Autore Topic: cassazione 17597 2014  (Letto 3303 volte)

diez

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cassazione 17597 2014
« il: 15 Mar 2015, 16:55 »
Cerco questa sentenza (per la verità dovrebbe essere una ordinanza) che rimette la questione alle Sezioni Unite civili in tema di Leasing

4 agosto 2014 17597

su internet non sono riuscito a trovarla
se qualcuno mi può aiutare mi farebbe un piacere enorme

grazie



nigripennis

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cassazione 17597 2014
« Risposta #1 il: 16 Mar 2015, 12:13 »
[ringrazia lupus :D  ]

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RUSSO Libertino Alberto - Presidente

Dott. VIVALDI Roberta - Consigliere

Dott. TRAVAGLINO Giacomo - Consigliere

Dott. ARMANO Uliana - Consigliere

Dott. STALLA Giacomo Maria - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:



ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 26028-2008 proposto da:

(OMISSIS) SRL (OMISSIS) (gia' SRL), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

(OMISSIS) SPA (OMISSIS), in persona del legale (OMISSIS) rappresentante pro tempore sig.ra (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del controricorso;

- controricorrente -

e contro

(OMISSIS) SNC;

- intimata -

avverso la sentenza n. 1493/2007 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 07/11/2007 R.G.N. 2633/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/05/2014 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito l'Avvocato (OMISSIS);

udito l'Avvocato (OMISSIS) per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA Mario che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

OSSERVA IN FATTO E DIRITTO

p. 1. In data 14 ottobre ‘98 la (OMISSIS) srl conveniva in giudizio la (OMISSIS) S.p.A., chiedendo la risoluzione, per inadempimento di quest'ultima, del contratto di fornitura di un autocarro Mercedes Benz collegato ad un leasing stipulato con (OMISSIS) spa; autocarro poi risultato privo di una qualita' essenziale, in quanto strutturalmente inidoneo ad ottenere l'autorizzazione ADR e la conseguente omologazione da parte del Ministero dei Trasporti. Chiedeva altresi' la condanna della societa' convenuta al risarcimento dei danni o, quantomeno, alla riduzione del prezzo di compravendita.

Nella costituzione in giudizio di (OMISSIS) spa e previa riunione di questa causa ad altra da quest'ultima introdotta nei confronti della (OMISSIS) snc di (OMISSIS), alla quale era stato dato incarico di allestire ed adeguare l'autocarro in vista dell'ottenimento della suddetta autorizzazione ministeriale, interveniva la sentenza n. 1931 del 1 luglio 2003 con la quale l'adito tribunale di Verona: - dichiarava la risoluzione del contratto di fornitura per fatto e colpa della venditrice (OMISSIS) spa; - condannava quest'ultima alla restituzione di quanto percepito nella vendita; - respingeva la domanda risarcitoria.

Interposto gravame da parte della (OMISSIS) spa, interveniva la sentenza n. 1493 del 7 novembre 2007 con la quale la corte di appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarava la carenza di legittimazione attiva della (OMISSIS) srl, con conseguente rigetto di tutte le domande da essa proposte.

Avverso tale decisione viene proposto ricorso per cassazione da parte di (OMISSIS) srl (gia' (OMISSIS) srl) sulla base di un unico motivo; al quale resiste con controricorso la (OMISSIS) spa. (OMISSIS) ha depositato memoria ex articolo 378 c.p.c.. Nessuna attivita' difensiva e' stata svolta dalla (OMISSIS) snc.

p. 2.1. Con l'unico motivo di ricorso (OMISSIS) srl deduce, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell'articolo 1705 c.c. e delle disposizioni che presiedono all'interpretazione dei negozi giuridici ex articoli 1362 c.p.c. e segg.. Cio' perche' la corte di appello avrebbe affermato la carenza della sua legittimazione attiva alla risoluzione della vendita sull'erroneo presupposto che l'esercizio diretto dell'azione contrattuale da parte dell'utilizzatore del bene in leasing nei confronti del fornitore, non derivando da una previsione generale di legge, fosse ammissibile solo in presenza di specifica clausola contrattuale; nella specie inesistente.

A corredo del motivo viene formulato, ex articolo 366 bis c.p.c. qui applicabile ratione temporis, il seguente quesito di diritto: "se vi e' stata violazione e falsa applicazione dell'articolo 1705 c.c. e dei criteri che presiedono all'interpretazione dei negozi giuridici in virtu' dei quali nel contratto di locazione finanziaria all'utilizzatore e' riconosciuta, quale effetto naturale connaturato all'operazione di locazione finanziaria stessa, una tutela diretta verso il fornitore per i vizi della cosa anche in assenza di specifiche clausole contrattuali, avendo ritenuto nel caso di specie la corte di appello di Venezia, nonostante la pacifica e documentata sussistenza della locazione finanziaria, il difetto di legittimazione attiva dell'utilizzatore, sul presupposto che la stessa dovesse avere la propria fonte in un patto contrattuale non rinvenuto agli atti del giudizio; dovendosi invece dichiarare sussistente la legittimazione attiva dell'odierna ricorrente quale utilizzatore nel contratto di locazione finanziaria intercorrente con la (OMISSIS), con ogni conseguenza di legge".

p. 2.2 La (OMISSIS) ha eccepito l'inammissibilita' del motivo di ricorso in quanto: a. compendiato da un quesito di diritto non conforme al modello legale di cui all'articolo 366 bis epe, qui applicabile ratione temporis; cio' perche' si' verterebbe nella specie di quesito inidoneo a dare compiutamente conto della questione controversa e, soprattutto, meramente ripetitivo delle "motivazioni e delle conclusioni del ricorso"; b. concernente "non gia' la legitimatio ad causava, bensi' la titolarita' attiva del rapporto" e, dunque, una questione il cui accertamento sarebbe rimesso, in una con la valutazione delle clausole contrattuali relative alla proponibilita' diretta delle azioni contrattuali da parte dell'utilizzatore, al giudice del merito in relazione al singolo caso concreto.

Non pare che l'eccezione di inammissibilita' cosi' opposta sia accoglibile.

Per quanto concerne il primo aspetto, il quesito di diritto su riportato e' conforme a quanto prescritto dall'articolo 366 bis c.p.c., cosi' come interpretato da ormai consolidata giurisprudenza (tra le tante: Cass., sez. un., 5 febbraio 2008, n. 2658; Cass. sez. un., 11 marzo 2008, n. 6420; Cass. 17 luglio 2008, n. 19769; Cass. 30 settembre 2008, n. 24339; Cass. 25 marzo 2009, n. 7197; Cass. 8 novembre 2010, n. 22704). Questa giurisprudenza richiede che il quesito di diritto - dovendo costituire un momento di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l'enunciazione del principio generale - non si esaurisca nella mera enunciazione di una regola astratta, ma prospetti uno specifico collegamento con la fattispecie concreta. Esso deve in altri termini raccordare la prima alla seconda, ed entrambe alla decisione impugnata; di cui deve indicare la discrasia con riferimento alle specifiche premesse di fatto. Si e', in particolare, da ultimo affermato (Cass. 19 novembre 2013 n. 25903) che il quesito di diritto "deve essere formulato in modo tale da esplicitare una sintesi logico-giuridica della questione, cosi da consentire al giudice di legittimita' di enunciare una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata; in altri termini, esso deve compendiare: a) la riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito (siccome da questi ritenuti per veri, altrimenti mancando la critica di pertinenza alla ratio decidendi della sentenza impugnata); b) la sintetica indicazione della regola di diritto applicata dal quel giudice; c) la diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie (...) ". Ebbene, non si dubita che il quesito qui formulato da (OMISSIS) risponda appieno ai requisiti cosi' individuati. Dal momento che esso riconcilia in maniera essenziale ed univoca il problema giuridico di ordine generale (legittimazione dell'utilizzatore di bene in leasing ad agire direttamente per i vizi della cosa nei confronti del fornitore) alla concretezza di una fattispecie nella quale tale legittimazione potrebbe (dovrebbe) derivare unicamente da una determinata interpretazione della legge (articolo 1705 c.c.), non gia' da apposite clausole contrattuali, sulla cui pacifica insussistenza la corte di appello ha basato la propria pronuncia di riforma. Il quesito in esame - tutt'altro che astratto - pone dunque questa corte in condizione di cogliere nell'immediatezza non soltanto il problema di diritto sottoposto alla sua attenzione, ma anche la pertinenza e, anzi, la decisivita' della risoluzione in via generale di tale problema nella regolazione, in concreto, della controversia. E, nel fare cio', evidenzia esso stesso, nella sua parte finale, la regola di giudizio che si assume corretta e che conseguentemente si propone come sostitutiva di quella impugnata.

Per quanto attiene al secondo aspetto, non si ritiene che il motivo sia inammissibile perche' involgente una questione di merito sulla esistenza ed interpretazione di clausole contrattuali legittimanti l'utilizzatore all'azione diretta nei confronti del fornitore del bene in leasing. Basti osservare che la doglianza attiene piuttosto ad un tipico vizio di legittimita', ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), circa l'interpretazione e la corretta applicazione dell'articolo 1705 c.c. nel rapporto di leasing. La' dove l'unico profilo di merito rappresentato dalla controricorrente riguarderebbe - nell'alternativa tra legittimazione attiva e titolarita' del diritto azionato - l'individuazione ed interpretazione, nella specie, di clausole contrattuali disciplinanti l'azione diretta dell'utilizzatore nei confronti del fornitore. Gia' si e' detto, pero', che tale profilo non necessita piu' di alcun accertamento di fatto (ne' appare possibile alcuna ricostruzione della volonta' negoziale delle parti sul punto), per la semplice ragione che e' pacifico in causa che di tali clausole "in concreto, non vi sia traccia" (cosi', con affermazione non censurata, la sentenza di appello: pag.9). Sicche' il problema posto dal ricorso attiene alle conseguenze giuridiche, in termini di legittimazione dell'utilizzatore all'azione di risoluzione della vendita, di tale mancanza.

p. 3.1 Venendo a trattare il fondo della questione, si ritiene che l'esame del problema delle azioni contrattuali proponibili direttamente dall'utilizzatore nei confronti del fornitore del bene in leasing (in particolare, quella di risoluzione) non possa prescindere dalla considerazione della natura e della struttura del contratto di locazione finanziaria; precisandosi fin d'ora che nell'ipotesi di inadempimento del venditore (ed a differenza di quella di inadempimento dell'utilizzatore) la questione si pone in termini non dissimili tanto per il leasing di godimento, quanto per quello traslativo.

Sul piano della causa contrattuale, ruolo centrale e' rivestito dal conseguimento del bene nella disponibilita' dell'utilizzatore; risultato reso possibile dall'intervento del concedente il quale, sostanzialmente indifferente allo svolgimento della relazione materiale con il bene, esaurisce il proprio ruolo nel supporto finanziario necessario ad acquistare il bene da attribuirsi alla disponibilita' dell'utilizzatore. Di cio' si' ha conferma nel fatto che il concedente - pur acquirente del bene, di cui diviene proprietario in mera funzione di garanzia del rientro dell'anticipazione finanziaria - non intrattiene rapporti diretti con il fornitore; per meglio dire, non intrattiene rapporti diversi ed ulteriori rispetto a quelli strettamente necessari a formalizzare l'acquisto. E, soprattutto, nel fatto che ogni rischio a vario titolo riconducibile al rapporto con la cosa grava di solito, per contratto, in via esclusiva sull'utilizzatore; cosi' quanto, ad esempio, a deterioramento, sottrazione o perimento; a qualita' promesse, vizi, difetti funzionali o inidoneita' all'uso previsto; a mancata o incompleta consegna.

Quanto si verifica nello svolgimento del rapporto di locazione, finanziaria trova d'altra parte preannuncio gia' in fase di trattativa, dal momento che e' l'utilizzatore che reperisce sul mercato il bene piu' rispondente alle proprie necessita' personali, imprenditoriali o professionali; ne discute le caratteristiche tecniche con il fornitore; ne concorda con questi il miglior prezzo. Cosi' da infine sollecitare il concedente a sostenere finanziariamente un'operazione che, in tutti i suoi aspetti concernenti la cosa, si prospetta come ormai definita; perche' chiusa tra soggetti diversi.

Si e' detto che il problema delle azioni direttamente esperibili dall'utilizzatore coinvolge anche - nel ventaglio delle molteplici forme concepibili di combinazione negoziale - la struttura del contratto.

In effetti, la ricostruzione del leasing in termini di contratto unitario plurilaterale rende indubbiamente piu' agevole, sul piano dei principi generali, l'affermazione della legittimazione dell'utilizzatore al diretto esperimento di qualsivoglia azione contrattuale nei confronti del fornitore. Osservandosi anzi che, in una simile ottica, si elide in radice quell'aspetto di separatezza di sfere ed effetti negoziali (tra fornitura e finanziamento) che rende altrimenti problematica, sul piano normativo non meno che su quello dogmatico, l'affermazione della proponibilita' diretta delle azioni ex contractu, nell'intreccio delle rispettive obbligazioni, da parte di talun contraente nei confronti di talaltro. Parimenti, per certi versi piu' funzionale allo scopo di dare vera contezza ed attuazione agli scopi perseguiti dalle parti (nell'ambito di quell'ormai risalente processo di maggior protezione dell'utilizzatore che ha portato all'applicazione, nel leasing traslativo, dell'art.1526 cc) puo' apparire - con riguardo allo specifico problema delle azioni scaturenti dalla compravendita, in ordine alla quale l'utilizzatore e' formalmente terzo e sostanzialmente beneficiario - il richiamo alla figura dell'articolo 1411 c.c.; specialmente alla luce delle piu' recenti pronunce giurisprudenziali affermative della legittimazione del terzo ad agire per la risoluzione del contratto nei confronti del promittente inadempiente (Cass. 9 aprile 2014 n.8272).

Vero e' pero' che la prevalente dottrina e, dopo un iniziale opposto orientamento, anche la giurisprudenza di legittimita' convergono ormai nel disattendere l'impostazione trilatera del contratto; preferendovi la figura del collegamento negoziale tra la compravendita da un lato, e la locazione finanziaria dall'altro.

Si tratta di una ricostruzione dell'istituto che contrapponendo all'indiscussa unitarieta' della funzione economica del contratto, la scissione dei rapporti giuridici tra i contraenti - giunge infine anch'essa ad ammettere l'azione diretta dell'utilizzatore nei confronti del fornitore; ma soltanto in presenza di alcuni presupposti e limiti sostanziali e processuali, non sempre univocamente delineati, riconducibili al mandato senza rappresentanza di cui all'articolo 1705 c.c., comma 2, (in cio' ascrivendosi all'utilizzatore la veste di mandante, al concedente quella di mandatario, ed al fornitore quella di terzo).

Cio' nella chiara consapevolezza che l'articolo 1705 c.c. e' norma sul mandato, e non sul collegamento negoziale; potendo peraltro risultare confacente alla fattispecie della locazione finanziaria in ragione del fatto che, in quest'ultimo rapporto, il collegamento tra i due contratti si concreta e qualifica proprio nello svolgimento da parte del concedente di un'attivita' giuridica (l'acquisto del bene a proprio nome) in tutto assimilabile a quella attribuibile ad un mandatario senza rappresentanza.

p. 3.2 Nell'evoluzione giurisprudenziale e' evidente il distacco dall'impostazione iniziale in termini di contratto unitario trilatero (sostenuta, tra le altre, da Cass. n. 7595 dell'11 luglio 95; Cass. n. 4367 del 16 maggio 97). Ricostruzione che ha anche piu' di recente trovato esplicita smentita in quelle pronunce nelle quali si e' affermato che: - l'operazione non da luogo ad un contratto plurilaterale, bensi' ad un collegamento negoziale tra compravendita e leasing; - per effetto di tale collegamento, l'utilizzatore e' legittimato ad esercitare in nome proprio le azioni scaturenti dal contratto di fornitura; - nonostante la sua estraneita' formale alla compravendita, e' comunque operante anche nei confronti di esso utilizzatore la clausola derogativa della competenza contenuta nel contratto di vendita, ed espressamente approvata per iscritto dalle parti di quel contratto (Cass. n.6728 del 30 marzo 2005; Cass. Ord. n. 17604 del 12 ottobre 2012).

Nel confermare l'orientamento gia' sostenuto da Cass.19657/04 e 6728/05, la sentenza n. 17145 del 27 luglio 2006 ha chiarito che: "in caso di leasing finanziario -atteso che con la conclusione del contratto di fornitura viene a realizzarsi nei confronti del terzo contraente quella stessa scissione di posizioni che si ha per i contratti conclusi dal mandatario senza rappresentanza (sicche' ai sensi dell'articolo 1705 c.c., comma 2, il mandante ha diritto di far propri di fronte ai terzi in via diretta e non in via surrogatoria i diritti di credito sorti in testa al mandatario, assumendo l'esecuzione dell'affare, a condizione che egli non pregiudichi i diritti spettanti al mandatario in base al contratto concluso, potendo il mandante peraltro esercitare in confronto del terzo le azioni derivanti dal contratto stipulato dal mandatario volte ad ottenerne l'adempimento od il risarcimento del danno in caso di inadempimento) - l'utilizzatore e' legittimato a far valere la pretesa all'adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento del danno conseguentemente sofferto.

Si osserva in motivazione (con ampi richiami giurisprudenziali) che "e' proprio l'interesse al godimento da parte dell'utilizzatore della cosa (che il finanziatore al medesimo procura presso il fornitore) a venire in tale ipotesi essenzialmente in rilievo, e che l'operazione negoziale in questione e' sostanzialmente volta a realizzare (...), costituendone pertanto la causa concreta, con specifica ed autonoma rilevanza rispetto a quella - parziale - dei singoli contratti, di questi ultimi connotando la reciproca interdipendenza (si che le vicende dell'uno si ripercuotono sull'altro, condizionandone la validita' e l'efficacia) nella pur persistente individualita' propria di ciascun tipo negoziale, a tale stregua segnandone la distinzione con il negozio complesso o con il negozio misto (...) ".

Propugnata la riferibilita' normativa del problema all'articolo 1705 c.c., comma 2, non del tutto collimanti appaiono le applicazioni di questa norma alle azioni proponibili dall'utilizzatore.

Cass. 17145/06, teste' citata, ha affermato che tale riferibilita' consente di fondare "(quantomeno) la legittimazione dell'utilizzatore a far valere la pretesa all'adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento del danno conseguentemente sofferto (Cass. 17767 del 5 settembre 2005; 19657 del 2 ottobre 2004; 5125 del 12 marzo 2004; 10926 del 2 novembre 98)"; non anche la sua legittimazione all'azione di risoluzione contrattuale della vendita per inadempimento del venditore. Problema, quest'ultimo, insuscettibile di soluzione generale alla stregua della norma suddetta, posto che in tanto siffatta legittimazione puo' affermarsi, in quanto sussista "nel contratto di leasing uno specifico patto al riguardo".

In definitiva, in mancanza di un'espressa previsione normativa, l'utilizzatore potrebbe proporre la domanda di risoluzione del contratto di vendita tra il fornitore e la societa' di leasing solamente in presenza di specifica clausola contrattuale, con la quale la posizione sostanziale della societa' di leasing venga da questa trasferita all'utilizzatore. Conclusione, questa, di certo non appagante se si consideri che il concedente potra' esprimere la propria maggior forza contrattuale proprio nel riservare a se' tale legittimazione.

Cass. n. 23794 del 16/11/2007 ha confermato questa limitazione, ammettendo la legittimazione diretta dell'utilizzatore a far valere l'adempimento del contratto di fornitura, il risarcimento del danno conseguente ad inadempimento, ovvero ancora l'accertamento dell'esatto corrispettivo spettante al fornitore medesimo; senza aperture alla proponibilita' altresi' dell'azione di risoluzione per inadempimento.

Quest'ultima proponibilita' pare invece trovare spazio in altre decisioni (Cass. n. 854 del 26 gennaio 2000; Cass. n. 5125 del 12 marzo 2004) le quali, facendosi pero' carico del pregiudizio che la risoluzione del contratto di vendita potrebbe arrecare al concedente (si osserva in Cass. n. 854/00, cit.: "la risoluzione del rapporto di compravendita chiesta ed ottenuta autonomamente dall'utilizzatore il quale consegua la restituzione del prezzo e il risarcimento del danno pregiudicherebbe la condizione del concedente; questi oltre ad essere privato della garanzia rappresentata dalla proprieta' del bene rischierebbe anche di non ricevere i canoni essendo venuta meno con la cessazione del godimento del bene la causa della contrapposta obbligazione dell'utilizzatore di pagare i canoni") configurano, a tutela di quest'ultimo ed a garanzia della utilita' della sentenza, una fattispecie di litisconsorzio necessario che ne permetta la partecipazione al giudizio.

Cass. 5125/04 cit. estende poi il litisconsorzio necessario anche ad altre ipotesi di azione diretta dell'utilizzatore, il quale "pur senza richiedere la risoluzione del contratto di leasing, agisca con altra azione contrattuale nei confronti del fornitore per fare valere, come nella specie, il diritto alla riduzione del prezzo della fornitura: anche in questo caso, infatti, la decisione della causa, per gli effetti che essa inevitabilmente e' destinata a produrre sia nel rapporto tra fornitore e concedente e sia nel rapporto incrociato e logicamente dipendente tra concedente ed utilizzatore, sarebbe data inutiliter senza la partecipazione al giudizio del concedente".

Altro elemento di riflessione, richiamato anche in talune delle su citate pronunce della S.C., e' dato dalla Legge 14 luglio 1993, n. 259 di ratifica ed esecuzione della convenzione UNIDROIT sul leasing finanziario internazionale fatta ad Ottawa il 28 maggio 1988; legge nel caso concreto non applicabile (difettando il rapporto di leasing dedotto in giudizio di elementi di estraneita' rispetto all'ordinamento nazionale), e purtuttavia utile - tanto piu' nell'assenza di una disciplina positiva interna - nella ricostruzione interpretativa dell'istituto.

L'articolo 10 di tale legge stabilisce che: "1. - Gli obblighi del fornitore in base al contratto di fornitura potranno essere fatti valere anche dall'utilizzatore come se egli stesso fosse parte di tale contratto e come se il bene gli dovesse essere fornito direttamente. Tuttavia il fornitore non sara' responsabile nei confronti sia del concedente che dell'utilizzatore per il medesimo danno. 2. - Questo articolo non da' tuttavia diritto all'utilizzatore di risolvere o annullare il contratto di fornitura senza il consenso del concedente".

Questa disposizione avvalora la soluzione che esclude la legittimazione diretta dell'utilizzatore all'azione di risoluzione contrattuale nei confronti del venditore, ma va tenuto presente che tale esclusione e' qui abbinata - nell'ambito di una configurazione dell'istituto che vuoi rimarcare, non lo sdoppiamento, ma la compattezza giuridica e di causa negoziale dell'intero rapporto - ad un diverso regime di ripartizione del rischio di fornitura (di assai maggior tutela dell'utilizzatore rispetto al diritto interno); non scevro dalla possibilita' di un ingresso del concedente nel rapporto di fornitura inadempiuto, posto che (articolo 12, comma 1): - (lettera a) viene attribuito all'utilizzatore il diritto, nei confronti del concedente, di rifiutare il bene o di risolvere il contratto di leasing qualora il bene non venga consegnato, venga consegnato in ritardo o non sia conforme al contratto di fornitura; - (lettera b) si stabilisce che "il concedente ha il diritto di rimediare al suo inadempimento all'obbligo di consegnare il bene in conformita' al contratto di fornitura, come se l'utilizzatore avesse convenuto l'acquisto del bene dal concedente, alle stesse condizioni stabilite dal contratto di fornitura".

La' dove, nel diritto interno, il problema dell'azione diretta dell'utilizzatore nei confronti del fornitore per la risoluzione del contratto si pone proprio perche' e' al primo preclusa la possibilita' di ottenere la risoluzione del contratto di leasing per questioni inerenti alla cosa; cosi' come gli e' preclusa la possibilita' di far valere nei confronti del concedente l'inadempimento del fornitore.

p.3.3 L'8 ottobre 2008 e' intervenuta la sentenza n. 24772 delle SSUU, la cui massima recita: "In tema di azioni esercitabili dal mandante nell'ipotesi di mandato senza rappresentanza, il sistema normativo e' imperniato sul rapporto regola-eccezione, nel senso che, secondo la regola generale (articolo 1705 c.c., comma 1), il mandatario acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, che non hanno alcun rapporto con il mandante, mentre costituiscono eccezioni le disposizioni, tanto sostanziali quanto processuali, che prevedono l'immediata reclamabilita' del diritto (di credito o reale) da parte del mandante, con conseguente necessita' di stretta interpretazione di queste ultime e dell'esclusione di qualunque integrazione di tipo analogico o estensivo, nell'ottica della tutela della posizione del terzo contraente. Ne deriva che l'espressione "diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato" (articolo 1705 c.c., comma 2), che accorda al mandante pretese dirette nei confronti del terzo contraente, va circoscritta all'esercizio dei diritti sostanziali acquistati dal mandatario, rimanendo escluse le azioni poste a loro tutela (annullamento, risoluzione, rescissione, risarcimento del danno)". Questa decisione non e' stata emessa in materia di leasing (si controverteva in quella sede di un contratto preliminare di compravendita di un edificio da ristrutturare, per il quale le parti avevano stipulato un finanziamento per l'acquisto ed i lavori di recupero); ancorche' a quest'ultimo si faccia incidentalmente cenno - rievocando il contrasto giurisprudenziale - nel menzionare la su richiamata sentenza n. 17145 del 27 luglio 2006, quale espressione dell'orientamento (fino ad allora maggioritario, ma poi disatteso nella decisione) per cui la legittimazione del mandante a far valere di fronte ai terzi, in via diretta, i diritti di credito sorti in testa al mandatario non costituisce eccezione alla regola, bensi' "conseguenza del suo integrale subingresso nella posizione contrattuale del mandatario, merce una vera e propria modificazione soggettiva del rapporto".

L'estraneita' della pronuncia alla specifica materia della locazione finanziaria non autorizza, tuttavia, a prescindere da essa nel discernimento del caso di specie.

Cio' perche' le SSUU affrontano in termini ampi e generali tutti gli aspetti della legittimazione sostitutiva del mandante, cosi' come desumibili dall'articolo 1705 cit., comma 2; sicche' quanto cosi' statuito non puo' non riverberarsi anche sulla sorte delle azioni proponibili dall'utilizzatore-mandante nei confronti del fornitore-terzo nell'ambito della disciplina speciale del leasing. Vieppiu' considerando che, come si e' anticipato, l'ormai consolidato abbandono giurisprudenziale della categoria del contratto plurilaterale, a favore del collegamento negoziale con scissione di piani e posizioni, ha fatto si' che l'articolo 1705, comma 2 diventasse, per cosi' dire, il passaggio obbligato comunemente invocato per normativamente giustificare e definire, anche nella locazione finanziaria, le azioni contrattuali esperibili in via diretta dall'utilizzatore.

Senonche', la meccanica applicazione al leasing di quanto affermato dalle SSUU indurrebbe in sostanza a negare a tutto campo - in forza di una regola che non potrebbe trovare eccezione in una inesistente disposizione legislativa di deroga, quanto soltanto nel diverso accordo delle parti - la legittimazione diretta dell'utilizzatore; e cio', a rigore, anche con riguardo a quelle azioni (diverse dalla risoluzione del contratto) che, pure, la giurisprudenza di legittimita' ha finora per lo piu' ammesso; ritenendo bastevole, alla proposizione di un'azione contrattuale di compravendita ad opera di chi non e' parte di tale contratto, il solo nesso rappresentato dal collegamento negoziale.

Vi e' pero' da dubitare che l'applicazione nella specie di quanto stabilito in via generale dalle SSUU - in ordine all'attribuzione al mandante dei diritti, ma non delle azioni - possa dare compiutamente conto delle peculiarita' del leasing, e della stessa sua perfetta sussumibilita' nella disciplina del mandato senza rappresentanza di cui all'articolo 1705, comma 2, e norme correlate (pure prese in considerazione dalle SSUU ad ulteriore riscontro dell'interpretazione adottata).

Basterebbe richiamare la prima parte del secondo comma dell'articolo in esame, per evidenziare come l'utilizzatore-mandante, lungi dal non avere alcuna relazione con il fornitore-terzo, gestisca in prima persona e fin dall'inizio il rapporto di fornitura, stabilendone discrezionalmente le condizioni. Ma anche il regime degli acquisti del mandatario, ex articolo 1706, poco o nulla si attaglia alla locazione finanziaria, nella quale il passaggio delle cose alla proprieta' del mandante non avviene (se avviene) per rivendica (cose mobili) o per obbligo di ritrasferimento (immobili e mobili registrati), ma per esercizio del riscatto.

Soprattutto, lontana dalle peculiarita' del leasing appare la vera ratio ispiratrice della decisione delle SSUU; che non riposa nella tutela del mandante, e nemmeno in quella del mandatario, ma del terzo.

Si osserva infatti nella decisione in esame che l'attribuzione al mandante della legittimazione diretta ad agire in giudizio ex contractu nei confronti del terzo - nella qualita' che gli deriverebbe dalla titolarita' della posizione sostanziale conseguente al trasferimento a lui dei diritti negoziali conseguiti per suo conto dal mandatario - esporrebbe il terzo a pretese non previste ne' prevedibili, in quanto provenienti da un soggetto estraneo al rapporto (anche con quanto ne conseguirebbe, in presenza di azione risarcitoria, sulla prevedibilita' del danno ex articolo 1225 c.c.); "salvo non voler ipotizzare una surreale condizione non espressa da ritenersi immanente ad ogni convenzione negoziale, in ossequio alla quale ciascuna delle parti potrebbe o addirittura dovrebbe prospettarsi la possibilita' che dietro ogni negozio traslativo possa celarsi un rapporto di mandato".

Si aggiunge che all'accoglimento della tesi dell'azione diretta (nel caso esaminato dalle SSUU, per effetto del trasferimento automatico degli effetti negoziali; ma nel leasing, potrebbe sostenersi, per effetto del collegamento negoziale) si frappone un ostacolo insuperabile: "quello che vede totalmente pretermessa l'analisi della posizione contrattuale del terzo. Se, nell'ottica del rapporto mandante/mandatario, la rilevanza sostanziale dell'interesse puo' far premio sulla titolarita' (soltanto) formale (oltre che "istantanea") del mandatario, non puo' per converso trascurarsi che il terzo, nel contrattare con quest'ultimo (e soltanto con quest'ultimo), ripone un legittimo affidamento nel fatto che tutte le vicende successive al contratto, sul piano della fisiologia come della patologia degli effetti, andranno a dipanarsi tra esse parti, senza alcun intervento ipotetico di terzi-mandanti (in assenza di un suo espresso consenso)".

In definitiva, cio' che osta all'accoglimento della tesi ammissiva della legittimazione diretta da parte del soggetto, il mandante, che pure ha acquisito i diritti negoziali e ne puo' fruire in quanto titolare sostanziale, e' la preclusione a configurare nella specie - in pregiudizio del terzo ed in violazione dell'articolo 1406 c.c. - una cessione al mandante "dell'intera posizione contrattuale formalmente costituitasi in capo al mandatario (...) senza consenso del contraente ceduto".

Orbene, si tratta di un ostacolo che, nella locazione finanziaria, non sembra abbia ragione di esistere; dal momento che in essa il rapporto (ancorche' non unitario) viene purtuttavia ad instaurarsi ed a svolgersi nella piena consapevolezza e volonta' di tutti e tre i contraenti; certamente incluso il venditore. Sicche' non vi sarebbe motivo di parlare di cessione contrattuale senza consenso del contraente ceduto, ma soltanto di esposizione del terzo (anche senza una specifica previsione pattizia) ad una legittimazione non soltanto non aliena, ma addirittura coessenziale al contratto da lui stipulato.

p. 3.4 Va detto che la pronuncia delle SSUU non esprime un principio assoluto, quanto un rapporto di regola/eccezione (sebbene improntato a dichiarato rigore nell'escludere ogni applicazione analogica o estensiva che conduca ad un risultato operativo diverso da quello indicato); con la conseguenza che sarebbe pur sempre possibile argomentare l'inclusione del leasing, in quanto ipotesi eccezionale, nella sfera (derogativa) della legittimazione sostanziale e processuale diretta dell'utilizzatore-mandante. Nemmeno questa soluzione, ove praticabile, risolverebbe pero' tutti i dubbi; giacche', quand'anche ammessa l'eccezione, resta da stabilire quali azioni contrattuali siano direttamente proponibili da quest'ultimo e, segnatamente, se sia proponibile anche l'azione di risoluzione della compravendita, per l'inadempimento del venditore (ovvero se quest'ultima debba essere ritenuta eccezione di eccezione e, per cio' solo, rientrare nella regola-base della non legittimazione).

Volendo mantenere il problema nel solco dell'articolo 1705 c.c., si pone poi la questione se quest'ultima azione possa essere esclusa in quanto pregiudizievole ai diritti attribuiti al mandatario dalle disposizioni degli articoli che seguono.

Questione a sua volta necessitante di un'opera di adattamento forzoso del mandato alle peculiarita' del leasing. Nel quale e' conseguenza naturale del collegamento negoziale che si tengano a mente, contemperandole, le esigenze di tutela non soltanto del concedente, ma anche dell'utilizzatore, il quale potrebbe volersi avvalere della risoluzione della compravendita per inadempimento del venditore (comportante l'indisponibilita' della cosa ed il venir meno della causa concreta del negozio) quale ragione giustificativa di sospensione del pagamento dei canoni della locazione finanziaria e, anzi, senz'altro di scioglimento di quest'ultimo rapporto; che e' poi lo stesso risultato pratico che, per opposti motivi, esclude che il concedente possa avere interesse a proporre - lui medesimo - l'azione di risoluzione che gli competerebbe come (oltre che proprietario del bene) controparte contrattuale diretta del venditore inadempiente. Rileva, in merito, quando affermato da questa corte in ordine alla fattispecie limitrofa di collegamento negoziale tra compravendita e mutuo (di scopo) finalizzato all'acquisto; secondo cui, in ipotesi di risoluzione della vendita per inadempimento del venditore, "l'obbligo di restituzione al mutuante della somma ricevuta grava sul venditore e non sul mutuatario"; e cio' in correlazione al venir meno, in tale evenienza, dello scopo del contratto di mutuo (Cass. n. 12454 del 19/07/2012; Cass. n. 3589 del 16/02/2010). A fortiori, d'altra parte, la risoluzione della vendita potrebbe fondare lo scioglimento del rapporto di locazione finanziaria allorquando si voglia valorizzare nel leasing una funzione che, nello scopo di mettere la cosa nell'effettiva e perdurante disponibilita' dell'utilizzatore, non potrebbe essere esclusivamente finanziaria, ma anche di scambio.

Sul piano processuale, infine, quanto affermato - nel farsi carico della tutela del concedente e della opponibilita' nei suoi confronti della sentenza - da Cass. nn. 5125/04 e 854/00 cit. non pare del tutto risolutivo, dal momento che il litisconsorzio opera, a valle, nel processo e non sul contratto. Sicche' la sola partecipazione alla lite del concedente (quand'anche la si ritenesse necessaria) nulla sarebbe in grado di dire sui diritti contrattuali che, nel processo cosi' soggettivamente esteso, possono trovare deduzione e riconoscimento.

In tale situazione si ritiene che possa dunque ricorrere l'opportunita' di un intervento chiarificatore sistematico delle SSUU in ordine ad una questione di massima di particolare importanza.

Concernente - con riguardo ai presupposti sostanziali e processuali di applicazione dell'articolo 1705 c.c., comma 2, alla locazione finanziaria - le azioni direttamente proponibili dall'utilizzatore nei confronti del venditore e, segnatamente, quella di risoluzione della vendita per inadempimento di quest'ultimo.

P.Q.M.

- V.to l'articolo 374 c.p.c.;

rimette gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

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cassazione 17597 2014
« Risposta #2 il: 16 Mar 2015, 18:48 »
grazie mille! :)

 

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