Autore Topic: C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09  (Letto 5275 volte)

nigripennis

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    se fossi un cioccolatino, sarei un boero
C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09
« il: 10 Nov 2014, 16:03 »
cerco C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09 per esteso
(massima cellò)

grazie

:D



lupuscanis

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C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09
« Risposta #1 il: 10 Nov 2014, 16:08 »
io non l'ho manco massimata

nigripennis

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C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09
« Risposta #2 il: 10 Nov 2014, 16:40 »
(è quella famosa sul riporto a bilancio condominiale dei debiti pregressi oltre l'anno in corso e il precedente)

jack1979

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C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09
« Risposta #3 il: 10 Nov 2014, 16:43 »
Ah, sì... quella che è una cag@ta pazzesca, mi pare... :wink:

Ziomaicol

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C. Appello Genova n. 513 del 11/05/09
« Risposta #4 il: 10 Nov 2014, 16:51 »
Nigri a me da questa, credo che sia lei anche se dalla data della sentenza a quella del deposito passano più di 2 anni......


"REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte di Appello di Genova

Sezione Seconda Civile

composta dai Magistrati

Dott. Virginia Sangiuolo - Presidente

Dott. Francesco Sorrentino - Consigliere

Dott. Elisabetta Vidali - Consigliere rel.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 1331/03 del RG

tra

S.G. - rappresentato e difeso dall'avv.to Francesco Marchetti di La Spezia ed elettivamente domiciliato in Genova Via XX Settembre 4 presso l'avv.to Franco Mazzoni come da mandato in atti

APPELLANTE

e

CONDOMINIO VIA G. B. D.N. 23 A-B di La S. in persona dell'amministratore pro tempore Geom. M.G., elettivamente domiciliato in Genova Via Palestro 18 presso e nello studio dell'avv.to Anna Maria Biundo come da mandato in atti

APPELLATO

E

M.M. - rappresentato e difeso dall'avv.to Andrea Amati del Foro di La Spezia procuratore domiciliato per legge presso la cancelleria civile e centrale di questa Corte

APPELLATO

Svolgimento del processo

Con rituale ricorso il condominio di via G. de Nobili 23 A/B otteneva decreto ingiuntivo dal Presidente del Tribunale di La Spezia per il pagamento della somma di L. 6.722.126 oltre interessi e spese nei confronti del condomino S.G..

Con atto di citazione in opposizione del 15-6-1999 questi conveniva in giudizio il condominio chiedendo la revoca del decreto per insussistenza dei presupposti di cui all'articolo 63 disp. att. c.c., adducendo diversi motivi.

Relativamente ai presunti crediti di cui al consuntivo dell'anno precedente, rilevava infatti il S. come l'assemblea fosse priva del potere di approvarli, e relativamente alla gestione 1997-1998 come invece andassero riconteggiate le quote da lui dovute e gli acconti versati, in quanto gli risultava già avvenuto un pagamento parziale delle somme dovute in base al preventivo spese 1998-1999 .

Rilevava infine come anche dovesse operare la compensazione del residuo da lui dovuto con un credito relativo a somme dallo stesso corrisposte in eccedenza negli anni precedenti.

Il condominio convenuto si costituiva contestando l'addebito, e rilevando che il consuntivo era stato legittimamente approvato dall'assemblea, e che l'attore non potesse far valere la sua posizione debitoria in sede di opposizione, eccependo in compensazione importi erroneamente corrisposti negli anni precedenti, non avendo provveduto ad impugnare tempestivamente le relative delibere di approvazione.

Si costituiva indi, a seguito di chiamata in garanzia da parte del condominio, anche l'amministratore uscente dello stesso, M.M., sostenendo di avere sempre sottoposto all'assemblea la ripartizione delle spese, dando atto dei pagamenti ricevuti ed indicando correttamente al nuovo amministratore il credito vantato dal condominio nei confronti del S..

Con sentenza del 1 luglio 2002 il Tribunale di La Spezia rigettava l'opposizione confermando il decreto ingiuntivo opposto, e condannava l'opponente a rifondere al condominio le spese di giudizio.

Avverso tale decisione proponeva appello il soccombente adducendo diversi motivi di gravame .

Si costituiva il condominio appellato, chiedendo a sua volta il rigetto del gravame .

Indi, a seguito di sostituzione del giudice relatore, la causa veniva assegnata in decisione sulle conclusioni prese all'udienza del 10-2- 2009 .

Motivi della decisione

Rilevava il giudice di primo grado che le somme indicate come saldi iniziali nel consuntivo in oggetto, relative, tra l'altro, al credito vantato dal condominio nei confronti dell'attore per spese relative ai precedenti esercizi, risultassero inserite ed approvate in un consuntivo regolarmente approvato dall'assemblea, formandone ormai parte integrante. L'opponente avrebbe perciò dovuto tempestivamente impugnare le delibere di approvazione dei relativi rendiconti secondo le modalità di cui all'articolo 1137 c.c..

Inoltre, il condomino non aveva fornito alcuna prova in ordine al pagamento delle spese di gestione degli anni 1997-1998, rinunciando implicitamente a dedurre prove sul punto. Da detta carenza istruttoria derivava anche l'impossibilità di considerare dimostrata la corresponsione di acconti per il preventivo anni 1998-1999, non essendo sufficiente a tal fine la produzione effettuata di semplici fotocopie di assegni. Non riteneva, pertanto, provato l'avvenuto pagamento, così come, analogamente, riteneva mancasse la prova della compensazione con i versamenti erroneamente effettuati in eccesso a favore del condominio negli anni 1994-1997, credito che contrastava con i bilanci incorporati nelle delibere condominiali, che non erano state fatte oggetto di impugnativa da parte dell'opponente stesso.

Quanto alla chiamata in garanzia del precedente amministratore, riteneva il primo giudice che l'accertamento della consegna dei documenti giustificativi dei saldi iniziali, relativi alle spese sostenute dal condominio a tutto il 21 dicembre 1997, costituisse questione di merito, e che essa era stata fatta, pertanto, correttamente oggetto di giudizio, onde le spese del chiamato, in ossequio al principio della soccombenza, dovevano essere poste a carico dell'opponente.

Col primo motivo di censura lamenta l'appellante che fosse stata erroneamente compresa nel rendiconto delle spese anche la somma di Lit 3.555.412, denominata saldo iniziale a vostro debito, in quanto tale importo non rappresentava né le spese approvate, né la ripartizione delle stesse, corrispondenti alle unità immobiliari del S..

Si trattava, infatti, del risultato di pretesi conteggi effettuati unilateralmente dall'amministratore tra il dare e l'avere di ciascun condominio, e non rappresentava perciò né una corretta indicazione di spesa, né una ripartizione della stessa.

Sostiene perciò che tale dato, pur se approvato dall'assemblea, non sia giuridicamente rilevante, perché oggetto di una delibera nulla, adottata da una assemblea che non aveva alcun potere in merito. L'amministratore, infatti, potrebbe ottenere decreto ingiuntivo per la riscossione dei contributi solo in base allo stato di ripartizione delle spese approvate dall'assemblea, quali quote conteggiate ex articolo 1123 c.c..

Con ulteriore motivo contesta l'asserzione secondo cui l'inserimento e l'approvazione di spese in un consuntivo regolarmente approvato dall'assemblea formerebbe parte integrante della relativa deliberazione, in quanto ciò potrebbe avvenire solo per le spese effettivamente approvate, con relative ripartizioni, ma non per la mera indicazione di saldi attivi o passivi.

Rileva la difesa del condominio, per parte sua, che l'assemblea condominiale aveva semplicemente preso atto, dalle risultanze dei rendiconti, del mancato adempimento di una obbligazione da parte di un condomino, obbligazione sorta da una precedente delibera, e l'aveva ratificata con l'approvazione del nuovo rendiconto e relativo riparto.

Rileva altresì come i condomini possano impugnare la deliberazione che approva il rendiconto nel termine di 30 giorni e che, nel caso in cui il rendiconto venga approvato, il singolo condomino non potrebbe rivolgere censure all'operato dell'amministratore, ma soltanto impugnare la delibera, e non per ragioni di merito, bensì di mera legittimità.

Se dunque il S. avesse voluto far valere errori nella valutazione del rendiconto e del riparto, avrebbe dovuto impugnare il relativo deliberato nei termini di cui all'articolo 1137 c.c..

Ed allora, non risultavano rientrare in questa ipotesi le contestazioni mosse dall'appellante, nè sarebbe consentito ad un condomino pretermettere sistematicamente i deliberati di approvazione del rendiconto e formulare un proprio calcolo di quanto dovuto, introducendo così un contenzioso personale tra sé e l'amministratore.

La difesa di M.M.C., terzo chiamato, insiste per parte sua per la dichiarazione di inesistenza della notifica dell'atto di citazione in appello, e dunque per la dichiarazione di nullità del giudizio di appello, in quanto esso era stato notificato al M. il 24 settembre 2003 nel domicilio eletto presso il difensore del giudizio di primo grado, quando era decorso oltre un armo dalla pubblicazione della sentenza ( 1 luglio 2002 ).

Quanto al merito, rileva che le somme contestate dal condomino si riferivano ad esercizi per i quali i rendiconti erano stati regolarmente approvati dall'assemblea dei condomini, e non erano state oggetto di impugnazione.

Rileva inoltre come il bilancio annuale non possa non tenere conto di eventuali residui, attivi o passivi, riferibili agli anni precedenti.

Le somme riportate a debito dell' appellante, in quanto riferite a rendiconti di annualità precedenti, regolarmente approvati e mai impugnati, non potevano non essere riportati nel rendiconto oggetto dell'approvazione dell'assemblea del 9 ottobre 1998.

Anche la pretesa di compensare le somme risultanti a debito nel rendiconto approvato con altre somme in precedenza pagate andava rigettata, in quanto l'appellante non aveva fornito alcun elemento di prova che le somme indicate fossero riferibili al pagamento di quegli specifici importi a debito, piuttosto che a pagamenti effettuati al condominio per altro titolo.

Queste le argomentazioni delle parti.

Risulta prodotto agli atti il verbale dell'assemblea 18-11-97 che consta della presentazione del bilancio consuntivo 1996-1997 e del bilancio preventivo per l'esercizio 1997-1998, approvato all'unanimità, cui è allegato, unitamente al riparto, il prospetto della situazione arretrati per saldo 1996-1997.

E' parimenti prodotto il verbale dell'assemblea 9 ottobre 1998, che reca l'approvazione del consuntivo e riparto spese per il nuovo esercizio, ed approvazione preventivo con riparto e rateazione corrispondenti, con i relativi prospetti, approvato all'unanimità .

Sabastiani risulta invece aver prodotto diversi prospetti che elencano assegni versati al condominio nel corso degli anni, a partire dal 1995, nonchè un prospetto denominato estratto conto, contenente l'elencazione delle somme versate.

Va anzitutto evidenziato in merito come in materia non occorra una indicazione analitica ed esaustiva all'assemblea di tutte le vicende che abbiano afferito alla gestione condominiale. Si è invero sul punto affermato che ( Cass. Sez.II n.1405 del 23-1-2007 9 : " In tema di condominio degli edifici, per la validità della delibera di approvazione del bilancio preventivo non è necessario che la relativa contabilità sia tenuta dall'amministratore con rigorose forme analoghe a quelle previste per i bilanci delle società, essendo invece sufficiente che essa sia idonea a rendere intellegibile ai condomini le voci di entrata e di spesa, con le quote di ripartizione; nè si richiede che queste voci siano trascritte nel verbale assembleare, ovvero siano oggetto di analitico dibattito ed esame alla stregua della documentazione giustificativa, in quanto rientra nei poteri dell'organo deliberativo la facoltà di procedere sinteticamente all'approvazione stessa, prestando fede ai dati forniti dall'amministratore alla stregua della documentazione giustificativa. Sono, pertanto, valide le deliberazioni assembleari con le quali si stabilisce che il bilancio preventivo per il nuovo esercizio sia conforme al preventivo o al consuntivo dell'esercizio precedente, in tal modo risultando determinate, per riferimento alle spese dell'anno precedente, sia la somma complessivamente stanziata, sia quella destinata alle singole voci, mentre la ripartizione fra i singoli condomini deriva automaticamente dall'applicazione delle tabelle millesimali". Ed ancora Cass. N.11526 del 13-10-1999, secondo cui " Nessuna norma codicistica detta, in tema di approvazione dei bilanci consuntivi del condominio, il principio dell'osservanza di una rigorosa sequenza temporale nell'esame dei vari rendiconti presentati dall'amministratore e relativi ai singoli periodi di esercizio in essi considerati, con la conseguenza che va ritenuta legittima la delibera assembleare che (in assenza di un esplicito divieto pattiziamente convenuto al momento della formazione del regolamento contrattuale) approvi il bilancio consuntivo senza prendere in esame la situazione finanziaria relativa al periodo precedente, atteso che i criteri di semplicità e snellezza che presiedono alle vicende dell'amministrazione condominiale consentono, senza concreti pregiudizi per la collettività dei comproprietari, finanche la possibilità di regolarizzazione successiva delle eventuali omissioni nell'approvazione dei rendiconti".

Ciò posto circa la portata indicativa dei documenti sottoposti all'attenzione dell'assemblea, ritiene l'appellante che l'indicazione dei saldi precedenti non possa intendersi inserita come legittima voce di spesa, ma come un conteggio intercorso tra l'amministratore, che lo ha predisposto unilateralmente, ed il singolo condomino, su cui, perciò, l'assemblea non avrebbe alcuna facoltà deliberativa.

In altre parole, all'approvazione dei c.d. saldi non si potrebbe conferire quel valore di obbligatorietà proprio delle delibere assembleari, vigenti nei confronti di tutti i condomini ex art. 1137 c.c. .

A ben vedere, però, le somme riportate sotto questa voce, lungi dall'essere conteggi tra il singolo condomino e l'amministratore, quasi alla strega di conti privati, corrispondono, nel caso, ad una effettiva posta di debito nei confronti del condominio, per le spese che la stessa assemblea ha già approvato e ripartito per gli esercizi precedenti.

In questo senso, seppure non sia generalmente sufficiente la mera sottoscrizione del nuovo amministratore in calce al verbale di passaggio delle consegne, in cui sia stata verificata l'esistenza di anticipazioni nei confronti di un condomino, di contro il credito di cui il nuovo amministratore dà atto, proprio in forza di quanto risultante dai conteggi dell'amministratore precedente, trova in realtà riconoscimento e fondamento non già nella avvenuta consegna della documentazione, bensì nelle statuizioni dell'assemblea condominiale che le ha precedentemente approvate.

Ove, infatti, le indicazioni dell'amministratore siano state recepite in un deliberato assembleare, al condomino che intenda contestare tali risultanze resta, come unico mezzo valido, quello dell'impugnazione della delibera.

In particolare, detta contestazione potrà riguardare il verbale della delibera assembleare, ma non può estendersi alla nullità o annullabilità della stessa che abbia ad oggetto l'approvazione delle spese condominiali, le quali dovranno invece essere fatte valere separatamente attraverso l'impugnazione di cui all'articolo 1137 c.c. ( vedi Cass. Sez. II n.10427/2000 ).

E dunque il conteggio fra il singolo e l'amministratore, seppure predisposto da quest'ultimo, diviene atto proprio del condominio, una volta approvato dall'assemblea. Ne consegue così che i saldi degli esercizi precedenti rientrino a far parte integrante di quel rendiconto che, se contestato dal singolo condomino, dovrà essere impugnato nei termini di cui all'articolo 1137 c.c..

Si è invero espressa nel senso che il condomino dissenziente non possa che impugnare le singole deliberazioni in tema di spesa, la stessa S.C. ( vedi Cass. Sez. II n.3747 /1994 "Per il disposto degli artt. 1135 e 1137 cod. civ. la deliberazione dell'assemblea condominiale che approva il rendiconto annuale dell'amministratore può essere impugnata dai condomini assenti e dissenzienti nel termine stabilito dall'art. 1137 comma terzo cod. civ. non per ragioni di merito, ma solo per ragioni di mera legittimità, restando esclusa una diversa forma di invalidazione ex art. 1418 cod. civ., non essendo consentito al singolo condomino rimettere in discussione i provvedimenti adottati dalla maggioranza se non nella forma dell'impugnazione della delibera").

In assenza di qualsiasi prova circa l'avvenuta rituale impugnazione delle correlative delibere, la domanda appare infondate ed il gravame va rigettato.

Quanto, infine, alla nullità eccepita dal terzo chiamato, effettivamente, decorso un anno dalla pubblicazione della sentenza, la notifica al difensore costituito nel giudizio di primo grado costituisce una nullità, seppure sanabile ai sensi dell'articolo 160 c.p.c., ( vedi Sez. Un. N.2197/2006 "Nei giudizi di impugnazione, la notificazione dell'atto di integrazione del contraddittorio in cause inscindibili ai sensi dell'art. 331 cod. proc. civ., qualora sia decorso oltre un anno dalla data di pubblicazione della sentenza, deve essere effettuata alla parte personalmente e non già al procuratore costituito davanti al giudice che ha emesso la sentenza impugnata.Tuttavia la notificazione fatta al procuratore, integrando una mera violazione della prescrizione in tema di forma, e non già l'impossibilità di riconoscere nell'atto la rispondenza al modello legale della sua categoria, dà luogo a una nullità sanabile, ai sensi dell'art. 160 cod. proc. civ., con conseguente operatività dei rimedi della rinnovazione (artt. 162, 291 cod. proc. civ.) o della sanatoria (artt. 156, terzo comma, 157,164 cod. proc. civ.)".

Nel caso, l'impugnazione risulta notificata al M. il 24 settembre 2003 nel domicilio eletto presso il difensore del giudizio di primo grado, quando era decorso oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza ( 1 luglio 2002 ).

Tale irritualità della notifica, tempestivamente eccepita e non sanata importa, trattandosi di causa inscindibile per il M., la cui posizione non può ritenersi scindibile da quella del condominio che lo ha chiamato, e ad esso nella sostanza anche assimilabile, l'inammissibilità del gravame nei suoi confronti .

Le spese, infine, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte , definitivamente pronunziando :

- Respinge l'appello proposto;

-Dichiara l'inammissibilità dell'appello proposto nei confronti di M.M. ;

- Condanna S.G. rifondere al condominio di via G.B. Nobili 23 A -B di La Spezia le spese di lite di questo grado, liquidate in Euro 50,00 per spese, Euro 900,00 per diritti, Euro 2.000,00 per onorai , oltre spese generali, iva e cpa .

Così deciso in Genova, il 5 maggio 2009.

Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2011.
"

nigripennis

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« Risposta #5 il: 10 Nov 2014, 16:51 »
bhe.
non sei collaborativo però!

Ziomaicol

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« Risposta #6 il: 10 Nov 2014, 16:56 »
Immagino ti riferissi al buon jack...

jack1979

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« Risposta #7 il: 10 Nov 2014, 16:58 »
Bravissimo zio, è quella: sei proprio non collaborativo... :D

(Sì, è una cag@ta pazzesca, senza dubbio: mo' che le ho dato uno sguardo, ne sono ancora più convinto... priva di qualunque significato il nonmiricordochenumero delle att. cc, in tema di spese addebitabili al condomino).

nigripennis

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« Risposta #8 il: 10 Nov 2014, 16:58 »
sisi!
grazie ziomaichi

 

[Dubbio scemo] Primo grado, appello, cassazione...

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