce condizione sospensiva, tuttora pendente al momento dell'opposizione).
Pertanto, l'opponente ha respinto ogni addebito d'inadempimento, che ha riferito, invece, contro il C., per aver illegittimamente diffidato il committente e chiesto la risoluzione del contratto pur in pendenza della suddetta condizione. Su tali premesse, ha quindi chiesto la revoca dell'ingiunzione e, in via riconvenzionale, la condanna dell'opposto all'esatto adempimento o, in subordine, la dichiarazione di risoluzione del contratto per inadempimento di quest'ultimo e la sua condanna al risarcimento dei danni.
A sua volta, il C., costituitosi in giudizio, ha negato che la sospensione dei lavori fosse stata concordata, insistendo invece sul fatto che essa gli era stata unilateralmente imposta, ed ha riferito che, dopo la notifica dell'ingiunzione (avvenuta il 18/7/2007), le parti erano addivenute ad una transazione, che prevedeva l'immediato completamento delle opere appaltate dietro pagamento delle somme ingiunte e rinuncia del Condominio all'iscrizione a ruolo dell'opposizione nel frattempo già notificata. Il convenuto opposto aveva ottemperato all'accordo, riprendendo il lavoro in data 8/10/2007, ma la controparte aveva, ciò non di meno, iscritto a ruolo l'opposizione alcuni giorni dopo, in violazione dei patti, così determinando "la rottura delle trattative" e l'impossibilità di trovare un nuovo accordo a dispetto dei tentativi successivamente esperiti.
L'affermazione del C. secondo la quale egli avrebbe ottemperato all'accordo transattivo, riprendendo i lavori, è stata infine contestata dall'opponente con la memoria autorizzata depositata in pendenza della riserva sull'istanza di autorizzazione all'esecuzione provvisoria. Secondo il Condominio, il C. si era impegnato - con raccomandata del 19/9/2007, inviata in esito alla proposta formulata dal committente il 14/9/2007 - a dare inizio alla fase di completamento del lavoro il lunedì 8/10/2007. Senonché, dopo aver effettivamente iniziato nella data prevista, l'appaltatore aveva nuovamente interrotto l'opera (circostanza, questa, negata, invece, dalla difesa C., nella propria memoria autorizzata), costringendo il Condominio ad iscrivere a ruolo l'opposizione l'ultimo giorno utile (lunedì 15/10/2007).
Precisa infine l'opponente che, pur dopo l'iscrizione a ruolo e nelle more dell'udienza di citazione, restava valida l'offerta all'appaltatore di completare l'opera e ricevere il pagamento; offerta, rifiutata, però, dal C. (come confermato dalla sua difesa), sicché, dopo alcuni mesi, il Condominio aveva dovuto incaricare altra ditta per terminare la tinteggiatura.
Le affermazioni delle parti, in larga misura coincidenti sullo svolgimento dei fatti (a prescindere dalle relative interpretazioni e valutazioni), sono infine completate, ed in buona parte confermate, dalla documentazione in atti, depositata nella fase monitoria, in sede di introduzione del giudizio di opposizione e, soprattutto, in corso di causa su espresso invito del giudice istruttore (ai fini della decisione sulla provvisoria esecuzione).
A questo punto, è possibile fissare i dati di fatto da aversi per certi, e trarne le necessarie conseguenze in punto di diritto.
Innanzitutto, va esclusa la sussistenza del preteso accordo tra le parti relativo alla sospensione dei lavori in attesa dello spostamento dei contatori ACEA. La circostanza, negata da parte convenuta opposta, non è stata in alcun modo provata dal Condominio, il quale non si è neppure avvalso - prima della dichiarazione d'interruzione del giudizio, intervenuta all'udienza del 9/10/2009 - dei termini ex art. 183, c. 6, c.p.c, concessi con ordinanza riservata del 9-13/5/2008.
La sospensione, comunque motivata, e indipendentemente dalla circostanza che il C. fosse al corrente delle relative ragioni, fu dunque conseguenza di una decisione unilaterale del committente che, ancorché tollerata dall'appaltatore (il quale, peraltro, difficilmente avrebbe potuto opporvisi in via di fatto), non era idonea ad introdurre nel contratto una condizione sospensiva della sua ulteriore efficacia, in quanto inizialmente non prevista (come risulta dal preventivo accettato, depositato in atti, che non vi fa cenno alcuno). D'altra parte, anche a voler annettere una qualche rilevanza giuridica, sul piano negoziale, alla richiesta unilaterale del committente di sospendere l'esecuzione delle opere appaltate in attesa del compimento di altra specifica lavorazione da parte di terzi, la cui opportunità o necessità sia sopravvenuta al contratto ed all'inizio della relativa esecuzione, gli effetti di tale richiesta non potrebbero ripercuotersi che sulle lavorazioni ancora da eseguire, di cui resterebbe sospesa l'effettuazione e, quindi, anche il corrispondente pagamento; ma giammai potrebbe giustificare la sospensione di quella parte dell'opera che sia stata già eseguita e che non sia coperta da precedenti acconti versati.
Ora, nel caso di specie, stando alle affermazioni dell'opponente, i lavori non eseguiti dal C. ed affidati, a novembre 2007 ad altra ditta ammontavano ad euro 800,00 più i.v.a. (almeno se si deve dar credito al preventivo non firmato del 7/11/2007 ed alla fattura generica n° 19 del 18/12/2007 della ditta Edilfutura, depositati dalla difesa attorea): ad un importo, cioè, addirittura inferiore a quello del saldo, pari al 10% dell'appalto, previsto a 60 giorni dalla consegna delle opere ultimate. Pertanto, in nessun modo la sospensione dei lavori ancora da eseguirsi poteva giustificare che il Condominio procrastinasse il pagamento di quelli nel frattempo già eseguiti, dopo il versamento della seconda rata. Ciò appare tanto più vero in quanto la sospensione, in attesa dell'intervento dell'ACEA, durò diversi mesi, durante i quali l'appaltatore non soltanto non potè terminare l'opera e conseguire il saldo, ma restò persino in credito del corrispettivo di una parte dei lavori che aveva già realizzato. Né risulta che, nel frattempo, il Condominio si sia in alcun modo attivato per sollecitare l'intervento dell'ACEA, il cui insolito ritardo non viene, neppure in questa sede giudiziale, neanche sommariamente spiegato.
Infine, non è senza rilievo la circostanza che il Condominio abbia infine trovato una diversa soluzione, che consentiva la ripresa dei lavori di tinteggiatura a prescindere dallo spostamento dei contatori elettrici, soltanto dopo circa sei mesi dalla diffida ad adempiere inviatagli dal C. a marzo 2007 (come risulta dal verbale dell'assemblea condominiale dell'11/9/2007, nella quale si dà conto dell'esistenza di tale soluzione alternativa e si decide di invitare il C. a riprendere il lavoro).
In definitiva, in questa fase del rapporto la condotta del Condominio non può ritenersi legittima, né improntata a buona fede nell'esecuzione del contratto. Del resto, di ciò si ha conferma nell'offerta banco judicis formulata
Ne consegue che legittimamente il C., trascorsi alcuni mesi durante i quali i lavori erano rimasti sospesi, e così pure i pagamenti, inviò la diffida ad adempiere del 14/3/2007 e minacciò la risoluzione del contratto per inadempimento del committente.
Occorre quindi analizzare, adesso, l'ulteriore evoluzione della situazione a seguito dell'invio della fattura n° 16/07 e, poi, della notifica del decreto ingiuntivo oggetto della presente opposizione, al duplice fine di valutare la condotta delle parti in tale successiva fase del rapporto e di qualificare gli accordi che esse, in termini sostanzialmente conformi, affermano di aver concluso e che risultano provati dallo scambio di corrispondenza in atti.
Il primo dato rilevante è rappresentato dalla fattura poi azionata in monitorio: contrariamente a quanto annunciato con la lettera di diffida ad adempiere, ed in contraddizione con la risoluzione del contratto che riteneva essere nel frattempo intervenuta, il C. pretese non già la terza rata di corrispettivo corrispondente ai lavori eseguiti al momento della sospensione, bensì l'intero saldo del corrispettivo d'appalto, comprensivo di quel 10% che avrebbe dovuto essere versato a 60 giorni dalla conclusione dei lavori e che egli stesso aveva indicato come presumibile valore della parte di opere non realizzata; pretesa evidentemente illegittima, in difetto di allegazione (e prova) di un danno risarcibile ulteriore rispetto al pagamento delle prestazioni rese sino alla data della risoluzione.
Né può condividersi l'assunto di parte convenuta, secondo il quale la lettera 11/4/2007, con la quale l'amministratore del Condominio accusò ricevuta della fattura e comunicò all'appaltatore che la stessa era stata inoltrata alla commissione di tre condomini a suo tempo incaricata dall'assemblea di verificare i lavori ed autorizzare i pagamenti, avrebbe avuto valore ricognitivo del debito. Invero, tale comunicazione, proprio in considerazione della clausola contrattuale a norma della quale i pagamenti (non le fatturazioni, come erroneamente sembra credere il condomino V., a giudicare da certa corrispondenza versata in atti e, peraltro, estranea all'oggetto della presente contesa, ma i pagamenti) dovevano essere autorizzati da detta commissione, aveva il significato esattamente opposto: di riserva circa la sussistenza e l'entità del credito rappresentato della fattura, sino a verifica effettuata da parte della commissione.
Piuttosto, ciò che si rileva è, invece, la proposta del Condominio al C. (formulata con la lettera del 14 settembre, all'esito della già citata assemblea dell' 11/9/2007), di riprendere e completare il lavoro, dietro pagamento dell'importo fatturato (e, nel frattempo, ingiunto). Il C. aveva, in un primo tempo, accettato la proposta (pur affermando di non ritenersi tenuto a tanto), preannunciando la ripresa dei lavori per il giorno 8/10/2007 (lettera del 19/9/2007); ma aveva poi revocato la propria adesione a seguito della notifica dell'atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo (lettera del 5/10/2007). La trattativa era stata ripresa dai rispettivi legali e, in definitiva, era stato raggiunto un accordo secondo il quale "C. B. lunedì p.v. (8/10) provvede alla tinteggiatura del piano seminterrato" (fax dell'avv. Polizzi agli avv.ti Vacca e Bravetti del 5/10/2007), in cambio della non iscrizione a ruolo dell'opposizione e del successivo pagamento degli importi ingiunti. Senonché, in data 13 ottobre (sabato), il condomino avv. V. contesta all'avv. Polizzi il mancato completamento dei lavori e preannuncia per il lunedì successivo l'iscrizione a ruolo dell'opposizione, che viene effettivamente formalizzata, con conseguente rottura degli accordi e rifiuto del C. di accettare ulteriori proposte formulate dalla controparte.
In questa fase della vicenda, il dato di fatto che emerge è l'assenza di prova dell'adempimento, da parte del C., all'impegno assunto per il tramite del proprio difensore. Prova che, evidentemente, incombeva sulla parte creditrice, gravata dell'onere di dimostrare compiutamente tutti i fatti costitutivi della propria rivendicazione. Anzi, dalla corrispondenza in atti emerge - con valore confessorio - la circostanza che, alla data del 15/10/2007, il lavoro non era ancora terminato. Ora, a prescindere dal fatto che l'avv. Polizzi, nel citato fax del 5 ottobre, aveva affermato che in data 8/10 il suo assistito avrebbe provveduto a tinteggiare il seminterrato (e non a dare inizio alla tinteggiatura), dal fatto che è la stessa parte convenuta ad asserire che "le cosiddette opere rimaste ineseguite" avrebbero richiesto "al massimo due giornate di lavoro di un solo operaio" (comparsa di risposta, 4a facciata), e dal fatto che il Condominio afferma addirittura (ma senza provarlo) che il C. avrebbe soltanto iniziato il lavoro il giorno 8 e lo avrebbe immediatamente interrotto, ciò che conta è che il 15/10/2007 era l'ultimo giorno utile per poter tempestivamente iscrivere a ruolo l'opposizione (secondo la giurisprudenza allora corrente), pena la sua improcedibilità. Ed è evidente che, anche a voler concedere che i lavori residui fossero più gravosi e lunghi di quanto ottimisticamente affermato dal C., e pur volendo ammettere -contrariamente a quanto sostiene l'opponente - che l'appaltatore stava effettivamente eseguendo tali lavori e li aveva interrotti soltanto nella giornata di sabato (non lavorativo), resta pur sempre il fatto che il convenuto opposto non poteva ragionevolmente pretendere che la sua controparte lasciasse trascorrere il termine ultimo di iscrizione a ruolo della causa e si consegnasse così, definitivamente inerme, nelle mani dell'intimante, ormai in possesso di un titolo passato in giudicato. Indipendentemente da ogni diatriba sui termini usati nelle varie missive scambiate tra le parti, era ed è conforme ad un elementare criterio di ragionevolezza, di buona fede e di equo contemperamento dei contrapposti interessi, che il lavoro dovesse essere terminato prima dello scadere dell'ultimo termine utile per reagire efficacemente all'ingiunzione, e che l'impegno a non iscrivere a ruolo la causa andava inteso come impegno a non iscriverla prima di tale termine ultimo, per dare al C. la possibilità di onorare l'impegno preso.
Non appare quindi in alcun modo giustificata la strana insofferenza del convenuto di fronte all'altrui legittimo esercizio di quello stesso diritto di agire e di resistere in giudizio del quale egli stesso, altrettanto legittimamente, aveva fatto uso. E non appare quindi giustificato il rifiuto del C. di completare il lavoro prima dell'udienza di citazione, come ancora una volta proposto dal Condominio (v. lettera dell'avv. Bravetti in data 16/10/2007), posto che, a quello stadio, le condizioni offerte non erano affatto peggiorative rispetto alle precedenti.
Tirando quindi le fila di questo lungo discorso, si deve ritenere: a) che l'originario contratto di appalto si è risolto di diritto, ex art. 1454 cc, alla scadenza del termine di 15 giorni di cui alla diffida ad adempiere del 14/3/2007, per fatto e colpa del Condominio, all'epoca inadempiente all'obbligo di pagare la terza rata del corrispettivo di appalto, relativa alle opere già eseguite, indipendentemente dalla sospensione dell'esecuzione di quelle residue; b) che, quindi, a tale data, il credito del C. ammontava ad euro 3.344,00 i.v.a. compresa; c) che, in difetto di allegazione e prova di un maggior danno, detta somma rappresentava il credito dell'appaltatore alla data di emissione della fattura n° 16/07, e non la maggior somma fatturata di euro 4.430,80 (oltre ritenuta d'acconto); d) che, in un secondo tempo, il convenuto non ha adempiuto agli ulteriori accordi conclusi con il committente per il tramite dei rispettivi legali, omettendo di eseguire la restante tinteggiatura in tempo utile prima del termine ultimo per l'iscrizione a ruolo dell'opposizione ovvero, successivamente, prima dell'udienza di citazione; e) che, pertanto, il suo credito è rimasto invariato.
Tanto basta per pervenire alla revoca del decreto ingiuntivo opposto, emesso per una somma superiore all'effettivo credito dell'istante. A ciò peraltro si aggiunge l'illegittimo conteggio degli interessi, non essendo applicabile il d.lgs. n° 231/02 ad una transazione intervenuta tra un soggetto imprenditore ed uno (il Condominio) che tale non è (ed al quale anzi è pacificamente riconosciuta la qualifica di consumatore, ai fini dell'applicabilità del relativo "codice").
Per quanto riguarda il merito della domanda di condanna al pagamento, va dato atto che, alla prima udienza di trattazione, il Condominio opponente aveva offerto, banco judicis, l'importo a saldo e stralcio di euro 3.582,80: somma corrispondente (in realtà, leggermente inferiore, per l'esattezza di euro 4,00) all'importo fatturato decurtato della somma sborsata per far ultimare i lavori da altra ditta. Detta somma, rifiutata dall'opposto, fu poi corrisposta mediante assegno in (parziale) ottemperanza alla concessa provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo.
In esito a quanto sin qui argomentato, deve ritenersi tale somma pienamente satisfattiva di ogni legittima pretesa, in conto capitale, del C., ed oggi, per esso, dei suoi eredi, qui convenuti. Ad essa devono soltanto aggiungersi gli interessi, decorrenti dalla notificazione del decreto ingiuntivo, in difetto di prova di una precedente messa in mora, sino al 26/6/2008, data dell'intervenuto pagamento, e calcolati, per quanto poc'anzi argomentato, al tasso legale ex art. 1224 c.c..
L'esito del giudizio, nonché il contegno delle parti nello svolgimento del rapporto contrattuale giustificano l'integrale compensazione delle spese di lite.
PQM
PQM
il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, nella persona del giudice unico dott. Francesco Crisafulli, definitivamente pronunziando nella causa in epigrafe, disattesa ogni altra istanza, eccezione e deduzione, così provvede:
revoca il decreto ingiuntivo n. 14044/07 del Tribunale di Roma;
dichiara risolto, alla data del 1/4/2007, il contratto di appalto stipulato tra le parti il 13/2/2006, per inadempimento del Condominio di via A., Roma;
condanna il Condominio di via A., Roma a pagare a C. M., C. S. e C. V., quali eredi di C. B. ed in proporzione delle rispettive quote, la somma di euro 3.582,80, dando atto che essa è stata corrisposta in corso di causa;
condanna l'opponente Condominio a corrispondere ai predetti eredi C. gli interessi calcolati al tasso legale ex art. 1224 c.c., con decorrenza dal 18/7/2007 e sino al 26/6/2008;
compensa tra le parti le spese di lite.
Sentenza esecutiva.
Così deciso in Roma, addì 29/8/2011
Il G. U. dott. Francesco Crisafulli
Depositata in Cancelleria il 19/9/2011

nigripennis

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« Risposta #3 il: 07 Lug 2014, 12:59 »
grazie Barby71
quel ,,, di lupus l'aveva già avuta in privato e non ha aggiornato il topic.
disdicevole. veramente.
verrà severamente punito.

:D

Barby71

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« Risposta #4 il: 07 Lug 2014, 13:00 »
Immagino ci penserai tu Nigris  :x

nigripennis

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« Risposta #5 il: 07 Lug 2014, 13:04 »
ghe pensi mi :D

un :occasion8: per il tuo spirito di collaborazione forumistica
anzi, due :occasion8: :occasion8: visto il periodo feriale
facciamo tre :occasion8: :occasion8: :occasion8: perchè è pure lunedì

 :D

Barby71

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« Risposta #6 il: 07 Lug 2014, 13:12 »
Nigris mi commuovi...  :notworthy:
anche se per una volta che posso provare a partecipare la mia partecipazione è completamente inutile....vabbè riproverò  :D

nigripennis

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« Risposta #7 il: 07 Lug 2014, 15:55 »
nono, macchè inutile
inutile casomai lo diciamo a lupus :D
 :toothy5:  x barbie!

an

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Trib. Roma 19 settembre 2011 n. 17887
« Risposta #8 il: 08 Lug 2014, 17:11 »
che senso ha specificare che l'aveva (la sentenza) già ricevuta in privato ?

bah...

 

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